Petrolio e gas: fuga di cervelli. Col prezzo del petrolio cala anche l’occupazione

Le compagnie italiane fiduciose nel 2016, ma il 92% dei professionisti italiani pensa di emigrare

[19 gennaio 2016]

petrolio lavoro

Secondo la settima Oil & Gas Salary Guide, un’indagine annuale condotta dalla divisione Oil & Gas di Hays, uno dei gruppi leader a livello globale nel recruitment specializzato, nel 2015 ci sono stati «Tagli all’organico per oltre il 90% delle aziende del mercato globale Oil & Gas» e «Nel 2016 il settore sarà chiamato ad affrontare una mancanza di competenze specializzate dovuta alla riduzione del personale che ha spinto molti professionisti a cercare nuove opportunità lavorative al di fuori del comparto Oil & Gas».

Lo studio, condotto lo scorso novembre, mostra gli effetti della caduta dei prezzi del petrolio sul mercato del lavoro: «Nel 2015, il 32% degli intervistati dichiara di essere stato o soggetto di un demansionamento o considerato in esubero e, il 72% di questi, afferma di star valutando un percorso professionale in altri settori. Una fuga di cervelli che, nel lungo termine, potrebbe aggravare la ricerca di professionisti specializzati nell’Oil & Gas». Eppure, «Il 22% delle aziende afferma di essere disposto a offrire stipendi più alti. Volontà che dimostra come la carenza di specializzazioni sia una delle maggiori preoccupazioni per il settore, specialmente se il prezzo del greggio dovesse tornare a salire».

John Faraguna, managing director di Hays Oil & Gas, spiega che «Il crollo del costo del petrolio – non ha determinato solo una diminuzione dei profitti per il settore, ma ha prodotto anche ingenti tagli al personale. Da qui, una fuga di cervelli che, nei prossimi anni, potrebbe aumentare le difficoltà nel recruiting di professionisti esperti».

La maggior parte delle compagnie petrolifere e gasiere ha deciso di ridurre l’organico per chiudere il bilancio in positivo, «Ma nel farlo – dice l’’Oil & Gas Salary Guide – non ha considerato come questo potesse influire negativamente sulla propria reputazione e dunque sulla capacità di attrarre nuove risorse. Il 41% dei professionisti del settore dichiara, infatti, di valutare l’immagine dell’azienda prima di candidarsi per una posizione aperta. Inoltre, in caso di demansionamento o esubero, il 60% del campione non ha ricevuto referenze dal proprio datore, andando così a ledere ulteriormente la propria reputation sul mercato».

Faraguna è convinto che «Supportare i professionisti anche nella fase di uscita dall’azienda, può garantire alla stessa un’ottima awareness tra i potenziali candidati. Per evitare una carenza di specializzazioni come quella della fine degli anni ’80, i datori di lavoro dovrebbero, nel prossimo futuro, investire maggiormente nell’offerta formativa e nello sviluppo professionale delle proprie risorse, per attrarre i migliori talenti».

Per quanto riguarda l’Italia, Il 62% delle aziende italiane sta affrontando una forte instabilità, anche se il 64% è fiducioso di una ripresa del settore Oil & Gas nel 2016, ma l’’Oil & Gas Salary Guide, dice anche che «Anno dopo anno, diminuiscono del 30% i professionisti arrivati in Italia. Chiaro esempio di come le aziende stiano riducendo i costi di assunzione dall’estero. Il 92% dei professionisti italiani, invece, sta considerando di trasferirsi all’estero e, il 31% di questi, prevede di farlo nei prossimi 3/6 mesi».

Nel rapporto si legge che «Il 53% dei professionisti italiani è pronto a considerare una riduzione dello stipendio per mantenere il proprio posto di lavoro. Per il 45% del campione, la reputazione dell’azienda è il primo fattore di valutazione di una nuova offerta di lavoro. Seguono lo stipendio (29%), le prospettive di carriera (19%) e i benefit (8%)». Il  69% dei professionisti intervistati dichiara di ricevere benefit mentre tra i principali benefit ricevuti a livello europeo ci sono:  bonus (33,5%), assistenza sanitaria (29%), piani di pensione integrativa (24%), e formazione (24%).