I risultati di uno studio Usa

Ora il nucleare fa persino bene alla salute: «Nonostante i problemi di sicurezza abbatte i gas serra»

[31 maggio 2013]

Lo studio Prevented Mortality and Greenhouse Gas Emissions from Historical and Projected Nuclear Power, nonostante presenti teorie e dati conosciuti e più volte confutati (o forse proprio per questo), sembra destinato a far discutere molto. Pushker Kharecha e James Hansen, due ricercatori del Goddard Institute for Space Studies della Nasa e del Columbia University Earth Institute, scrivono su Environmental Science & Technology dell’American Chemical Society che «All’indomani dell’incidente del marzo 2011 alla centrale nucleare giapponese di Fukushima Daiichi, il futuro contributo dell’energia nucleare alla fornitura globale di energia è diventato un po’ incerto».

Ma Kharecha e Hansen dichiarano apertamente da subito il loro filo-nuclearismo: «Poiché l’energia nucleare è una abbondante fonte low-carbon energia base-load, potrebbe dare un grande contributo alla mitigazione del cambiamento climatico globale ed all’inquinamento atmosferico». Partendo da qui, cioè da un dato di “emissioni zero” da parte del nucleare, più volte smentito, dati sul ciclo di vita delle centrali nucleari alla mano, da studi di altri scienziati e dalle associazioni ambientaliste, i due ricercatori scrivono: «Utilizzando i dati storici di produzione, abbiamo calcolato che l’energia nucleare globale ha impedito a una media di 1,84 milioni morti legate all’inquinamento dell’aria e 64 miliardi di tonnellate di CO2 equivalenti (GtCO2-eq) di gas serra (Ghg), che sarebbero risultate dalla combustione dei combustibili fossili».

Con queste cifre i problemi di sicurezza del nucleare quindi diventerebbero secondari. Infatti, secondo lo studio, stranamente finanziato dalla Lenfest Foundation, un’istituzione privata fondata nel 2000 e che fra i suoi compiti non avrebbe quelli di studiare i benefici del nucleare ma di favorire l’educazione secondaria per gli studenti delle aree rurali della Pennsylvania, «Sulla base dei dati delle proiezioni globali che tengono conto degli effetti dell’incidente di Fukushima, troviamo che, per la metà del secolo, l’energia nucleare potrebbe impedire una media di 420.000-7.040.000 morti e 80-240 CtCo2-eq di emissioni dovute ai combustibili fossili, a seconda di quale carburante sostituisca. Al contrario, valutiamo che l’espansione incontrollata su larga scala dell’uso di gas naturale non mitigherebbe il problema del clima e causerebbe molti più morti dell’espansione dell’energia nucleare».

Invece lo studio ha calcolato che gli incidenti nelle centrali nucleari hanno causato circa 4.900 morti durante lo stesso periodo, prendendo chiaramente come riferimento le cifre più riduttive e duramente contestate da altri scienziati e dagli ambientalisti che parlano di una vera e propria rimozione degli effetti sulla salute dei disastri nucleari come Chernobyl e delle conseguenze a lungo termine per le popolazioni che vivono vicino agli impianti nucleari.

Va anche detto che Kharecha e Hansen ammettono che ci sono seri interrogativi riguardo alla sicurezza, allo smaltimento delle scorie radioattive ed all’utilizzo di materiale nucleare per le realizzare armi atomiche, ma la preoccupazione più grossa dello studio e quella che il disastro nucleare ed economico di Fukushima Daiichi (non a caso chiamato sempre “incidente”) e la tragedia umana ed ambientale che ne è seguita, possano far passare in secondo piano «I benefici dell’energia nucleare».

La tesi è la stessa che la lobby nucleare (che spesso è costituita dalle stesse multinazionali dei combustibili fossili messe sotto accusa dallo studio…) ha cominciato a riproporre a macerie nucleari di Chernobyl e di Fukushima ancora fumanti: «Se il ruolo del nucleare diminuisce in modo significativo nei prossimi 20-30 anni – ha detto Kharecha – l’ International energy agency prevede che il raggiungimento di maggiori riduzioni delle emissioni di gas serra che sono necessari per mitigare il cambiamento climatico richiederebbe “eroici impegni” nell’utilizzo delle tecnologie low-carbon emergenti, che devono ancora essere provate».

Tralasciando il fatto che per fare quello che dicono i due ricercatori statunitensi più che di un rinascimento nucleare si dovrebbe parlare di una nuclearizzazione della produzione energetica del pianeta (con il problema di trovare l’uranio ed i colossali finanziamenti pubblici necessari), alla fine si scopre quale siano i veri nemici del nucleare e la vera alternativa al suo utilizzo: le energie rinnovabili e la green economy.