Green Cross: «Potrebbe avere un impatto pericoloso per circa 230.000 cittadini»

Paura nucleare negli Usa di Trump, crolla una parte dell’impianto militare di Hanford

Costruito negli Usa negli anni ’40, da lì arrivò il plutonio che servì a fabbricare la bomba di Nagasaki

[11 maggio 2017]

Mentre i venti di una nuova guerra nucleare vengono irresponsabilmente agitati dalla Corea del Nord e dagli Stati Uniti del presidente Donald Trump, proprio dagli Usa giunge notizia dell’ennesimo incidente: nell’impianto nucleare militare di Hanford, nello Stato di Washington, è crollato parte del tunnel utilizzato per il trasporto di materiale radioattivo.

«Sebbene il Dipartimento dell’energia americana assicuri che nel tunnel non è stata rilevata alcuna contaminazione dopo il crollo – commenta il presidente di Green Cross Italia Elio Pacilio – occorre un’accurata valutazione dell’incidente perché potrebbe avere un impatto pericoloso per circa 230.000 cittadini che vivono a Kennewick, Pasco e Richland».

Come ricorda l’Ong ambientalista, il cui fondatore ed ex presidente Urss Mikhail Gorbachev solo pochi giorni fa è tornato a mettere in guardia contro il pericolo nucleare, il sito di Hanford rappresenta ancora oggi una pesante eredità della Guerra Fredda: costruito negli anni ‘40 durante il Progetto Manhattan, fu il primo complesso degli Stati Uniti per la produzione di plutonio che servì anche a fabbricare la bomba di Nagasaki: oggi i 1.518 km2 di terreno sono diventati un paesaggio da incubo con strutture contaminate e obsolete che, solo per essere mantenute in condizioni di stabilità e di sicurezza, assorbono ogni anno circa 2 miliardi di dollari.

«Dovremo misurare attentamente qualsiasi rilascio radioattivo – commenta in seguito all’incidente Paul Walker, direttore internazionale del programma Sicurezza e sviluppo sostenibile di Green Cross – In questi tunnel sono sepolti rifiuti di “alto livello”, che potrebbero rappresentare un serio rischio di esposizione alle radiazioni. Noi speriamo che le rilevazioni dei prossimi giorni possano confermare le dichiarazioni del Dipartimento ma la mia ipotesi è che i risultati definitivi richiederanno mesi».

Ancora una volta i fatti dimostrano che la minaccia nucleare non solo esiste ma è alta e colpisce con tempi e modalità imprevedibili, ovunque. «Oggi più che mai è necessario abbandonare i programmi di espansione nucleare in ogni parte del mondo. Il governo italiano – conclude Pacilio – deve dare il suo contributo per l’approvazione di un Trattato di messa al bando degli ordigni nucleari, durante la seconda sessione di Negoziati che si terrà a New York a giugno 2017, riprendendo il cammino del disarmo per garantire un futuro migliore all’ambiente e alle prossime generazioni».