Il rischio corruzione dietro l'opacità delle multinazionali

Petrolio e trivellazioni offshore in Croazia, la battaglia per l’Adriatico non è ancora persa

Una violazione delle regole Ue che può portare al disastro ambientale

[9 ottobre 2014]

Quello che stanno cercando di far passare le lobby favorevoli alle trivellazioni petrolifere e gasiere nell’Adriatico è che l’opposizione di associazioni, comitati, Comuni e Regioni sarebbe inutile – se non ridicola – perché tanto sull’altra costa, quella della Croazia, si trivellerà comunque. Quindi tanto vale farlo anche noi, invece di farci fregare il gas dai croati. A trivellare non sarà comunque la Croazia in quanto stato ma saranno invece multinazionali grandi e piccole (anche italiane), ma pur sorvolando su questa non trascurabile considerazione è comunque vero che il governo della Croazia ha emesso un permesso di ricerca sismica multi-client sismica,ma è anche vero che, al contrario di quanto si vuol far credere anche da parte di ministri del governo italiano, in Croazia c’è una opposizione forte al progetto. A guidarla c’è in particolare all’alleanza Clean Adriatic (sostenuta da Clean Adriatic Sea Alliance (Casa), Ocean Care, Morigenos, Oceana e Skjpprtipps), che accusa il governo di Zagabria e l’Agencija za ugljikovodije (l’agenzia per gli idrocarburi croata)  di procedere senza una gara pubblica e senza eseguire la valutazione di impatto ambientale richiesta dall’Ue.

A dare manforte agli ambientalisti è anche Zeljana Grubisic, ricecatrice dell’Adriatic Institute for Public Policy ed ex direttrice del progetto multilingue online Southeast Europe del dipartimento della difesa Usa.  Secondo la Grubisic l’affrettata decisione della Croazia di dare il via libera alle trivellazioni petrolifere e gasiere è la dimostrazione della malessere economico che vive il Paese, pronto a svendere le sue risorse:  «La gara segreta autorità croate per recuperare le risorse di idrocarburi si fa beffe non solo del diritto comunitario, ma mina la fiducia della sua gente. Inoltre, le azioni della Croazia possono richiedere un  costo ambientale troppo alto per l’Adriatico incontaminato e per il turismo che da solo rappresenta ben il 20% del PIL della Croazia. La questione diventa più preoccupante se si considera che, dal 2001 al 2011,  17 miliardi dollari (o il 30% del PIL annuo) in Croazia provengono e da flussi finanziari illeciti di criminalità, corruzione ed evasione fiscale. Se, infatti, la Croazia offrisse ricche risorse di petrolio che vale la pena esplorare, il suo settore petrolifero potrebbe facilmente diventare un ambiente di corruzione ad alto livello, come nel caso dei Paesi ricchi di petrolio in cui il settore delle risorse naturali è la principale fonte di uscite finanziarie illecite. Finora, i ministri croati chiacchierano di ricchezza di responsabilità negli sforzi di trivellazione offshore».

Anche molti media Croati sono stati “arruolati” nelle crociata pro-trivelle e dicono che nelle casse della nazione entreranno miliardi, mentre ci sarà lavoro per migliaia di persone. «Eppure – scrive la Grubisic – le pagine web ufficiali del ministero dell’economia e del ministero dell’ambiente e della protezione della natura non forniscono alcuna indicazione sul fatto che uno studio preliminare di impatto ambientale sia stato effettuato prima dell’indagine sismica, una misura necessaria anche ai sensi del diritto ambientale croato. Inoltre, durante l’indagine sismica non è stato effettuato alcun monitoraggio indipendente. Se ci fosse o meno qualcuno a controllare le operazioni è una cosa che è stata lasciata alla compagnia britannica Spectrum Geo Limited  che, ad oggi non ha ancora pubblicato nessun rapporto sulle indagini sismiche nell’Adriatico croato e la Grubisic fa notare che «A causa della mancanza di trasparenza, non è chiaro chi esattamente chi abbia coperto il costo delle attività della Spectrum» che avrebbe ottenuto l’uso esclusivo  tutti i diritti di esplorazione e di scansione e che potrà cederli a terzi.  Cosa abbastanza normale se non ci fosse un problema: «Una società straniera ha ricevuto una licenza di esplorazione sismica multi-client delle acque croate, senza informare l’opinione pubblica – dice la Grubisic – senza una gara pubblica e senza eseguire uno studio di valutazione dell’impatto e del rischio ambientale. Tale manovra si traduce in un atto palese di svendere la sovranità croata ad  una compagnia straniera, con la  convenientemente concessione di bypassare la conformità alle normative».

In una risposta scritta ad un’interrogazione parlamentare il governo sostiene che l’interesse pubblico viene tutelato attraverso la raccolta di preziose informazioni sismografiche della Spectrum, che consentiranno il rilascio delle licenze per l’estrazione di idrocarburi. Un ribaltamento logico che fa passare la violazione delle procedure nazionali ed europee come necessità per favorire la ricerca di investitori.

L’indagine sismica è stata condotta tra il settembre 2013 e il gennaio 2014, e il ministero dell’Ambiente croato ha giustificato la mancanza di uno studio ambientale sostenendo che l’esplorazione sismica 2D non è dannosa per la flora e la fauna marine, peccato che questo sia il contrario di quanto dicono esperti dell’Onu e uno studio dell’Ong svizzera OceanCare. Un’altra perla infilata dal governo croato per giustificare l’assenza di una qualsiasi valutazione ambientale è che l’esito del sondaggio sismico ha un valore scientifico, non economico. Ma la Grubisic  evidenzia che questo giochetto è illegale e si chiede: «Il governo croato sta cercando di ingannare i suoi cittadini? Se sì, a che scopo?»  Intanto, nell’evidente tentativo di “sedurre” gli investitori, sul suoi sito internet la Spectrum presenta la Croazia come «Una nuova provincia petrolifera nel cuore dell’Europa»… chissà come saranno contenti gli imprenditori turistici!

Dopo le attività della Spectrum in Adriatico, diversi media croati ed italiani hanno riferito che diversi tursiopi sono stati trovati spiaggiati con i timpani scoppiati. Il caso più recente collegabile alle prospezioni petrolifere è quello dei capodogli morti e spiaggiati in Puglia. La Grubisic sottolinea che «il collegamento delle morti dei mammiferi marini con le recenti attività della Spectrum in Adriatico rimane speculativo in quanto i ricercatori marini in Croazia e in Italia non possono collegare la morte di un mammifero alle attività di indagine sismica per diversi motivi, in particolare la mancanza di uno studio di impatto ambientale». Ma resta il preoccupante segnale dell’impotenza pubblica a controllare il possibile forte impatto sulla fauna marina di  attività condotte senza controllo, di fatto  illegalmente e con un risultato ambientale potenzialmente disastrosa, a livello regionale.  «Senza dubbio – scrive la Grubisic – le azioni della Croazia minacciano l’ecosistema sensibile dell’Adriatico».  Secondo Plavj Svijet, un istituto di ricerca e salvaguardia marina croato, la mancata realizzazione della valutazione preliminare dell’impatto ambientale preliminare e della valutazione del rischio sismico, «è dannosa, in quanto impedisce la valutazione dello stato attuale della biodiversità e della distribuzione delle specie acquatiche, ma anche una futura valutazione di un impatto potenzialmente negativo ed una corretta pianificazione delle misure di attenuazione per le stesse specie. Una valutazione del rischio di impatto ambientale è fondamentale per valutare l’effetto del sondaggio sulle specie protette».

OceanCare e Plavj Svijet confermano che «Gli osservatori di mammiferi marini incaricati del monitoraggio dell’impatto ambientale a bordo delle navi da ricerca, non sono tenuti a comunicare le loro osservazioni alle autorità competenti, ma alla compagnia del sondaggio sismico che li assume. La società a sua volta, può, a sua discrezione, segnalare le loro attività di rilevamento alle autorità». Quindi i risultati possono essere “accomodati” per soddisfare gli obiettivi della compagnia e massimizzare le ricadute economiche della ricerca. E’ quello che molti temono che sia successo nel mare della Croazia, tra il disinteresse del governo.

La Grubisic fa notare che «la negligenza ambientale e le pratiche ecologiche scorrette, in particolare sotto governi corrotti e irresponsabili, hanno troppo spesso portato a conseguenze disastrose, e generalmente ci vogliono decenni per porvi riparo. Per il momento, l’Adriatico si distingue ancora per i suoi habitat marini e la fiorente biodiversità, un mare che, anno dopo anno dopo ha confermato la qualità dell’acqua che sostiene un turismo redditizio in Croazia».

Quindi la folle corsa a trivellare il mare croato mette in dubbio lo stesso progetto è una rischiosissima scommessa economica e finanziaria. «Finora, dice la Grubisic – il mancato rispetto della trasparenza pubblica di base suggerisce che le autorità della Croazia continueranno a svolgere le attività in mare aperto lontano dal controllo pubblico, evitando responsabilità». I media croati e la propaganda governativa continuano a dipingere la Croazia come un Paese pronto a trasformarsi in un gigante energetico regionale, ma alcuni giornalisti più coraggiosi sono a sollevare il velo di segretezza che avvolge questa operazione ed a rivelarne le debolezze economiche ed i rischi ecologici. Diverse associazioni ambientaliste chiedono una moratoria totale delle trivellazioni offshore in Adriatico, ma il governo di Zagabria non risponde.

La Croazia, ultima arrivata nell’Unione europea, è un Paese in crisi profonda, minato dalla corruzione e con un alto tasso di disoccupazione. «Senza un processo più trasparente – fa notare la Grubisic – i croati hanno alcuna base per aspettarsi di poter beneficiare delle trivellazioni offshore, ma sono di fronte all’incertezza viso e in ansia rispetto all’esito del tentativo».

A questo vanno aggiunti i contenziosi della Croazia con la Slovenia e il Montenegro per i confini delle acque territoriali, divergenze che però non hanno fermato i tre paesi che sono andati avanti con i loro piani di trivellazione. Il primo ministro croato Zoran Milanovic e il premier montenegrino Milo Djukanovic si sono incontrati il 6 ottobre e sembrano essere d’accordo davvero solo su una cosa: «Fare tutto il necessario per accelerare l’esplorazione petrolifera e gasiera nel Mare Adriatico meridionale, senza che questo pregiudichi il futuro confine marittimo». La Grubisic fa perfidamente notare che Milanovic e Djukanovic sono sprofondati nei sondaggi e che entrambi i loro governi devono fare i conti con intrighi corruzione e conclude: «Alla fine, come in innumerevoli casi analoghi, non lasceremo che la trivellazione offshore in Adriatico diventi un altro episodio ammonitore sui  politici avidi che hanno ignorato con successo la responsabilità ambientale ed i regolamenti, causando un disastro ecologico, tradendo i loro cittadini e riempiendo intanto i loro conti personali off-shore quanto basta per tutta la vita».

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  • Stop Oil & Gas Drilling in the Croatian Adriatic Sea