Le energie low carbon soddisferanno il 40% della domanda mondiale di energia

Petrolio e gas non convenzionali non diminuiranno l’importanza dei rifornimenti dal Medio Oriente

[13 novembre 2013]

Secondo il nuovo World Energy Outlook (Weo 2013) dell’International energy agency (Iea) «La tecnologia e i prezzi alti stanno aprendo nuove risorse petrolifere, ma questo non significa che il mondo sia sull’orlo di un’era di abbondanza di petrolio» e tanto per raffreddare l’entusiasmo per il fracking del gas e il petrolio “alternativo” e sporchissimo delle sabbie bituminose, l’Iea avverte: «Anche se l’aumento produzione di petrolio dal Nord America e dal Brasile riduce il ruolo dei paesi Opec nel dissetante il mondo di petrolio nei prossimi dieci anni, Il Medio Oriente – l’unica grande fonte di petrolio a basso costo – dalla metà degli anni 2020 riprenderà il suo ruolo di principale fonte di crescita dell’offerta di petrolio».

Il Weo 2013, presentato a Londra proprio mentre a Varsavia si tiene una tribolatissima Cop19 dell’Unfccc sulla quale soffia forte il supertifone della catastrofe climatica filippina, presenta uno scenario centrale nel quale la domanda globale di energia aumenterà di un terzo entro il 2035. Lo spostamento della domanda globale di energia verso l’Asia continuerà ad essere veloce, ma dopo il 2020 la Cina rallenterà, mentre l’India e i Paesi del Sud-Est asiatico scaleranno i primi posti per consumo di energia.

Il problema è che anche il Medio Oriente da produttore diventerà un grande consumatore di energia: il secondo del mondo entro il 2020 e il terzo più grande consumatore di petrolio entro il 2030, ridefinendo il così suo ruolo nei mercati energetici mondiali.

Il rapporto Iea pone particolare attenzione sul Brasile: «Mantiene uno dei settori carbon-intensive energy del mondo, nonostante stia sperimentando un aumento dell’80% dell’ energia e che nel 2035 e si posizionerà in cima alla classifica dei produttori mondiali di petrolio».

Invece la domanda di energia nei Paesi industrializzati che fanno parte dell’Ocse (Italia compresa) nel 2035 arriverà a malapena alla metà di quella dei Paesi non Ocse.

La buona notizia è che le fonti di energia low-carbon soddisferanno circa il 40% della crescita della domanda globale di energia ma tra queste energie l’Iea ci mette anche il nucleare che, nonostante la catastrofe nucleare di Fukushima Diichi aumenterà di due terzi. Quindi nel 2035 la percentuale delle rinnovabili “vere” raggiungerà il 30%.

Il rapporto evidenzia che «In alcune regioni, la rapida espansione dell’eolico e del solare fotovoltaico solleva questioni fondamentali circa la progettazione dei mercati dell’energia e la loro capacità di garantire investimenti adeguati ed affidabilità a lungo termine». Insomma il sogno degli ambientalisti si sta avverando: le grandi aziende energetiche sono messe in difficoltà dall’energia rinnovabile diffusa e distribuita.

Presentando il Weo 2013, la direttrice esecutiva dell’Iea, Maria van der Hoeven, ha detto: «Grandi cambiamenti stanno emergendo nel mondo dell’energia, in risposta alle variazioni della crescita economica, gli sforzi di decarbonizzazione ed alle scoperte tecnologiche. Abbiamo gli strumenti per affrontare un tale cambiamento profondo del mercato. Per coloro che anticipano gli sviluppi energetici globali con successo può derivarne un vantaggio, mentre quelli che non di assumono rischi prenderanno decisioni che porteranno a decisioni politiche ed investimenti poveri»

Il rapporto evidenzia che «La disponibilità e l’accessibilità di energia è un elemento critico del benessere economico e, in molti Paesi, anche della competitività industriale. Attualmente il gas naturale negli Stati Uniti, si scambia a un terzo dei prezzi all’importazione in Europa ed ad un quinto di quelli in Giappone. I consumatori industriali giapponesi o europei pagano in media due volte in più per l’energia elettrica delle I loro controparti negli Stati Uniti e anche in Cina l’industria paga quasi il doppio del livello degli Stati Uniti».

Secondo il Weo 2013 questi grandi variazioni di prezzo dell’energia persisteranno fino al 2035, condizionando le company strategies e le decisioni di investimento nei settori ad alta intensità energetica. Gli Stati Uniti vedranno la loro quota delle esportazioni mondiali di beni ad alta intensità energetica aumentare leggermente fino al 2035, fornendo la più chiara indicazione del legame tra prezzi energetici relativamente bassi e prospettive industriali. «Al contrario – prevede l’Iea – l’Unione europea e il Giappone vedranno un declino globale della loro quota di esportazioni: una perdita totale di circa un terzo della loro quota attuale».

Fatih Birol, l’economista capo dell’Iea, conferma che «La riduzione dei prezzi dell’energia negli Stati Uniti indicano che sono ben posizionati per trarne un vantaggio economico, mentre i costi più elevati per le industrie ad alta intensità energetica in Europa e in Giappone sono destinati a diventare un pesante fardello».

Tra le opzioni disponibili per i policy makers per mitigare l’impatto dei prezzi elevati dell’energia, il Weo 2013 mette in evidenza l’importanza dell’efficienza energetica: «I due terzi del potenziale economico dell’efficienza energetica sono destinati a rimanere inutilizzati nel 2035, a meno che non si superino le barriere di mercato. Uno di questi ostacoli è la natura pervasiva dei sussidi ai combustibili fossili, che incentivano gli sprechi ad un costo di 544 miliardi dollari nel 2012. Lo spostamento accelerato verso un mercato mondiale del gas potrebbe anche ridurre le differenze di prezzo tra le regioni. Il gas market e le riforme dei prezzi nella regione Asia-Pacifico e le esportazioni di Gnl dal Nord America possono stimolare un allentamento delle attuali rigidità contrattuale sul mercato del gas internazionale e la sua indicizzazione ai prezzi elevati del petrolio».

Un focus di approfondimento sul petrolio dal Weo 2013 analizza come la tecnologia stia aprendo l’accesso a nuovi tipi di risorse, come i giacimenti di “light tight oil” e quelli in acque ultra profonde, che fino a poco tempo fa erano considerati di accesso troppo difficile e costoso. Ma l’Iea rivela che «Nonostante le nuove risorse sbloccate, le compagnie petrolifere nazionali ed i governi che le ospitano controllano ancora l’80% delle riserve accertate “proven-plus-probable” di petrolio del mondo». Inoltre il ritmo della crescita della domanda di petrolio rallenta costantemente, passando da una media di 1 mb/g all’anno fino al 2020 ad appena 400 kb/g successivamente, questo perché «I prezzi elevati favoriscono l’efficienza e la sostituzione di combustibile, e declino del consumo di petrolio nell’Ocse accelera. Il cambiamento nell’equilibrio del consumo di petrolio verso l’Asia e il Medio Oriente è accompagnato da un continuo accumulo delle capacità di raffinazione in queste regioni. Tuttavia, in molti paesi Ocse, il calo della domanda intensifica la pressione sul settore della raffinazione: nel periodo fino al 2035, quasi 10 mb/g di capacità di raffinazione mondiale saranno a rischio per i bassi tassi di utilizzo o per chiusure, con l’Europa particolarmente vulnerabile».