Oleodotto Dakota Access, scontri tra polizia e indiani “difensori delle acque” (VIDEO e FOTOGALLERY)

Più di 80 persone spruzzate con lo spray al peperoncino e arrestate

[24 ottobre 2016]

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Nella lingua Lakota “Mni Wiconi” significa  “l’acqua è vita” ed è diventato un grido di battaglia di migliaia di persone provenienti da tutti gli Usa e dal Canada che si sono unite alla protesta dei sioux contro l’oleodotto Dakota Access in costruzione nel North Dakota. Ma nel South Dakota, queste di parole lakota hanno un significato più pratico, oltre a quello spirituale che hanno assunto negli ultimi mesi per i manifestanti guidati dai nativi americani guidati che si definiscono “protettori delle acque”: Mni Wiconi è anche il nome del Mni Wiconi Rural Water Supply System, un sistema idrico di proprietà della tribù Oglala Sioux, che si estende lungo 50 miglia e per 4.200 miglia di tubazioni  nell’area occidentale del South Dakota, che inizia al punto di captazione nella diga di  Oahe e termina nella riserva indiana di Pine Ridge e che ogni giorno fornisce milioni di litri di acqua potabile proveniente dal fiume Missouri a 55.000 persone in 11 contee, compresi 21.500 membri della tribù Sioux e ad altre comunità non tribali come Fort Pierre, Murdo, Kadoka, Muro, Phillip, e Midland.

Le preoccupazioni per la sicurezza dell’approvvigionamento idrico non è il motivo principale per cui centinaia di nativi americani sono accampati lungo le rive del Missouri a Cannon Ball e il 22 ottobre si sono nuovamente scontrati con la polizia che li ha attaccati spruzzando spray al peperoncino e arrestandone un’ottantina, gli indiani tengono più che mai viva una protesta iniziata a primavera e che è crescita esponenzialmente in tutto il Paese contro un oleodotto della compagnia texana Energy Transfer Partners che attraverserebbe le loro terre, distruggendo siti culturali e sacri dei nativi. Ma sempre più manifestanti dicono che stanno combattendo che, se si prendono in considerazione tutti i sistemi idrici del fiume Missouri, riguarda circa un quarto della popolazione dello Stato.

Gli arresti del 22 ottobre sono avvenuti dopo uno scontro a cui hanno partecipato circa 300 manifestanti e che, secondo l’ufficio dello sceriffo Rob Keller, è iniziato alle 5,20 ora locale ed è durato ben 5 ore nll’area dove si incontrano i fiumi Missouri e Cannonball.

Le forze dell’ordine dicono di aver deciso di utilizzare lo spray al peperoncino  quando i manifestanti guidati dalla tribù Standing Rock Sioux hanno cercato di oltrepassare i reticolati che delimitano il cantiere della Energy Transfer Partners e tutto è cominciato quando un poliziotto ha spruzzato lo spay al peperoncino in faccia a un manifestante disarmato, accecandolo per diversi minuti. Secondo lo sceriffo della contea di Morto, Kyle Kirchmeier,  gli scontri di sabato dimostrano «che questa protesta non è pacifica e legale». Gli scontri tra indiani a polizia hanno bloccato la strada statale, che poi è stata riaperta.

Kirchmeier  accusa: «Questa protesta è stata intenzionalmente coordinata e pianificata da dal agitatori con il preciso intento di impegnarsi in attività illegali». In realtà 4 degli arrestati avevano semplicemente fatto quello che molti attivisti ambientali fanno in tutto il mondo  che i sioux avevano già fatto nelle manifestazioni precedenti: avevano cercato di incatenarsi ai macchinari per il movimento terra e di bloccarli, ma le accuse contro di loro parlano addirittura di “sommossa”.

Uno dei leader dei manifestanti, Mark K. Tilsen Jr. di Pine Ridge, ha detto che «E’ davvero un insulto che abbiano scelto la parola “Dakota” come nome della loro pipeline: in Lakota “Dakota”, significa “gli alleati”, “buoni amici”. In nessun modo questa company ha agito in buona fede, ha agito come un alleato o un amico, con qualsiasi tribù o una qualsiasi delle comunità tributarie della condotta Mni Wiconi e che bevono quest’acqua».

Anche Frank “Papa” Means, che è stato il primo direttore del Mni Wiconi Rural Water Supply System  si oppone al Dakota Access che vede  come una minaccia al sistema idrico rurale che ha contribuito a costruire: «Energy Transfer Partners. non ha consultato i gestori del sistema di Mni Wiconi quando ha deciso di far passare l’oleodotto sotto il fiume Missouri. Sono contro ogni tipo di tubazione o sviluppo che sconvolga l nostro equilibrio con Madre Natura. Ma io sono solo un piccolo indiano di quaggiù. Ci sono interessi particolari là fuori che sono abbastanza potenti. Spingono le persone proprio fuori strada e lo fanno che ci piaccia o no».

I manifestanti che si sono nuovamente scontrati con poliziotti e vigilantes della Energy Transfer Partners temono anche gli effetti devastanti che un incidente all’oleodotto o una fuoriuscita di petrolio avrebbero sul  fiume Missouri che rifornisce acqua a tutto il Suoth  Dakota: a Pine Ridge, Lower Brule e Rosebud e alle trivbù sioux di Standing Rock, Cheyenne River, Crow Creek, Yankton, e Sisseton.  Ma l’importanza della Missiouri come fonte di acqua potabile è ancora più grande: secondo la South Dakota association of rural water systems, 18 sistemi idrici rurali dello Stato pompano l’acqua del Missouri e il  South Dakota department of environment and natural resources dice che in tutto il fiume fornisce acqua potabile a più di 200.000 persone in 113 comunità e alle imprese nel South Dakota. Per questo molti manifestanti come Tilsen dicono che la resistenza contro l’oleodotto  Dakota Access «Non è una cosa dei nativi americani. In caso di rottura degli oleodotti e di contaminazione del fiume Missouri, i nativi americani non saranno gli unici colpiti. Alcuni di noi si chiedono il motivo per cui le comunità bianche finora non abbiano dimostrato un grande sostegno – ha detto  Tilsen – Io non credo che sia tratti di razzismo. Penso che sia la mancanza di conoscenza. Non credo si rendano conto che il loro modo di vita è in pericolo e che la loro acqua è in pericolo. Abbiamo visto più sostegno da parte di indiani migliaia che vivono a centinaia di miglia di distanza che da parte dei bianchi del South Dakota, dagli allevatori e dagli agricoltori del South Dakota. Non siamo pazzi. Lor devono solo sapere che questo è quel che è a rischio».

La costruzione del sistema idrico Mni Wiconi è stata avviata grazie a una legge del Congresso Usa del 1988, ed è iniziata nel 1992 e da allora  le tribù sioux hanno cominciato ad avere un accesso all’acqua meno problematico e a condividere una risorsa preziosa con le comunità bianche. I lavori, finanziati con fondi federali, si sono conclusi solo il 30 marzo di quest’anno e sono costati circa 470 milioni di dollari. Secondo Mario Gonzalez, l’ex tribal attorney degli Oglala Sioux che ha curato le trattative per l’acquedotto con il governo federale e quello statale, «E’ stato un progetto lungimirante. Il popolo Lakota ha il sacro obbligo di proteggere le prossime sette generazioni del nostro popolo. Si differenzia da alcune delle prospettive non indiane, come quelle delle corporations, che sono alla ricerca di guadagno immediato, e non si preoccupano delle generazioni future. Pensano solo a fare un dollaro ora e lasciano che siano le future generazioni a  preoccuparsi degli effetti negativi delle loro decisioni».

Ora gli attivisti anti- Dakota access sfilano dietro il vecchio motto Lakota “l’acqua è vita” che campeggia sui loro striscioni e sulle magliette, che viene gridata nelle marce di protesta dall’Iowa fino davanti alla Casa Biancxa a Washington DC ed echeggia  nel buio tra i canti di protesta che si elevano delle tende e dai tepee nel campo di chi resiste a Oceti Sakowin lungo le rive del fiume Missouri a Cannon Ball, da dove la mattina all’alba di sabato è partita la manifestazione che si è scontrata ancora una volta con polizia e vigilantes.

 

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