Decine di morti e feriti negli scontri tra tribù Rezeigat e Ma'alia nel Darfur orientale

Petrolio e terre fertili: scoppia un’altra guerra tribale in Sudan

Nel Sud Sudan l’Onu abbandona lo Stato di Unity: 30.000 profughi senza cibo e cure mediche

[12 maggio 2015]

Secondo il leader tribali, i testimoni oculari e la missione Onu in Sudan, decine di persone sono state uccise e molte altre ferite durante i violenti scontri che dal 6 maggio oppongono le tribù Rezeigat e Ma’alia nello Stato del Darfur Orientale, in Sudan.

Intervistato dall’agenzia ufficiale cinese Xinhua, Azraq Hassan, uno dei leader dei Ma’alia, ha detto che «Un gran numero di membri armati della tribù di Rezeigat hanno attaccato un certo numero di zone Ma’alia nell’est del Darfur Orientale. Le prime statistiche indicano che 25 membri della tribù Ma’alia sono stati uccisi. Decine di persone sono state ferite ed è difficile determinare il numero esatto delle vittime perché i combattimenti non sono cessati. Gli assalitori hanno utilizzato missili RPG e razzi Katiuscia  per attaccare i membri della nostra tribù. E’ un genocidio organizzato da una tribù contro un’altra. Regoleremo i conti con i Rezeigat e non riusciranno nel loro tentativo mirante a costringerci ad abbandonare le nostre terre».

Il conflitto tra Rezeigat e Ma’alia risale addirittura al 1966 ed inizialmente riguardava dispute sulla proprietà delle terre fertili e per il pascolo, ma recentemente si è trasformato in una vera e propria guerra quando è stato scoperto il petrolio nelle aree rivendicate da entrambe le tribù.

Gli ultimi scontri tra Rezeigat e Ma’alia  per  petrolio e terre fertili erano avvenuti nel luglio  2014, facendo più di 600 morti e 90 feriti e costringendo alla fuga più di 55 000 persone.

Ad Al Dein, la capitale del Darfur Orientale sono stati chiusi negozi ed imprese subito dopo che è arrivata la notizia dell’inizio dei combattimenti ad ‘Abu Karinka, una località a 50 km a nord-est di Al Dein.

Il govdernatore dello Stato del Darfur Orientale, Al-Tayeb Abdel-Karim, ha convocato una riunione di emergenza con la Commisssione di sicurezza dello Stato per «Valutare le conseguenze di una situazione che fa presagire un disastro se le autorità non riescono a mettere fine ai combattimenti fra le due tribù». A quanto pare il governo centrale sudanese ha inviato rinforzi militari per mettere in sicurezza la rec gione ed evitare un’escalation delle violenze tribali.

Il coordinatore della missione umanitaria dell’Onu in Sudan, Geert Cappalaere, ha detto: «Sono molto preoccupato per lo scoppio di questi combattimenti. Queste città sono piene di gente comune, la maggioranza donne e bambini, che cercano semplicemente di vivere in pace. Non diovrebbero sopportare il fardello di un conflitto che è nuovamente esploso».

Cappalaere ha esortato Rezeigat e Ma’alia  a porre fine immediatamente ai cmbattimenti ed ha mantenere la calma per favorire «Gli sforzi di mediazione miranti a porre rimedio in maniera pacifica alle cause alla base del conflitto», che come abbiamo visto sono petrolio e terra.

L’African Union-United Nations Hybrid Operation in Darfur  (Unamid) ha accolto con favore la notizia del dispiegamento di altre truppe da parte del governo del Sudan per creare una zona cuscinetto tra le due tribù, così come i suoi sforzi per ridurre la tensione. L’Unamid ha però invitato il governo centrale sudanese «Ad intensificare i suoi sforzi per evitare la potenziale esplosione del conflitto» ed ha ammonito le due tribù «Ad astenersi qualsiasi atto che potrebbe portare alla violenza ed allo sfollamento di popolazioni». Inoltre l’Unamid ha confermato che «La missione continuerà a proteggere i civili colpiti. Unamid inoltre facilita e sostenere tutti gli sforzi da parte del governo del Sudan, dell’amministrazione locale, dei  leader delle due tribù e delle altre parti interessate alla de-escalation delle tensioni e a ottenere  la riconciliazione tra Ma’alia e Rezeigat».

Non va meglio nel confinante Sud Sudan dove l’indipendenza dal Sudan ha portato ad una sanguinosa guerra civile/tribale.  Il coordinatore umanitario dell’Onu in Sud Sudan,  Toby Lanzer, ha annunciato che «Gli attuali scontri à nello Stato di Unity hanno costretto le organizzazioni non governative e le agenzie dell’Onu ad evacuare il loro personale da Leer  e da altri luoghi. L’assistenza umanitaria a sud di Bentiu, nello Stato di Unity è ormai chiusa. Di conseguenza, più di 30.000 civili che hanno bisogno di un’assistenza urgente, compreso l’aiuto alimentare e servizi medici, non dispongono attualmente di un accesso a questa assistenza».

Nel villaggio di Guit ci sarebbe stata una vera e propria strage di civili e l’Onu denuncia atrocità diffuse. In Sud Sudan ornai i rifugiati interni sono quasi 2 milioni.

Il riesplodere della violenza nello Stato di Unity avviene proprio mentre gli stock di cibo sono scarse e al culmine della stagione della semina, quindi gli sfollati nei prossimi mesi rischiano di trovarsi senza cibo.

Lanzer ha chiesto  alle due fazioni in lotta, che anche nell’Unity si contendono le aree petrolifere, di garantire che «Il lavoro delle agenzia umanitarie a favore delle popolazioni in stato di bisogno, sulla base dei principi di umanità, imparzialità e neutralità, possano proseguire senza ulteriori ritardi».

Chi volesse vedere da dove vengono i profughi che raggiungono con i barconi le nostre coste farebbe bene ad andare in Darfur e in Sud Sudan a vedere quanto è ridicolo ed ipocrita lo slogan “aiutiamoli a casa loro” , forse scoprirebbe anche che dietro quelle che sembrano primitive guerre tribali (combattute con i missili…) ci sono il petrolio e gli interessi dei governi e delle grandi potenze mondiali.