Più di 50 tribù di Canada e Usa si alleano contro gli oleodotti delle sabbie bituminose (VIDEO)

First Nations e Tribù: «I nostri popoli lottano per migliorare il futuro per tutti»

[26 settembre 2016]

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Le tribù dei nativi americani Usa e le First Nations canadesi si sono alleate per «sfidare e resistere collettivamente» alle proposte di costruire altri oleodotti per trasportare il petrolio più sporco del mondo: quello delle sabbie bituminose dell’Alberta, Canada.  Più di 50 First Nations canadesi e tribù Usa hanno infatti firmato un trattato che dichiara guerra al petrolio, una dimostrazione di unità che si manifesta dopo che la protesta degli indiani statunitensi è riuscito a bloccare la Dakota Access Pipeline che dovrebbe attraversare 4 Stati Usa e i siti sacri della tribù Standing Rock Sioux, che è tra i firmatari del Trattato tribale.

In un comunicato congiunto si legge che «Le First Nations del Canada  e le Tribù degli Stati Uniti hanno firmato il New Treaty Joining Forces To Stop All Tar Sands Pipelines. I firmatari si impegnano anche per la transizione verso un’economia sostenibile basata sulle energie rinnovabili»

I capi delle First Nations e delle tribù si sono riuniti nel territorio della Nation Musqueam (Vancouver) e della Nation Mohawk (Montréal), per firmare un nuovo trattato nordamericano: il Treaty Alliance Against Tar Sands Expansion che impegna una cinquantina di nazioni e popoli tribali canadesi e statunitensi «A lavorare insieme per mettere fine a tutti i progetti di pipeline, di traporto ferroviario e di petroliere delle sabbie bituminose proposti sui loro territori.

Le  First Nations e le tribù «si impegnano a fermare i 5 progetti di oleodotti e di terminal petroliferi proposti (Kinder Morgan, Energy East, Line 3, Northern Gateway e Keystone XL) così come i progetti di trasporto ferroviario delle sabbie bituminose quali i progetti di esportazione del Chaleur Terminals Inc. dal Port of Belledune nel New Brunswick.

Il grande capo dei Kanesatake, Serge Simon, ha spiegato che «Quel che significa questo Trattato per il Québec è che lavoreremo con i nostri alleati della First Nation della British Colombia per fermare la Kinder Morgan pipeline e che lotteremo anche insieme ai nostri alleati tribali del Minnesota conto l’espansione dell’ Enbridge’s Line 3  e sappiamo che anche noi possiamo contare sul loro aiuto  contro il progetto Energy East».

Secondo il Trattato, «Le nostre Nazioni si uniscono nel quadro del presente Trattato per proibire ufficialmente e per convenire di impedire collettivamente l’utilizzo dei nostri rispettivi territori e coste in relazione all’espansione della produzione delle sabbie bituminose dell’Alberta, includendo l’espansione del  trasporto di tale produzione per pipeline, treno o nave».

Rueben George, della Tsleil-Waututh Sacred Trust Initiative, ha sottolineato che «E’ un’epoca di unità tra i popoli indigeni senza precedenti, nella quale i nostri popoli lottano per migliorare il futuro per tutti. Il progetto Kinder Morgan pipeline che passerebbe sul nostro territorio rappresenta un rischio inaccettabile per la nostra acqua, per le nostre terre e il nostro popolo: siamo fieri di fare fronte comune con i nostri fratelli e sorelle per esigere alternative migliori rispetto a questi progetti pericolosi».

Il capo tribale  Carrier Sekani Terry Teegee ha evidenziato che «Gli Yinka Dene hanno già dimostrato, nel caso  del Northern Gateway dell’Enbridge, che un oleodotto non ha nessuna possibilità di passare di fronte a un muro di opposizione autoctona: La stessa cosa si sta ripetendo adesso con tutti gli altri progetti di pipeline delle sabbie bituminose, tra i quali un altro progetto fallimentare: quello della Kinder Morgan nella British Columbia».

Ma lo sviluppo dell’industria delle sabbie bituminose ha già avvelenato l’acqua delle First Nations dell’Alberta e dei territori vicini e l’Alleanza dice che «Questi progetti di trasporto via pipeline,  treno o nave minaccerebbero le acque di altre numerose Nazioni. Le popolazioni autoctone sono direttamente colpite dagli impatti intensi dei cambiamenti climatici, tra i quali gli incendi boschivi e le inondazioni, e la crisi climatica attuale minaccia le piante e gli animali che fanno parte integrante delle culture autoctone».

Secondo il grande Capo Phillip, presidente dell’Union of British Columbia Indian Chiefs, «I popoli indigeni si mobilitano insieme ovunque per far fronte ai nuovi progetti distruttivi di combustibili fossili, con il migliore esempio della contestazione in corso della comunità sioux di Standing Rock nel North Dakota. Noi sappiamo che le infrastrutture per espandere le sabbie bituminose sono sia completamente irresponsabili che incompatibili con gli obiettivi del Canada di ridurre le sue emissioni di gas serra».

La vice-presidente della Standing Rock Sioux Tribe, Jesse McLaughlin, ha dichiarato: «Siamo solidali con le altre Nazioni indigene, loro ci sostengono nello stesso modo».

Il Trattato afferma che «Le Nazioni autoctone firmatarie vogliono diventare dei partner di primo piano nel quadro della transizione verso una società più sostenibile. Numerose Nazioni indigene dimostrano già ora la leadership  sviluppando dei progetti di energie rinnovabili sui loro territori».

Il grande Capo Derek Nepinak, dell’Assembly of Manitoba Chiefs, ha concluso: «Vogliamo collaborare con il Primo ministro e il Governo (del Canada, ndr) per sviluppare un’economia sostenibile che non marginalizzi i  nostri popoli.  C’è un grande risveglio spirituale dei nostri popoli mentre  rinvigoriamo le nostre nazioni con l’obiettivo di un futuro migliore per tutti».

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  • Treaty Alliance Against Tar Sands Expansion signing