Petrolio: in Venezuela arresti e purghe per il gigantesco scandalo della Petrozamora

La compagnia russo-venezuelana sabotata da chi doveva controllarla

[22 novembre 2017]

Il Procuratore della Repubblica del  Venezuela, Tareck William Saab, ha annunciato l’arresto di 6 alti dirigenti della Citgo, la principale filiale della compagnia statale Petróleos de Venezuela sociedad anónima (Pdvsa)  per irregolarità nei contratti.  Insieme a loro sono finiti in galera almeno altri 50 dirigenti di livello minore della Pdvsa. Saab ha spiegato che gli arresti sonno il frutto di un’inchiesta approfondita che ha l’obiettivo di «sanare l’industria petrolifera, per smantellare le mafie che hanno fatto un danno patrimoniale all’economia venezuelana».

Gli arresti dei dirigenti della Pdvsa colpiscono al cuore l’industria petrolifera sulla quale si basa la disastrata economia del Venezuela – stretta tra il calo dei costi del greggio e il boicottaggio Usa –  dato che il Paese sudamericano possiede le più grandi riserve di greggio del mondo e che queste risorse rappresentano ancora il 95% delle esportazioni del  Venezuela.

Gli arresti riguardano diversi  casi di corruzione all’interno della compagnia petrolifera di Stato, tra questi ci sarebbero le ruberie sistematiche sul petrolio estratto dalla Faja Petrolífera del Orinoco; l’utilizzo personale continuato di 600 auto acquistate con i soldi della Pdvsa; le bustarelle sulla vendita di greggio a livello internazionale realizzate dalla Bariven, una filiale della Pdvsa; i traffici e l’ingiustificata ricchezza di ex funzionari della Pdvsa; i dati falsi sulla produzione di petrolio nella División Oriente e il sabotaggio della produzione dell’impresa russo-venezuelana Petrozamora. E proprio quest’ultimo sembra il caso più scottante, per le sue ripercussioni internazionali e che più preoccupa gli investigatori e il governo di Caracas.

La russa RT  riferisce che secondo una fonte investigativa dice «Ad agosto di quest’anno dei rappresentanti russi di questa impresa denunciarono che erano stati sottoposti a un sabotaggio sistematico da parte di rappresentanti della Pdvsa, il che ha danneggiato le loro operazioni».

Il governo di Caracas è doppiamente preoccupato per due ragioni: i dirigenti della Pvdsa arrestati provengono tutti dal Partido socialista unido de Venezuela (Psuv) del presidente della Repubblica Nicolás Maduro e il sabotaggio avvenuto tra il 2015 e il 2017 ha colpito una partnership tra Pvdsa e il gigante statale russo Gazprom, che opera nel Venezuela occidentale, e al quale sarebbero stati sottratti circa 15 milioni di barili di greggio, più o meno 500 milioni di dollari.

Il sabotaggio contro PetroZamora sarebbe consistito nel restringere il suo accesso al rifornimento di gas, con interruzioni senza preavviso che a volte si sono protratte per settimane. Ma i dirigenti della Pdvsa sarebbero stati complici e mandanti anche di sabotaggi degli impianti di sicurezza e contro attrezzature vitali  per le operazioni estrattive e danneggiamenti degli impianti elettrici. Inoltre, la mancata consegna di additivi chimici puntava a favorire  dei fornitori legati ai manager corrotti della Pdvsa.

Secondo le fonti della Procura della Repubblica del Venezuela, gli investigatori della Dirección General de Contrainteligencia Militar (Dgcim), che stanno partecipando alle indagini, scrivono in un rapporto che i dirigenti Pvdsa coinvolti nel sabotaggio «Potrebbero aver ricevuto offerte dal governo Usa per legalizzare in quella nazione i beni rubati in cambio della fornitura di informazioni riguardanti il governo venezuelano».

Insomma, il governo di Caracas accusa i suoi ex manager petroliferi di tradimento, a partire da Orlando Chacín, che prima di essere arrestato era il presidente della Corporación Venezolana de Petróleo (Cvp), incaricato di gestire i rapporti della Pdvsa con le compagnie petrolifere straniere che operano in Venezuela.

Chacín  era un personaggio in vista del potere bolivarista e pubblicava il seguito blog La Tabla, che nel  2016 è stato insignito del Premio Nacional de Periodismo. In molti pensano che lo scandalo sia visto dal governo Maduro come un’occasione per una purga ai vertici della Pdvsa e per fare pulizia in una gigantesca macchina di clientelismo e consenso, che ha dato pessima prova di sè durante la  crisi del crollo dei prezzi del greggio.

Secondo l’esperto di politica internazionale del Partido Comunista de Venezuela Basem Tajeldine, la scelta dei manager della Pdvsa di  attuare un sabotaggio sistematico degli impianti della  Petrozamora non è un fatto fortuito: «La corruzione all’interno della Pdvsa  e specificatamente il sabotaggio a Petrozamora, non  ho dubbi, rispondono a un piano – ha detto a RT – Non credo  nell’illusione  che si tratti unicamente  di funzionari che si sono riempiti le tasche di soldi. Agiscono con il doppio scopo di servire su un piatto d’argento la distruzione della principale industria del Paese e di produrre un conflitto con un socio strategico». E il socio sarebbe Vladimir Putin che finora ha sempre appoggiato – insieme ai cinesi – Maduro contro l’opposizione e gli Usa.

Tajeldine mette in guardia anche i suoi alleati del Psuv  e il governo bolivarista che ha nominato quelli che ora si scopre essere sabotatori corrotti, forse al servizio di Washington e dell’opposizione interna, «La scoperta degli autori del sabotaggio di questa impresa mista mette in evidenza un’operazione politica con fattori estremi  La corruzione è una forma molto dissimulata di sabotaggio e, in questo caso, è diretta contro un’alleanza politica ed economica di grande rilevanza per il Venezuela».

Il problema è che il socialismo bolivarista venezuelano ha chiuso troppe volte gli occhi sulla corruzione endemica nel Paese che vede tra i sui protagonisti molti quadri del  Psuv e soprattutto quella che è una mucca sacra da mungere: la Petróleos de Venezuela sociedad anónima, che è la cassaforte del governo e del Partito al potere.