Papa Francesco sta dalla parte dei popoli indigeni (e dei Sioux di Standing Rock)

No ad attività economiche che interferiscono con le culture indigene e la loro relazione ancestrale con la terra

[16 febbraio 2017]

Ieri Papa Francesco ha ricevuto in udienza privata una delegazione di 36 rappresentanti dei popoli indigeni e di alcuni rappresentanti dell’ International fund for agricultural development  (Ifad) che hanno partecipato al Terzo forum internazionale dei popoli indigeni ospitato dall’Ifad a Roma.

Il Papa ha affrontato subito problemi che stanno molto a cuore ai popoli autoctoni: «Vi siete soffermati a individuare le modalità per una maggiore responsabilizzazione economica dei Popoli autoctoni. Credo che il problema essenziale sia come conciliare il diritto allo sviluppo, compreso quello sociale e culturale, con la tutela delle caratteristiche proprie degli indigeni e dei loro territori. Questo è evidente soprattutto quando si vanno a strutturare attività economiche che possono interferire con le culture indigene e la loro relazione ancestrale con la terra. In questo senso dovrebbe sempre prevalere il diritto al consenso previo e informato, come prevede l’art. 32 della Dichiarazione sui diritti dei popoli indigeni. Solo così è possibile assicurare una collaborazione pacifica tra autorità governative e popoli indigeni, superando contrapposizioni e conflitti». Si tratta della dichiarazione adottata dall’Assemblea generale dell’Onu nel 2007, con l’opposizione di Stati Uniti, Canada, Australia e Nuova Zelanda.

Negli Stati uniti d’America (e non solo), in molti, a cominciare dall’iperconservatrce e trumpiana Fox News,   hanno letto nelle parole del Papa un riferimento a quanto sta succedendo a Standing Rock, dove la tribù Sioux e le altre tribù pellerossa si stanno opponendo al passaggio dell’oleodotto Dakota Access  (Dapl) sulle terre sacre indiane e attraverso riserve idriche vitali.

Un’impressione che si è rafforzata quando il Papa ha aggiunto che «Un secondo aspetto riguarda l’elaborazione di linee-guida e progetti che siano inclusivi dell’identità indigena, con una speciale attenzione per i giovani e le donne. Inclusione e non solo considerazione! Ciò significa per i Governi riconoscere che le Comunità autoctone sono una componente della popolazione che va valorizzata e consultata e di cui va favorita la piena partecipazione, a livello locale e nazionale. Non si può permettere una emarginazione o una divisione in classi: prima classe, seconda classe… Integrazione con piena partecipazione».

Secondo Papa Francesco, «A questa necessaria road map può contribuire efficacemente l’Ifad con i suoi finanziamenti e la sua competenza, riconoscendo che “uno sviluppo tecnologico ed economico che non lascia un mondo migliore e una qualità di vita integralmente superiore, non può considerarsi progresso” (Enc. Laudato si’, 194). E voi, nelle vostre tradizioni, nella vostra cultura – perché quello che voi portate nella storia è cultura – vivete il progresso con una cura speciale per la madre terra. In questo momento in cui l’umanità sta peccando gravemente nel non prendersi cura della terra, io vi esorto a continuare a dare testimonianza di questo; permettete le nuove tecnologie – che sono lecite e sono buone – ma non permettete quelle che distruggono la terra, che distruggono l’ecologia, l’equilibrio ecologico e che finiscano per distruggere la saggezza dei popoli».

Anche qui il riferimento alla Dakota Access pipeline e alle grandi infrastrutture petrolifere, energetiche ed estrattive che minacciano i popoli autoctoni è più che evidente. Un riferimento che infatti è stato colto da Mirna Cunningham,  presidente del Centro para la autonomía y desarollo de los pueblos indígenas, che guidava la delegazione, e che ha sottolineato: «Penso che le parole del Papa siano importanti. E’ andato dritto al punto centrale della questione. Dobbiamo ricordare che lo sviluppo tecnologico ed economico non significano progresso di per sé e l’Ifad può giocare un grande ruolo di supporto tecnico e finanziario assicurando che le misure adottate vengano decise consultando i popoli indigeni».

Antonella Cordone, specialista tecnico e coordinatrice per le questioni indigene e tribali dell’Ifad, ha ribadito che «Riconoscere e istituzionalizzare i diritti dei popoli indigeni è essenziale. Però  è necessario lavorare anche per mettere in campo strategie di autoregolamentazione per supportare le economie locali. Altrimenti, rischiamo che le società indigene scompaiano».

Anche se durante l’udienza Papa Francesco non ha citato il controverso Dapl e la sala stampa vaticana ha detto che non si è riferito direttamente a quell’oleodotto, il Papa ha comunque fatto capire molto bene che sta dalla parte delle tribù Cheyenne River e Standing Rock Sioux che hanno citato in giudizio Donald Trump per fermare la costruzione del tratto finale dell’oleodotto Dakota Access, che porterebbe il greggio dei giacimenti di Bakken del North Dakota attraverso quattro Stati Usa, fino a uno shipping point nell’Illinois.

Come ricorda Fox News, «Il primo papa latinoamericano della storia è un coerente sostenitore dei diritti indigeni e si è spesso espresso a favore del diritto degli indiani a resistere allo sviluppo economico che minaccia le loro terre. Il forte sostegno di Francesco per i gruppi indigeni e rifugiati, le sue preoccupazioni per il cambiamento climatico e le critiche alla mentalità del profitto a tutti i costi dell’economia globale,  evidenziano le differenze politiche con l’amministrazione Trump che possono emergere se il presidente Usa incontrerà Francesco mentre sarà in Italia per il summit del G-7 a maggio. Tuttavia, fino ad oggi non c’è stata alcuna conferma di qualsiasi incontro».