Piombino, una giornata in chiaro-scuro: sciopero alla Lucchini e accordo per la riqualificazione del porto

[26 luglio 2013]

Per ora il destino dei lavoratori della Lucchini di Piombino rimane in alto mare, come quello della siderurgia in Italia. Oggi era la giornata dello sciopero indetto da Fim, Fiom e Uilm a cui hanno aderito circa mille lavoratori, che hanno sfilato in corteo dall’ex Ilva fino al porto, dove alcuni di essi, come atto dimostrativo, si sono buttati in mare nelle acque portuali. Per i sindacati per ora non si vede la luce in fondo al tunnel.

«L’incontro di Roma al Mise con il commissario Nardi – si legge in una nota congiunta dei sindacati Fim, Fiom, Uilm – conferma tutte le preoccupazioni già presenti nello stabilimento, la mancanza di acquirenti dell’intero ciclo produttivo mette in discussione il futuro di Piombino e della siderurgia in Italia. I piani presentati dal commissario prevedono chiusure degli impianti, con tagli del personale da 500 persone fino a 4 mila unità, cioè l’intera fabbrica con l’indotto, e promesse vaghe di possibili forni elettrici. Per questo il sindacato ha proclamato uno sciopero nazionale di gruppo da tenersi nei vari territori».

«Il commissario vuole chiudere l’area a caldo e spengere l’altoforno il 30 settembre – continua la nota – e noi questo lo consideriamo da irresponsabili. Il sindacato ha proposto la sinergia con Taranto facendo bramme di qualità per prendere tempo, non fermando l’altoforno e facendolo proseguire per altri 18 /30 mesi, il tempo per avere un nuovo progetto che agganci il piano europeo e permetta di mantenere il lavoro e l’occupazione. Il Governo dovrà rispondere se vogliamo ancora produrre le rotaie in Italia, se vogliamo avere ancora la siderurgia, o se invece vogliamo lasciare il campo dell’industria primaria agli altri paesi europei o asiatici».

Lavoratori e sindacati chiedono sinergie con l’Ilva di Taranto e che il governo convochi i due commissari, Bondi e Nardi, per siglare un accordo tra i due stabilimenti che permetterebbe di lasciare acceso l’altoforno piombinese fino al 2015 e intanto lavorare ad un nuovo progetto.

Rigettata invece dai lavoratori e dal sindacato la cosiddetta ipotesi “spezzatino” (vendita a pezzi del ciclo produttivo) che invece rimane in campo. Infatti  il commissario Piero Nardi, incaricato dal ministero allo sviluppo economico per la gestione della vicenda ha messo sul tavolo quattro ipotesi: sostituire il vecchio altoforno che è a fine vita con uno di nuova generazione a emissioni zero usufruendo del fondo europeo per la riqualificazione ambientale; sostituirlo con il forno elettrico; spostare l’altoforno verso l’asse viario ma c’è l’impatto sulla città; la vendita a pezzi dell’azienda ma bisogna comunque trovare chi la compra.

Di fatto la sinergia di scopo con l’Ilva di Taranto pare intelligente visto la riduzione della produzione nello stabilimento pugliese a causa delle operazioni di bonifica. Ma il governo ha l’obbligo anche di guardare avanti e mettere in campo una strategia di lungo respiro con un piano nazionale per l’industria volto alla sostenibilità, che premi i processi produttivi green, le attenzioni in ambito ambientale e le imprese trasparenti nella loro gestione.

Intanto per la città di Piombino (e anche per la siderurgia) almeno una buona notizia oggi è arrivata: il ministero dello Sviluppo Economico, il ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, il ministero dei Trasporti e Infrastrutture, la Regione Toscana, la Provincia di Livorno, il Comune di Piombino e l’Autorità Portuale hanno siglato un Protocollo d’Intesa con la volontà di attuare una strategia di azioni sinergiche e integrate di infrastrutturazione del territorio, di riqualificazione ambientale e di reindustrializzazione di Piombino.

«Con la firma del protocollo – ha dichiarato il ministro dell’Ambiente Orlando – l’area di Piombino si avvia verso un concreto  percorso  di riqualificazione ambientale e sviluppo produttivo, così come ci eravamo impegnati ad attuare nei mesi scorsi in occasione della mia prima visita in loco».

In particolare, con il Protocollo le parti firmatarie si sono impegnate a garantire la realizzazione degli interventi di implementazione infrastrutturale del porto di Piombino, per il mantenimento e potenziamento dei livelli occupazionali dell’area siderurgica del medesimo Comune e per superare le gravi situazioni di criticità ambientale dell’area, al fine di garantirne lo sviluppo sostenibile.