Perché in Italia le auto elettriche sono solo lo 0,1% di quelle immatricolate, e in Norvegia il 40%

Secondo una ricerca europea, si tratta di un mercato «molto suscettibile» alle decisioni politiche

[28 agosto 2017]

Mentre in Italia nell’ultimo anno le auto elettriche hanno rappresentato appena lo 0,1% di tutti i veicoli immatricolati – un dato addirittura in calo rispetto al 2015 – la Norvegia rappresenta l’Eldorado della mobilità senza motori a scoppio: i veicoli elettrici nel 2016 hanno rappresentato il 40,2% delle nuove immatricolazioni, e dal 2025 le uniche auto che potranno essere immatricolate saranno senza motore endotermico.

Le radici di questo successo sono da ricercarsi in una già efficiente e diffusa rete di ricarica – di cui l’Italia è ancora sprovvista, come documenta il viaggio Electrip, da Lucca a Copenaghen, raccontato in diretta su greenreport – e in sistema di incentivi con i quali lo Stato premia in modo significativo l’acquisto di un auto elettrica.

A illustrare gli effetti di questa politica ci ha pensato il Jrc (Joint research center) dell’Unione europea, con uno studio che passa in rassegna gli incentivi fiscali in essere all’interno di otto Paesi europei, Italia compresa.

La Norvegia si conferma come la nazione più generosa con quanti decidano di acquistare auto elettriche: gli incentivi messi in campo dallo Stato coprono infatti dal 39 al 67% del prezzo netto di acquisto (percentuale che scende al 17-23% nel caso di veicoli ibridi), con il risultato che possedere un veicolo elettrico è meno costoso rispetto all’acquisto di un auto convenzionale. Nei Paesi Bassi, in Francia o nel Regno Unito, invece, il sistema di incentivi vigente rende vicini il costo di acquisto di auto elettriche e convenzionali. In Italia (dove gli incentivi all’acquisto di veicoli elettrici non arrivano al 5% del prezzo che il consumatore dovrebbe pagare), Germania, Ungheria e Polonia, invece, a causa degli scarsi incentivi ad oggi è più conveniente acquistare un auto tradizionale.

«Vale la pena notare – sottolineano però i ricercatori – che recentemente la Germania ha introdotto incentivi per i veicoli elettrici, simile ai sussidi francesi e britannici che quasi ne hanno raddoppiato le vendite, secondo gli ultimi dati di vendita».

Quello delle auto elettriche rappresenta dunque un mercato «molto suscettibile» alle decisioni politiche, e al contempo il settore dei trasporti rimane responsabile – a livello globale – del 23% delle emissioni di gas ad effetto serra, con le emissioni europee ancora in crescita. Per invertire la tendenza è necessario che tutti gli Stati facciano la loro parte, anche quando si tratta di incentivi economici. Senza dimenticare che anche l’incremento di auto elettriche non sarà a costo a zero per il pianeta, richiedendo anzi notevoli sforzi per l’approvvigionamento dei metalli necessari (cobalto, litio, rame, alluminio e nichel, ad esempio) e per la successiva gestione delle batterie esauste; anche in questo caso, le leve fiscali non sono indifferenti rispetto al risultato finale.