Poco ambiente e nessuna novità nel discorso sullo Stato dell’Unione di Juncker (VIDEO)

Un intervento dominato dalla preoccupazione per le migrazioni e la tenuta democratica dell’Ue

[12 settembre 2018]

Per quanto riguarda le tematiche ambientali, il discorso sullo stato dell’Unione tenuto oggi dal presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker può essere riassunto con il tweet di Monica Frassoni, co.presidente dei Verdi europeo: sul clima solo «brevi accenni da Juncker, ma gli sforzi Ue non sono sufficienti. La scienza dice che siamo in ritardissimo. Solo la Svezia è in linea con obiettivi di Parigi per merito dei Verdi al governo».

Juncker, in un discorso dominato dalla paura dell’ondata bruna che alle prossime elezioni europee potrebbe travolgere l’equilibristica alleanza tra quel che resta della socialdemocrazia e i popolari sempre più attratti dalle sirene populiste, ha in effetti fatto più un bilancio e parlato di energia ed economia che della necessaria  azione climatica che preveda un cambio di paradigma e un ripensamento delle politiche neoliberiste.

Ecco cosa si legge nel documento sullo stato dell’unione riguardo al capitolo su ambiente, clima ed energia, messi comunque come terza tra le 10 priorità dell’Ue dal  presidente della Commissione europea in quello che con tutta probabilità sarà il suo ultimo discorso sullo stato dell’Unione europea:

Un’Unione dell’energia resiliente con politiche lungimiranti in materia di cambiamenti climatici

“È mia intenzione riformare e riorganizzare la politica energetica europea per creare una nuova Unione europea dell’energia. […] Dobbiamo aumentare la quota delle energie rinnovabili nel nostro continente. […] Ritengo che, per risultare credibile e lungimirante, l’Unione europea debba fissare un obiettivo vincolante di efficienza energetica almeno del 30%, da raggiungere entro il 2030. […] (Dobbiamo essere) mossi non soltanto dalla volontà di adottare una politica responsabile in materia di cambiamenti climatici, ma […] anche da esigenze di politica industriale.”

Jean-Claude Juncker, Orientamenti politici, 15 luglio 2014

L’Unione dell’energia e la lotta contro i cambiamenti climatici sono elementi fondamentali per la modernizzazione dell’industria e dell’economia europee. Aprono alle imprese europee possibilità per mantenere e sfruttare il vantaggio acquisito come pioniere e per inserirsi nello sviluppo di un mercato mondiale delle tecnologie pulite e innovative, restando nel contempo una fonte di progresso sociale che consenta a ciascuno di beneficiare della transizione.

Con l’Unione dell’energia e una politica lungimirante in materia di cambiamenti climatici l’Ue crea un ambiente propizio all’accelerazione degli investimenti pubblici e privati nell’innovazione e nella modernizzazione in tutti i settori fondamentali. Guidiamo la transizione verso un’economia moderna e pulita tenendo conto delle differenze fra i diversi membri dell’Ue in termini di mix energetico e di struttura economica. Oltre ad aggiornare e rafforzare la normativa in materia di energia e di clima, l’UE intende predisporre misure per stimolare gli investimenti, creare occupazione, agevolare le industrie innovative e fare in modo che nessun cittadino, nessun lavoratore e nessuna regione rimanga indietro in questa transizione.

Si rilanceranno così l’occupazione e la crescita, si metteranno al centro del nostro futuro la ricerca e l’innovazione e si preparerà l’industria europea a sostenere gli impegni in materia di clima. L’Europa continuerà a trasmettere il messaggio che il mondo può contare sulla sua leadership in materia climatica.

Con l’accordo di Parigi sui cambiamenti climatici l’Ue si è impegnata a ridurre di almeno il 40% le emissioni di gas a effetto serra entro il 2030. Si tratta di un investimento nella nostra prosperità e nella sostenibilità dell’economia europea, che muove dai dati che indicano che, nel periodo dal 1990 al 2015, le emissioni sono diminuite del 22% nell’Ue mentre il prodotto interno lordo è aumentato del 50% .

L’Ue è l’unica grande economia del mondo ad aver dato integralmente corpo nella normativa alle iniziative avviate per rispettare gli impegni assunti con l’accordo di Parigi. A tal fine nel 2017 sono state adottate norme fondamentali per ridurre le emissioni nei trasporti, nell’edilizia, nella gestione dei rifiuti, nell’agricoltura, nell’uso del suolo e nella silvicoltura. Con tali norme e strumenti a sostegno nonché con la riforma del sistema di scambio di quote di emissione dell’Ue (ETS) è ormai predisposto il quadro giuridico della politica climatica dell’Ue a orizzonte 2030.

Adottando nel 2018 quattro delle otto proposte legislative inserite dalla Commissione nel pacchetto Energia pulita per tutti gli europei, l’UE ha predisposto un quadro normativo moderno e avanzato per la transizione all’energia pulita, assolvendo l’impegno assunto dalla Commissione Juncker di affermare l’Unione come leader mondiale nelle energie rinnovabili e dare priorità all’efficienza energetica.

Esiste attualmente un solido quadro di governance che permette di monitorare la conformità e di promuovere gli investimenti per assicurare il conseguimento degli obiettivi che l’UE si è data per il 2030 in materia di energia e clima: almeno 40% di riduzione delle emissioni di gas a effetto serra, almeno 32% di energie rinnovabili nel mix energetico dell’UE e 32,5% di risparmi in termini di efficienza energetica.

Per onorare gli impegni climatici assunti a Parigi, nel prossimo decennio l’Europa avrà bisogno di investimenti nelle basse emissioni di carbonio per un importo intorno ai 180 miliardi di € l’anno . Per il prossimo quadro finanziario pluriennale la Commissione ha quindi proposto di innalzare il livello di ambizione con l’integrazione delle considerazioni legate ai cambiamenti climatici in tutti i programmi dell’Ue, puntando ad avere almeno il 25% della spesa dell’Ue che contribuisca agli obiettivi climatici. Ma il denaro pubblico non sarà sufficiente: il settore finanziario deve mettere tutto il proprio peso al servizio della lotta contro i cambiamenti climatici.

Fin dalla sua creazione il piano Juncker favorisce gli investimenti nell’efficienza energetica, nelle energie rinnovabili e nella mobilità sostenibile. Questo ha consentito, fra l’altro, di erogare energia rinnovabile a 8,2 milioni di famiglie europee e di installare 28 milioni di contatori intelligenti per il gas e l’energia elettrica.

L’Unione dei mercati dei capitali mira a orientare il sistema finanziario verso il sostegno a una crescita a lungo termine, sostenibile e rispettosa dell’ambiente. A marzo 2018 la Commissione ha presentato il primo piano d’azione dell’UE sulla finanza sostenibile della sua storia, nel quale espone una strategia strutturata e sistematica atta a orientare gli investimenti privati verso progetti più ecologici tramite la modifica degli incentivi e un cambiamento culturale in tutta la catena dell’investimento. Il settore finanziario può svolgere un ruolo fondamentale in tale contesto.

A maggio 2018 sono state proposte le prime misure concrete, fra cui un sistema armonizzato di classificazione a livello di Ue (una “tassonomia”) che offra ai professionisti e agli investitori privati definizioni comuni, trasparenza e compatibilità.

La Commissione è intervenuta per accelerare la transizione a un’economia pulita in altri comparti dell’economia, in particolare nei trasporti. Nell’ambito della strategia per una mobilità a basse emissioni, a novembre 2017 ha proposto norme per ridurre le emissioni di biossido di carbonio (CO2) del trasporto su strada, proponendo nuovi obiettivi di emissione per il CO2 delle autovetture e dei veicoli commerciali leggeri nuovi e consolidando il primato dell’Ue nei veicoli puliti. A maggio 2018 la Commissione ha completato l’agenda olistica per una mobilità sicura, pulita e connessa presentando, tra l’altro, standard di emissione di CO2 per i veicoli pesanti e misure che favoriscono l’aerodinamicità nella progettazione degli autocarri e il miglioramento dell’etichettatura degli pneumatici. Inoltre, la Commissione ha presentato un piano d’azione globale per le batterie, al fine di contribuire a sviluppare un “ecosistema” competitivo e sostenibile per le batterie in Europa.

Per attutire l’impatto della transizione energetica sulla società la Commissione ha avviato un’iniziativa a favore delle regioni ad alta intensità di carbone e di carbonio, con cui offre soluzioni su misura alle regioni penalizzate dalla transizione all’economia pulita. Il sostegno interviene per riqualificare i lavoratori, ammodernare le infrastrutture e investire nei modelli imprenditoriali del futuro in modo che la transizione energetica non lasci indietro nessuna regione. La Commissione ha altresì varato l’Osservatorio della povertà energetica quale azione abilitante a sostegno di una transizione giusta e socialmente equa verso l’energia pulita.

Nell’ultimo anno il lavoro compiuto sulla solidarietà e sicurezza nel settore energetico ha permesso di non lasciare isolato nessun europeo. Il vertice di Lisbona del luglio 2018 ha dato una palese manifestazione di solidarietà europea nel settore dell’energia quando i leader di Spagna, Francia e Portogallo hanno concordato misure volte a rafforzare l’integrazione della penisola iberica nel mercato interno dell’energia. La Commissione sostiene la costruzione dell’infrastruttura necessaria con un investimento record di 578 milioni di € nella linea elettrica che allaccerà la Spagna alla Francia attraverso il Golfo di Biscaglia per spezzare l’isolamento energetico in questa parte dell’Europa.

Il Presidente Juncker e i leader di Estonia, Lettonia, Lituania e Polonia hanno concordato la tabella di marcia politica per la sincronizzazione della rete elettrica di questi Stati membri con la rete continentale europea entro il 2025. La Commissione sosterrà tali Stati per spezzare l’isolamento energetico della regione del Mar Baltico.

Rispondendo alla richiesta avanzata dai leader dell’Ue a marzo di quest’anno, la Commissione sta elaborando una proposta di strategia dell’Ue per la riduzione a lungo termine delle emissioni di gas a effetto serra. Un ampio processo di consultazione ha preso avvio con una conferenza ad alto livello dei portatori di interessi e con una consultazione pubblica. La Commissione punta a presentare le proposte entro novembre 2018, anche per trasmettere ai nostri partner, in anticipo sulla riunione della COP24 che si terrà a Katowice il mese successivo, il segnale forte che l’Ue pianifica con serietà il lungo termine.

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