Il petrolio delle sabbie bituminose è la ”tempesta perfetta” per flora, fauna ed uomini

[11 luglio 2014]

Lo studio “Environmental and Human Health Implications of the Athabasca Oil Sands”, commissionato dai capi tribù dell’Athabasca Chipewyan First Nation (Acfn) e della Mikisew Cree First Nation (Mcfn) alle università canadesi del Manitoba e del Saskatchewan ha scoperto che l’Athabasca Oil Sands, una delle aree di sviluppo delle sabbie bituminose canadesi, è dannoso non solo per la fauna selvatica e la vegetazione, ma anche la salute e il benessere umano.

Per comprendere i complessi cambiamenti ambientali e della salute in corso nella regione, lo studio ha utilizzato sia la ricerca scientifica che le conoscenze tradizionali, basandosi anche su una ricerca partecipativa delle due comunità autoctone.

I ricercatori dell’università del Manitoba spiegano che «La salute della fauna selvatica è stata valutata da veterinari ed i tessuti sono stati testati per i contaminanti ambientali, tra cui metalli pesanti e idrocarburi policiclici aromatici (Ipa)». I membri delle due comunità pellerossa canadesi sono stati intervistati per quanto riguarda gli impatti dell’estrazione di sabbie bituminose e così come per il cambiamento dei modelli di consumo di cibi selvatici raccolti o catturati. Questo ha permesso ai ricercatori di valutare in che misura le eventuali modifiche riguardanti i consumi siano da attribuire al declino della qualità ambientale legato all’industria delle sabbie bituminose. I cambiamenti nella salute e nel benessere delle comunità, così come le possibili cause e le risposte a questi cambiamenti, sono stati identificati attraverso interviste di gruppo e l’esame delle cartelle mediche.

Stephane McLachlan, coordinatrice dell’Environmental conservation laboratory dell’università del Manitoba, sottolinea che «Questo è il primo studio sulla  salute che è stato condotto in stretta collaborazione con i membri della comunità di Fort Chipewyan. I risultati sono radicati nel campo delle scienze ambientali e sanitarie, ma anche nella conoscenza tradizionale locale. A differenza di qualsiasi altro studio, è stato attivamente realizzato e controllato fin dall’inizio sia dall’Athabasca Chipewyan First Nation che dalla Mikisew Cree First Nation».

I risultati hanno rivelato concentrazioni più elevate rispetto alla media di Ipa,  arsenico, mercurio, cadmio e selenio nei campioni di reni e fegato di alci, anatre, topi muschiati, e castori  e l’estrazione di sabbie bituminose è un importante emettitore di tutti questi contaminanti. Le due comunità dei nativi americani continuano a mangiare anche i loro cibi tradizionali, come caribù e pesce con erbe e verdure fresche, ma niente di tutto questo viene ormai più cacciato, pescato, raccolto o coltivato da loro, perché fauna e flora sono troppo inquinate. Le comunità indigene erano soprattutto preoccupate per il continuo declino della salute e del benessere della loro gente che generalmente si considera meno sana rispetto alla generazione precedente e denuncia non solo l’aumento dei livelli di stress e di depressione, ma anche altri disturbi come le allergie, asma, ipertensione e malattie gastrointestinali. Ma la cosa più preoccupante è che il  21,3% dei membri delle due nazioni indigene è stata colpita da vari tipi di cancro, un’incidenza enorme che  è stata associata all’industria delle sabbie petrolifere, così come al consumo di cibi tradizionali che erano raccolti, cacciati e pescati  localmente.

Per Steve Courtoreille, capo della Mikisew Cree First Nation «Questo rapporto conferma quello che abbiamo sempre sospettato riguardo all’associazione tra contaminanti ambientali della produzione di sabbie bituminose a monte ed il cancro ed altre gravi malattie nella nostra comunità. Siamo molto allarmati e sono stati richiesti ulteriori studi e ricerche per approfondire i risultati di questo rapporto».

Il governo federale conservatore canadese ha sempre contestato il fatto che la contaminazione della fauna selvatica di Fort Chipewyan fosse il risultato dello sfruttamento delle sabbie bituminose dell’Athabasca, uno dei tra grandi giacimenti che hanno contribuito a fare dell’Alberta la seconda riserva petrolifera del mondo dopo l’Arabia Saudita. Solo che le sabbie bituminose sono molto più sporche e difficili e costose da estrarre del greggio saudita e che la Mecca dell’estrazione e della raffinazione del petrolio canadese non è nel deserto ma a Fort McMurray, 150 miglia a monte di  Fort Chipewyan, con il grande fiume Athabasca che attraversa entrambe le regioni e porta gli inquinanti nel territorio delle due nazioni indigene.

«In generale – spiegano i ricercatori canadesi – le cause più importanti di questi declini nella salute e del  benessere sono stati identificati con le sabbie bituminose, l’abuso di sostanze chimiche e l’agricoltura a monte. Gli aumenti diffusi nel diabete di tipo 2 e dell’obesità sono stati attribuiti al maggiore consumo di alimenti trasformati provenienti dal Sud ed al  calo dell’attività fisica. I cambiamenti nel comportamento sono stati identificati anche come risposte indirette agli impatti dello sviluppo industriale a monte. Il declino della salute e del benessere è stata aggravato dalla scarsa comunicazione del rischio alla comunità, alla scarsa qualità dell’assistenza sanitaria a Fort Chipewyan e ad un’eccessiva dipendenza dai centri sanitari spesso inadeguati nei centri urbani a sud».

Secondo lo studio lo sviluppo delle sabbie bituminose ha creato «Una tempesta perfetta di declino e di opportunità, una tempesta che pone queste e altre comunità a valle di fronte al progressivo aumento del rischio». Così, mentre i ricercatori dicono che l’industria delle Athabasca Oil Sands ha prodotto notevoli opportunità di lavoro per le comunità indigene, questo stesso sviluppo «Compromette l’integrità dell’ambiente e della fauna selvatica, il che, a sua volta, influisce negativamente sulla salute e il benessere umano».

La McLachlan avverte: «Le comunità si trovano ad affrontare un doppio legame. Da un lato le sabbie bituminose causano un sostanziale declino nella salute dell’ambiente e, infine, nei  membri della comunità. Dall’altra parte, i servizi sanitari esistenti non sono in grado di affrontare questi cali della salute umana. Queste comunità indigene sono prese in mezzo e gli effetti sono chiari e preoccupanti. I risultati di questo studio, dato che si riferiscono alla salute umana ed in particolare ai livelli di cancro in aumento, sono allarmanti e dovrebbero rappresentare un drammatico campanello di allarme sia per l’industria,  il governo e le comunità».