Diminuisce il prezzo del greggio, ma aumentano i margini di guadagno delle raffinerie

Petrolio, primo sciopero nazionale dal 1980 negli Usa

Compagnie petrolifere troppo avide: a rischio salute e sicurezza di operai e comunità locali

[9 febbraio 2015]

Domenica hanno scioperato gli operai di due raffinerie BP nell’Ohio e nell’Indiana, aderendo ad uno sciopero a catena nazionale indetto dal primo febbraio dall’United Steelworkers Union (USW) contro i bassi salari e le condizioni di lavoro pericolose, comprese le perdite di petrolio e le esplosioni. Ormai sono quasi 6.000 i lavoratori delle raffinerie che hanno aderito al primo sciopero dal lontano 1980: gli scioperi alla raffineria Bp di Whiting, Indiana, e in quella gestita dalla multinazionale britannica in joint-venture con la Husky Energy a Toledo, in Ohio, portano  ad 11 il numero deli impianti in sciopero, cioè circa il 13% della capacità totale di raffinazione del petrolio degli Stati Uniti. Inizialmente lo sciopero è partito dagli operai delle raffinerie di California, Kentucky, Texas e Washington.

Al sindacato Usw aderiscono circa 30.000 addetti in più di 200 raffinerie, terminal e condotte petrolifere in tutti gli Usa ed uno sciopero totale e simultaneo degli operai dell’Usw potrebbe bloccare fino al 64% della produzione di carburante Usa. Secondo Bloomberg News, attualmente la Usw sta negoziando un nuovo contratto nazionale in 63 impianti.

La USW ha indetto lo sciopero dopo il fallimento delle trattative con la Shell Oil, che sta trattando a nome di tutta l’industria petrolifera e lo sciopero arriva nel bel mezzo del crollo del 60% dei prezzi del petrolio. Le Big OIl, per garantirsi i loro enormi guadagni, hanno pensato bene di rifarsi sui lavoratori, licenziandoli, e di rinviare i piani di espansione.

Il presidente internazionale dell’Usw International, Leo W. Gerard, ha detto: «Aspettiamo da molto tempo che l’industria petrolifera affronti molte delle questioni che hanno un impatto diretto sulla salute e sicurezza dei lavoratori. Il management non può continuare a resistere nel consentire ai lavoratori di avere una voce forte sulle questioni che potrebbe benissimo fare la differenza tra la vita e la morte per troppi di loro».

Il portavoce della Shell Ray Fisher ha risposto che «Le companies mantengono il loro impegno a risolvere le questioni in sospeso attraverso la contrattazione collettiva al tavolo delle trattative», ma intanto hanno fatto ricorso a “lavoratori temporanei” per sostituire gli scioperanti.

Il vicepresidente di Usw International, Gary Beevers, che è responsabile per il sindacato del National Oil Bargaining Program (Nobp) ha detto a ThinkProgress che però «La Shell ha anche omesso di accettare le parole “no-retrogression” nei contratti che richiedono l’accettazione degli accordi di settore precedenti. Noi non rinunceremo 50 anni di progressi nella contrattazione Nobp. La gestione del lavoro da parte delle compagnie petrolifere ha  un impatto negativo sulla salute e la sicurezza. Le cause più comuni degli incidenti nell’industria petrolifera e del gas dipendono dalla mancanza di un’adeguata formazione per nuovi dipendenti e dalla mancata corretta applicazione delle le procedure di sicurezza e del loro aggiornamento».

Solo a gennaio ci sono stati tre  grossi incidenti su condotte petrolifere e gasiere statunitensi, con forti esplosioni e sversamenti altamente inquinanti. Nel 2013, il Texas ha avuto il triste record di  incidenti mortali nell’industria petrolifera e gasiera, con ben 106 morti. Gli operai del petrolio e del gas Usa hanno 6 volte più probabilità di morire sul lavoro dell’americano medio.  Il recente boom del fracking ha contribuito ad abbassare ulteriormente i livelli dell’industria di estrazione degli idrocarburi: in North Dakota, uno degli Stati in prima linea per la fratturazione idraulica, nel 2013  il tasso di mortalità dei lavoratori del settore era tre volte  la media nazionale.

La contrattazione tra Usw E Shell è iniziata il  ​​21 gennaio e riguarda solo in parte i salari e il nodo è soprattutto quello di una politica rigorosa per evitare l’affaticamento dei lavoratori e la  riduzioni di lavoratori delle ditte appaltatrici non sindacalizzati che lavorano nelle raffinerie. Sulla pagina Faceebook dell’United Steelworkers Union di Toledo  si legge che «Lo sciopero non è una questione di soldi, si tratta di affrontare i problemi della sicurezza che sono stati ignorati per troppo tempo.  Nel 2012,  ben 138 operai sono stati uccisi sul posto di lavoro, mentre estraevano, producevano o sostenevano il petrolio e il gas… un numero che è stato più che il doppio di quello del 2009».

Per Beevers i petrolieri americani, guidati dalla Royal Dutch Shell Plc, «Non vogliono discutere le questioni di salute e sicurezza e sono impegnati in contrattazione in cattiva fede, compreso il rifiuto di contrattare su materie obbligatorie, gli indebiti ritardi nel fornire informazioni, gli impedimenti alla contrattazione e le minacce contro a i lavoratori se aderiscono allo sciopero».

Intanto l’amministratore delegato di ExxonMobil, Rex Tillerson, ha annunciato che i suoi utili del quarto trimestre superano le aspettative, e che questi risultati «Dimostrano il valore del settore, di un modello di business che si integra a monte, a valle, con le imprese chimiche». Infatti il calo del prezzo del petrolio ha determinato un aumento dei profitti per le raffinerie.

Ma questo modello di business non convince affatto i pur pazienti lavoratori americani, che dicono che le Big Oil continuano ad ignorare le condizioni in cui lavorano i loro operai, fatte di incendi, emissioni tossiche e cancerogene, sversamenti ed esplosioni che minacciano anche le comunità locali. .

Il vicepresidente amministrativo di Usw International, Tom Conway, conclude: «Il problema è che le compagnie petrolifere sono troppo avide per fare un cambiamento positivo nel mondo del lavoro e continuano a dare più valore alla produzione ed al profitto rispetto alla salute e sicurezza dei lavoratori e delle comunità».