Il Piano di attuazione per lo sviluppo della geotermia profonda in Europa è stato approvato

Otto attività di ricerca e innovazione, due barriere non tecnologiche e altri due temi trasversali rappresentano gli assi attorno ai quali è necessario concentrare gli sforzi

[16 febbraio 2018]

Il gruppo di lavoro temporaneo (TWG – Temporary Working Group) incaricato dall’Unione Europea di approfondire il tema della cosiddetta geotermia profonda (Deep Geothermal), nell’ambito dell’azione per la promozione delle fonti energetiche rinnovabili individuata nel SET-Plan (European Strategic Energy Technology Plan), ha ufficialmente concluso il suo lavoro. È stato infatti approvato il Piano di attuazione che contiene le attività – oltre a indicarne le relative fonti di finanziamento – individuate come prioritarie per il raggiungimento dei sei obiettivi strategici concordati all’interno della dichiarazione di intenti per la roadmap Deep Geothermal: dalla riduzione dei costi di produzione dell’energia geotermica all’aumento delle prestazioni del serbatoio al miglioramento dell’efficienza globale di conversione a diverse condizioni termodinamiche, quelli nella dichiarazione sono tutti elementi volti a migliorare l’impatto della coltivazione geotermica in Europa.

Si tratta di un lavoro che visto il nostro Paese di un ruolo di primissimo piano. Il gruppo di lavoro è infatti composto da rappresentanti di 11 Stati, e presieduto dai rappresentanti dell’Italia (Giampaolo Manfrida dell’Università di Firenze e Loredana Torsello di CoSviG – Consorzio per lo Sviluppo delle Aree Geotermiche) e dell’Islanda (con Gudni Johannesson).

Il lavoro del TWG Deep Geothermal è partito lo scorso febbraio, con una modalità messa in atto dalla Commissione Europea «sicuramente interessante e sfidante – come ha avuto modo di spiegare Loredana Torsello (nella foto, ndr) sulle pagine di QualEnergia e in una intervista concessa a GeotermiaNews – poiché impone che i percorsi di sviluppo tecnologico presenti nei piani di attuazione siano tracciati a valle di un confronto serrato e proficuo fra i rappresentanti dei diversi Paesi aderenti al SET Plan e gli stakeholder (industria, sviluppatori, finanziatori, ricercatori europei). Inoltre, chiedendo ai membri del TWG di individuare le linee di ricerca facendo anche mente locale a quali risorse finanziarie potessero consentire la realizzazione delle stesse, escludendo o limitando a specifiche situazioni (interesse largamente diffuso fra tutti gli Stati, strategicità dell’intervento, ecc.) il ricorso ai fondi comunitari, si è avviato uno sforzo di individuazione e mobilitazione di tutte le risorse che possono essere messe a disposizione per il raggiungimento degli obiettivi. Ciò favorirà anche la possibilità che più strumenti (fondi privati, pubblici, comunitari, nazionali e regionali) e più soggetti (ricerca, industriali, istituzioni nazionali e comunitarie) possano contribuire al perseguimento di obiettivi sfidanti ma anche essenziali perché si possa ambire a fare il salto di qualità nel ricorso alle risorse rinnovabili e, fra queste, alla geotermia, per un modello di sviluppo a basso contenuto di carbonio e più sostenibile per le nostre società».

Il complesso lavoro del TWG ha dunque individuato otto attività di ricerca e innovazione, due barriere non tecnologiche e altri due temi trasversali sui quali è necessario concentrare gli sforzi. Le 8 attività di R&I riguardano: uso del calore geotermico nelle aree urbane; materiali, metodi e attrezzature per migliorare l’operatività delle infrastrutture e dei sistemi geotermici; miglioramento dei serbatoi convenzionali e accesso e coltivazione di serbatoi non convenzionali; miglioramento delle prestazioni energetiche (conversione dell’elettricità e utilizzo diretto del calore); tecniche di esplorazione; tecniche avanzate di perforazione; integrazione di energia geotermica nel sistema energetico e flessibilità della rete; centrali geotermiche a emissioni zero. Per quanto riguarda invece le barriere non tecnologiche da superare per lo sviluppo della coltivazione geotermica, queste sono state individuate nella necessità di una maggiore accettazione sociale e mitigazione degli effetti indesiderati non richiesti (sismicità indotta, emissioni nell’ambiente da una parte, e nella ricerca di metodi e strumenti trasparenti e armonizzati per la gestione del rischio tecnico e finanziario dall’altra. Infine, i due temi trasversali sopra citati riguardano il trasferimento della conoscenza e formazione (inclusi l’apprendimento peer-to-peer e le infrastrutture di ricerca) e la disponibilità e unificazione dei database per le risorse geotermiche europee.

Se questi sono gli assi prioritari lungo i quali l’Europa ritiene prioritario agire per il miglioramento e lo sviluppo della coltivazione geotermica profonda, com’è possibile agire concretamente? La risposta arriva ancora una volta dal TWG, che si è preoccupato di indicare le risorse allo scopo: in totale ammontano a 936,5 milioni di euro gli investimenti ritenuti necessari allo scopo, da coprirsi per il 49% con fondi privati a carico dell’industria di settore, per 36,5% con fondi provenienti da programmi nazionali e per il rimanente 14,5% con fondi UE.