Petrolio, gas ed egemonia nel Golfo: la crisi del Qatar vista dall’Iran

Il Qatar è stato costretto alla scelta: l'Iran o l'Arabia Saudita?

[6 giugno 2017]

L’offensiva diplomatica ed economica lanciata dall’Arabia Saudita e i suoi alleati  (Bahrein, Egitto, Emirati Arabi  Uniti, Libia Maldive e Yemen)  che hanno isolato il piccolo, potente e ricchissimo Qatar accusato di finanziare il terrorismo (in Egitto e Libia), ha nel mirino soprattutto la Repubblica islamica dell’Iran e la sua politica di alleanze con i Paesi arabi che vogliono sottrarsi all’egemonia saudita/statunitense. Sullo sfondo ci sono  il sanguinoso conflitto siriano (nel quale Arabia Saudita e Qatar sono alleate contro l’Iran), l’appoggio del Qatar ai Fratelli Musulmani  e l’eterna lotta tra sunniti e sciiti per l’egemonia politica sul Golfo e sul medio Oriente.

Ecco cosa ne pensa Davood Abbasi, già direttore della radio internazionale iraniana Irib e attuale redattore di Pars Today.

 

La danza delle spade (di Trump e dei sauditi) o l’impero della mente dell’Iran?

Non si può dire quale sarà la scelta del Qatar, ma si può dire, di sicuro, che l’Arabia Saudita ha messo la piccola e ricchissima nazione araba in una posizione che la costringe a scegliere. In maniera abbastanza decisiva e determinante.

Arabia Saudita, un alleato prepotente e deludente

L’Arabia Saudita, gli Emirati Arabi Uniti, il Bahrain, l’Egitto, la Libia (ma dalla parte di Haftar) e lo Yemen (ma è un governo in esilio e con nessun potere) e persino le Maldive (per dire che l’Arabia Saudita ha mobilitato persino gli alleati più insignificanti) hanno interrotto le relazioni diplomatiche con Doha. Sanzioni fulminee contro la Qatar Airways, blocco delle frontiere, richiamo degli ambasciatori, chiusura della tv al Jazeera, l’Arabia Saudita, ha voluto mostrare una imponente flessione di muscoli.

L’emiro Hamad Ale Thani, giovane, col pallino del calcio (il suo paese ospiterà i mondiali 2022), dopo la visita di Trump a Riyadh, che ha inscenato la famosa e pure simbolica “danza delle spade” (accompagnata da 110 miliardi di armi vendute a Riyadh) si trova dinanzi l’arroganza saudita. E’ stato punito così, pubblicamente, per avere seguito una politica sfumata e nell’ambito dei suoi interessi nazionali.

Ora i media sauditi vociferano persino di un colpo di Stato in Qatar. Insomma, minacce molto serie.

E infatti il comunicato del ministero degli esteri qatariota, dice proprio questo in maniera velata. «L’Arabia Saudita vuole imporre la sua legge…non tollera la sovranità del nostro Stato», recita il comunicato.

Il Qatar ha seguito notoriamente la linea saudita in Siria, in sostegno all’Isis, ma ora dopo diversi anni e tanti soldi andati persi, che cosa ha ottenuto? Nulla.

In alternativa Doha deve aver notato l’altra grande potenza della regione, che continua a mandare messaggi di amicizia, che appaiono verosimilmente sinceri.

Un possibile alleato, “Ciro”

L’Iraq di Saddam non era il principale nemico dell’Iran? Eppure dopo la fine di Saddam, l’Iraq è diventato il principale alleato dell’Iran pur essendo una nazione araba. Gli iraniani hanno aiuto l’Iraq persino militarmente contro l’ISIS. Hanno ricostruito l’Iraq, hanno fatto le centrali elettriche in Iraq, riprendendo una politica di offerta di benessere, anche agli ex nemici, che ricorda troppo la proverbiale e storica tolleranza di Ciro il grande, padre degli iraniani, verso tutti i popoli della regione.

L’Iran, da tempo, in silenzio, collabora con il Qatar nell’estrazione del gas dal campo comune del South Pars; l’amministrazione Rohani tende una mano senza considerare l’odio confessionale sciiti-sunniti sfruttato invece dai sauditi.

Dopo la visita di Trump in Arabia Saudita, l’emiro del Qatar, non certo casualmente, ha addirittura chiamato Rohani per fargli gli auguri per la sua rielezione.

Teheran, con Rohani, propone affari, scambi economici, insomma benessere per tutti gli interlocutori, che siano arabi, cinesi, europei, gialli, rossi, neri e bianchi. Una formula vincente che finora ha prodotto defezioni clamorose dal fronte saudita; il Qatar, non sarebbe il primo paese.

Tutti gli scontenti che si sono allontanati dall’Arabia Saudita

Il Pakistan non ha sostenuto più i sauditi nelle dichiarazioni anti-Iran. Islamabad è’ stanca delle collaborazioni in linea con il terrorismo, l’affaire talebani ed ecc… L’Iran sta ultimando, in questi mesi, il gasdotto della pace, che esporterà’ il gas di Teheran in Pakistan, rispondendo al fabbisogno energetico della nazione. Stessa formula vincente: facciamo affari e vogliamoci bene.

L’Oman del sultano Qaboos, con grande maestria, si è distanziato da tempo dall’Arabia Saudita e non a caso ha avviato segretamente la mediazione Iran-Stati Uniti, ai tempi di Obama, portando poi ai negoziati nucleari, che hanno risolto il problema nucleare iraniano.

L’Arabia Saudita, con la sua insistenza nel dettare la sua linea confessionale ed anti-sciita, ha anche perso, per sempre pure lo Yemen. La nazione un tempo filo-saudita, dal 2011 si è ribellata ed ora vi è un governo rivoluzionario filo-iraniano. I sauditi hanno bombardato lo Yemen dal 26 marzo 2015 e facendo oltre 12 mila morti, fino ad oggi, si sono dati da soli il colpo di grazia. Con i milioni di senza tetto che hanno creato, mai nessun yemenita, per decenni, potrà mettere da parte l’odio per Riyadh. L’Arabia Saudita non potrà bombardare in eterno ed allora, il nuovo Yemen, non potrà che essere riconoscente all’Iran, l’unico paese che lo ha sostenuto, in questi anni in cui veniva bombardato nel pieno silenzio complice della comunità’ internazionale.

In Bahrain, è vero che la dinastia reale Ale Khalifa, al potere, è filo-saudita, ma dal 2011, anche li è iniziato un movimento rivoluzionario. Anche qui l’Arabia Saudita ha inviato i suoi soldati per la repressione dei moti popolari. Un altro errore che potrebbe rivelarsi decisivo nei prossimi anni.

Per non parlare della Siria, dell’Iraq, dove di Arabia Saudita, non vogliono nemmeno sentire parlare, visto che sanno bene che Riyadh ha creato quell’Isis che ha afflitto i loro paesi.

Addirittura nel cortile di casa dei sauditi, negli Emirati Arabi Uniti, c’è un emirato, quello di Dubai, che non ha dato retta nemmeno al capo di Stato, l’emiro di Abu Dhabi (acerrimo nemico dell’Iran), ed ha mantenuto legami finanziari fortissimi con Teheran negli ultimi anni prediligendo gli affari all’ideologia.

La decisione a Doha

E in questo scenario, la parola passa a Doha. L’emiro Ale Thani probabilmente cercava l’equidistanza ma ciò’ non è’ stato tollerato dai sauditi; ora lo hanno costretto a scegliere tra i due fronti. Ora o mai più’…

di Davood Abbasi – Pars Today