Pace in Mali, i Tuareg non firmano l’accordo di Algeri: sullo sfondo il gas e il petrolio

[18 marzo 2015]

Nemmeno il team di mediatori internazionali che il 17 marzo sono andati a Kidal (Mali) è riuscito a convincere la  Coordination des mouvements de l’Azawad (Cma), la coalizione delle organizzazioni dei Tuareg del nord del Mali,  a firmare il pre-accordo firmato il primo marzo ad Algeri dal governo di Bamako e da alcuni gruppi armati. Gli uomini blu giudicano quel testo «insufficiente nella sua versione attuale» e .l’assemblée générale degli oltre 200 rappresentati dei Tuareg, alcuni dei quali rientrati a Kigali dai Paesi vicini, ha detto no ai negoziatori internazionali che chiedevano loro di  di convincere la base ad approvare l’accordo di Algeri.

I tuareg dell’ Azawad, come chiamano il nord del Mali, non solo non rinunciano al loro irredentismo che per qualche mese li portò a dichiarare l’indipendenza, ma la Cma ha rimesso in campo la questione del riconoscimento dell’Azawad se si vuole davvero garantire la sicurezza dell’area dopo che l’intervento militare francese in Mali ha costretto alla fuga le milizie jihadiste che avevano proclamato il califfato e sconfitto i tuareg dell’Azawad.

I negoziati di Algeri si stanno trasformando in un match prolungato tra i tuareg e il debolissimo governo del Mali che è ancora alle prese con la ribellione islamista che, va detto, aveva trovato in una parte dei tuareg degli alleati nel loro folle governo del nord del mali, compresa la volonterosa collaborazione nell’applicazione della Sharia, con lapidazioni, amputazioni, esecuzioni sommarie e distruzione di monumenti storici. Che ora tra coloro che invocano democrazia ci siano anche i complici di tutto ciò suona male non solo ai maliani, ma anche alla frangia più progressista dei tuareg.

Qualcuno chiede al Coordination des mouvements de l’Azawad di organizzare un referendum sul pre-accordo di Algeri, dimostrando così di tener davvero conto della loro base e di impegnarsi per la pace e l’integrità del Mali al quale comunque molti di loro dicono di appartenere.

Il problema è che i francesi, per uscire da una situazione spinosa, dopo aver sconfitto il califfato islamico si sono accordati con i gruppi ribelli a maggioranza tuareg che controllano il nord del Mali e chew il pomo della discordia con Bamako è l’autonomia dell’Azawad, la richiesta “minima” avanzata da tutti i grupopi che fanno parte del Cma. Ma sullo sfondo di tutto c’è il sottosviluppo economico e sociale del nord del Mali, ancora più povero del resto del Paese, che è in fondo alle classifiche mondiali del benessere e dello sviluppo. L’Azawad nasconde enormi giacimenti potenziali di petrolio e gas e i Tuareg temono che Bamako voglia metterci le mani sopra come ha fatto il vicino Niger (e i francesi) con le miniere di uranio in territorio tuareg.

Il dilemma dei tuareg di Kidal e del  governo di Bamako – sempre sotto la spada di Damocle dei disordini politici, della povertà e di un colpo di Stato del suo inefficiente esercito –  resta quello di riuscire a costituire un Azawad libero all’interno di un “grand Mali” unito e finalmente liberato dalla guerra civile e dalla minaccia islamista. Ma per far questo non servono certo interminabili conclavi, serve un federalismo sincero  che metta fine alla violenza e distribuisca equamente le poche risorse attuali e quelle che potrebbe nascondere il deserto del Nord Mali/Azawad. Serve che i tuareg ed il governo centrale di Bamako pensino per prima cosa al benessere dei loro popoli sfiancati dalla guerra e dalla povertà.