Nel 2014 le accuse per gli investimenti nel settore petrolifero

Panama papers, nella bufera anche il commissario Ue per il Clima e l’energia Cañete

Il nome della moglie legato a una società panamense. Dalla Commissione Ue: «Nessun conflitto d’interessi»

[6 aprile 2016]

Arias Cañete

L’inchiesta giornalistica Panama papers, deflagrata sui giornali di tutto il mondo solo pochi giorni fa, sta già terremotando la politica internazionale. Il premier islandese Sigmundur Gunnlaugsson, coinvolto nello scandalo, ha già offerto le proprie dimissioni. Il primo ministro britannico David Cameron, il cui governo ha rivendicato azioni a contrasto dell’evasione fiscale, è pesantemente bersagliato dall’opposizione da quando il nome del defunto padre Ian è apparso nella lista di coloro che avrebbero occultato al fisco dirottando finanze in paradisi fiscali: «La pubblicazione dei Panama Papers ha dimostrato quello che molte persone ormai avvertono – ha dichiarato in proposito il leader laburista Jeremy Corbyn – Ci sono regole speciali per i ricchi e altre regole per tutti gli altri. Ecco perché esistono i paradisi fiscali».

Ma la bufera ha finito per investire anche l’attuale commissario europeo per il Clima e l’energia, Miguel Arias Cañete. Secondo quanto diffuso nei Panama papers la moglie del commissario, Micaela Domecq, avrebbe rivestito un ruolo di rilievo all’interno di “Rinconada Investments Group”, società con sede a Panama e attiva sino al 2010.

«In base alle informazioni fornite dal commissario Arias Cañete – ha confermato la portavoce Margaritis Schinas – questa società  è inattiva da anni, prima che Cañete prendesse entrasse in carica nel novembre del 2014». Nella “Declaration of interests” fornita dal commissario a luglio 2014 e ancora oggi pubblicamente consultabile, dove il commissario elenca le attività e partecipazioni che fanno a capo a lui o alla moglie, il gruppo “Rinconada” non appare. Nonostante ciò, Schinas afferma che la dichiarazione d’interessi del commissario è «in linea con il codice di condotta» richiesto dal ruolo, comprendendo «tutte le attività professionali e gli interessi finanziari della moglie che potrebbero rappresentare un conflitto di interessi».

Se esistono profili di illegittimità saranno eventuali indagine giudiziarie – che al momento non interessano né Cañete né, a quanto è possibile apprendere, la consorte – a stabilirlo, certo è che per l’immagine del commissario e della Commissione europea stessa gli elementi emersi dai Panama papers rappresentano un nuovo, duro colpo.

Vanno a sommarsi allo scandalo Luxleaks, anch’esso frutto del Consorzio internazionale del giornalismo investigativo Icij, che ha gettato scure ombre su agevolazioni fiscali individuate in Lussemburgo, paese di cui l’attuale presidente della commissione Ue (Jean-Claude Juncker) è stato prima ministro delle Finanze e poi primo ministro per lunghi anni. Scoppiato lo scandalo, la Commissione annunciò decise azioni a contrasto dell’evasione ed elusione fiscale.

Lo stesso Miguel Cañete, al momento dell’insediamento a commissario europeo, venne definito una «volpe a guardia del pollaio» a causa della sua partecipazione azionaria in ben due imprese petrolifere, Petrologis e Ducar. «Non c’ è alcun conflitto di interessi – si difese allora Cañete –  Lo stesso giorno in cui ho saputo di poter essere commissario all’Energia ho dato l’ordine di vendere le mie azioni, sono andato al di là di quanto la legge richiede». Un caso certo non isolato: basti pensare alle indagini in corso sul petrolio italiano, che hanno portato alle dimissioni l’ormai ex ministro per lo Sviluppo economico (pur non indagato) Federica Guidi. Sarà un caso, ma dove c’è puzza di bruciato spesso a far capolino spunta proprio il petrolio.

L. A.