Petrolio, la Regione Basilicata (ri)chiude il Centro Oli di Viggiano

Legambiente: «Incapacità di Eni ormai cronica». M5S: «Descalzi se ne faccia una ragione»

[18 aprile 2017]

Il 15 aprile, dopo che l’Arpab aveva evidenziato che,  anche nelle ore precedenti, «la migrazione della contaminazione, causata dallo sversamento dei serbatoi del Cova di Viggiano, e a fronte di inadempienze e ritardi da parte di Eni rispetto alle prescrizioni regionali», il presidente della Regione Basilicata, Marcello Pittella, l’assessore all’ambiente, Francesco Pietrantuono e il direttore di Arpab, Edmondo Iannicelli hanno incontrato, la vice prefetto vicario di Potenza Maria Rita Cocciufa per «evidenziare al rappresentante territoriale del Governo nazionale la criticità della situazione. All’incontro erano presenti anche il presidente della Provincia Nicola Valluzzi, i sindaci di Viggiano e Grumento Nova, Amedeo Cicala e Antonio Imperatrice, e i rappresentati di Vigili del Fuoco e Consorzio industriale di Potenza.

La Regione spiega che « ha nuovamente diffidato Eni alla tempestiva ottemperanza delle prescrizioni (contenute nelle misure di emergenza) più volte intimate dal massimo Ente locale e volte a fermare l’avanzamento della contaminazione, proseguendo contestualmente con urgenza con le attività di caratterizzazione per una puntuale bonifica dell’area.  A valle dell’incontro, la Giunta regionale si è riunita in via straordinaria ed ha deliberato la sospensione di tutte le attività del Centro Olio di Viggiano.  La decisione è stata successivamente comunicata dal presidente Pittella ai ministri dell’Ambiente e dello Sviluppo Economico, Gianluca Galletti e Carlo Calenda».

Legambiente Basilicata esprime «Solidarietà ai lavoratori coinvolti dalla sospensione, da parte della Giunta regionale di Basilicata, ma sostegno convinto ad una scelta dettata dalla evidenza della realtà».

Gli ambientalisti ricordano che «Qualche settimana fa, a seguito dell’ennesimo episodio di sversamento di greggio, denunciavamo un’incapacità di Eni, ormai cronica, a rispettare la Val d’Agri, dopo vent’anni di una sorta di extraterritorialità di fatto, con relativa impunità connessa. Nessun ravvedimento in tal senso, invece, considerato che la decisione di sospensione si fonda infatti sulla mancata adozione-da parte di Eni- di misure preventive e di ripristino connesse all’attività del Cova. Eppure dopo l’approvazione della legge sugli ecoreati, 122/2015, con importanti specifiche aggiuntive all’art. 452 c.p., e la lunga sospensione dell’attività del Cova nel 2016 per l’indagine su smaltimento illecito di rifiuti speciali, si sarebbe potuto immaginare un diverso approccio al territorio da parte di questo ‘ingombrante’ ospite. Nulla di tutto ciò, anzi, nella convinzione di poter continuare a gestire una ‘bomba potenziale’ secondo le proprie priorità, limitandosi a fornire garanzie e rassicurazioni inverosimili».

Secondo Legambiente Basilicata, «E’ urgente il ripristino di una condizione – degna di uno stato civile – di legalità e trasparenza,  una quantificazione e perimetrazione del fenomeno del danno ambientale procurato dell’attività estrattiva, l’avvio di programmi di bonifica e, soprattutto, di compensazione socio-ambientale sono le esigenze strategiche del territorio. La decisione di sospendere l’attività deve rappresentare un punto di non ritorno, la salute e l’ambiente della Basilicata prima di qualsiasi altro interesse: finalmente.

Eppure,sul sito di Eni Basilicata, l’amministratore delegato di Eni Claudio Descalzi assicurava: «Abbiamo riaperto il Centro Olio Val d’Agri e stiamo aumentando gradualmente la produzione. In Basilicata si concentra circa il 7% della spesa totale italiana e il 18% degli investimenti upstream in Italia, valore che potrebbe crescere moltissimo nei prossimi anni».

Esultano i consiglieri regionali del Movimento cinque stelle Giovanni Perrino e Gianni Leggieri: «L’uovo di Pasqua ha portato una bella sorpresa per gli abitanti della Val D’Agri e per tutti i lucani: dopo una serie interminabile di incidenti e scandali, la Giunta di Marcello Pittella ha deliberato per la sospensione delle attività del Cova a Viggiano. Una decisione che non può che vederci concordi, dato che la auspicavamo da sempre, e l’abbiamo rilanciata con forza in seguito alle drammatiche notizie sui serbatoi colabrodo del centro, con un’usura certificata dal lontano 2008 (questo è scritto nella diffida dello scorso marzo della Regione ad Eni, della quale siamo entrati in possesso accedendo agli atti) i cui effetti potrebbero esser stati devastanti per il sottosuolo e le falde».

I due consiglieri pentastellati ricordano che «Qualche giorno fa abbiamo inoltrato una richiesta di aggiornamento alla Giunta sulla situazione del Centro Oli e sulle azioni che Eni aveva messo in campo per adempiere alle prescrizioni imposte dalla Regione Basilicata. Evidentemente la spocchia e la prepotenza di Eni sono risultate eccessive anche per Pittella & co. oppure il presidente è voluto correre ai ripari in vista di possibili azioni da parte della magistratura. Ora è necessario concentrarsi sulle operazioni di bonifica senza concedere il minimo sconto ad Eni come abbiamo richiesto con la mozione approvata il 28 marzo scorso. Vigileremo affinché Eni paghi per le ferite mortali inferte alla Val D’Agri e all’intera Regione Basilicata. La lotta è appena cominciata e la porteremo avanti fino all’ultimo. Questa prima vittoria è il risultato della tenacia dei cittadini attivi lucani e di chi, come noi che li rappresentiamo nelle istituzioni, non ha mollato per un attimo sul tema. E’ trascorso un anno dalla celebrazione del referendum anti-trivelle che ha visto la Basilicata unica regione a superare il quorum. La sospensione delle attività del Cova è il miglior modo per festeggiare la ricorrenza».

Proprio il 15 aprile Perrino e Leggieri erano stati protagonisti di un duro confronto con Descalzi per le dichiarazoni rilasciate , l’amministratore delegato “a margine dell’assemblea degli azionisti di Eni,  definite «L’ennesimo spot per tentare di placare gli animi dei lucani sulla disastrosa situazione del Cova. Il numero uno di Eni ha parlato di non meglio precisati investimenti per lo sviluppo del polo biopetrolchimico in Val D’Agri. Stando sempre alle fumose dichiarazioni di Descalzi, meritano di essere sottolineate le velate rivendicazioni dell’amministratore delegato di Eni sull’aumento della produzione fino a 104 mila barili / giorno, come previsto dagli accordi siglati a suo tempo».

I Consiglieri M5S lucani fanno notare che «Nelle stesse ore, sulle maggiori testate giornalistiche locali, sono comparsi alcuni annunci di lavoro targati cane a sei zampe, relativi a posizioni lavorative da coprire proprio nella sede di Viggiano. Non sono mancati imbarazzanti plausi alle vaghe promesse di Descalzi da parte di associazioni, organizzazioni sindacali e qualche partito, quasi a dimenticare gli esperimenti all’insegna della chimica di stato già ampiamente falliti in Val Basento, che ci hanno consegnato un sito di interesse nazionale che necessita di una immediata bonifica».

Perrino e Leggieri concludono: «E’ nostro dovere rammentare a Descalzi che è finito il tempo della propaganda becera basata sul ricatto occupazionale. Gentile Descalzi: la Val D’Agri, l’intera Basilicata, non sono affatto ‘casa vostra’. Prima di fare promesse olezzanti di idrogeno solforato, si concentri, tanto per cominciare, nel risolvere il gravissimo problema dei serbatoi “colabrodo” del Cova: un problema che potrebbe aver provocato un danno serissimo alle falde idriche del sottosuolo dell’area circostante. L’unico investimento credibile che potete fare in questa terra lucana martoriata dalle trivellazioni, dalla miseria e dall’emigrazione, è quello di programmare una vostra definitiva exit strategy. Descalzi, se “come italiano” il suo “desiderio più grande è lavorare in armonia, in modo credibile in Italia”, lei ed Eni (come le altre compagnie) non potete continuare a farlo a discapito dei lucani, costringendoli ad abbandonare le proprie terre per un piatto di lenticchie (spesso nemmeno “biologiche”). L’unico futuro sostenibile e possibile per la Basilicata è quello delle energie rinnovabili: le energie fossili e le trivellazioni sono il passato, Descalzi. Se ne faccia una ragione».