Portogallo, dove rivince la destra ma la sinistra ha la maggioranza

Il centro-destra perde voti e seggi ma vince, la sinistra ha i voti e i seggi, ma è divisa in tre

[5 ottobre 2015]

Bloco de Esquerda Martins

Le elezioni portoghesi hanno dato un risultato paradossale: con il 99% delle schede scrutinate, la Coalizione di centrodestra Portugal à Frente –  formata dal Partido social democrata  del premier uscente Pedro Passos Coelho e dal Centro democrático social –si aggiudica la maggioranza relativa dei seggi, 99, ma ne perde ben 33 rispetto al 2011, rimontando comunque un Partido Socialista – dato per vincente solo un paio di settimane fa – che ha sprecato tutto il suo vantaggio con una improbabile rincorsa al centro, con una polemica a sinistra e, visto che il disastro economico dipende anche dal precedente governo socialista, che aveva applicato diligentemente  le politiche neoliberiste, consegnando il Paese al centro-destra e alla Troika, mano a mano che ci si avvicinava alle elezioni, il suo slogan “votare PS per cambiare governo e cambiare politica” è risultato sempre più incoerente di fronte agli attacchi della destra, che accusava i socialisti di aver portato il Paese al disastro, e della sinistra che diceva che il PS aveva tradito ogni valore popolare.  Alla fine il PS ottiene il 32,3% dei voti e 79 seggi, solo 5 in più del disastroso risultato di 4 anni fa.

La sconfitta socialista è anche il frutto di una sfiducia e di uno scoramento progressivo del suo elettorato, che è andato ad ingrossare le fila dell’astensionismo, che ha raggiunto la metà degli elettori, e che in parte si è spostato a sinistra, contribuendo al forte successo del Bloco de Esquerda, la nuova sinistra portoghese che si definisce socialista e contro il colonialismo finanziario, una formazione che raggiunge il 10,2% dei voti e passa da 8 a 17 seggi, mentre il vecchio Partido comunista português – che era coalizzato con il Partido Ecologista “Os Verdes” (PEV)  nella Coligação Democrática Unitária –  si ferma all’8,2% e  a 14 seggi, 2 in meno del 2011.

Il centro-destra canta vittoria ma è una vittoria molto amara: è lontano dalla maggioranza di 116 seggi necessaria per governare e soprattutto è minoranza in un Paese che si è spostato a sinistra – anche se senza entusiasmo – una sinistra che, messa insieme,  raggiunge quasi il 50%, ma che è divisa, sia per le forti critiche che  il Bloco de Esquerda rivolge alle politiche liberiste e alla corruzione del PS, sia per il fatto che i voti del Partito comunista sono congelati – come per il KKE in Grecia – in un’ortodossia fuori dal tempo che preclude ogni alleanza nel nome di una rivoluzione e di una dittatura del proletariato che paiono impossibili in un Paese che, nonostante tutto, ha confermato il governo della troika e dell’austerity.

Mettendo insieme PS, Bloco e comunisti, in Parlamento ci potrebbe essere una variopinta maggioranza di sinistra, ma quello che il Portogallo sembra avere di fronte è un periodo di instabilità politica, oppure una Grosse Koalition alla lusitana, tra  il centrodestra di Portugal à Frente e il Partido Socialista, che probabilmente finirebbe per dissanguare i socialisti a favore del Bloco de Esquerda. Una situazione alla greca, nella quale il PS si comporterebbe come il Pasok e BE diventerebbe Syriza, come in parte è ed aspira ad essere, visto il suo programma e la sua composizione sociale, con l’adesione di molte donne e giovani e di gran parte del movimento ambientalista portoghese, non molto forte nonostante il Portogallo sia uno dei Paesi all’avanguardia per quanto riguarda le energie rinnovabili e la lotta al cambiamento climatico. Il Bloco aveva comunque un programma ambientalista molto avanzato che ha messo in difficoltà i Verdi del PEV alleati dei comunisti.

Passo Coelho lo sa e, pur commentando la sua vittoria con soddisfazione,  ha messo subito le mani avanti: «Sarebbe strano che chi vince le elezioni non  potesse governare. Però è importante riconoscere che il Parlamento è diverso», poi ha rivolto un appello ai socialisti a rispettare le regole europee l’appartenenza alla moneta unica, facendo forse balenare la possibilità di un governo di minoranza appoggiato esternamente dal PS e quindi ancora di più sotto tutela della Troika.

Il segretario del Partido Socialista, Antonio Costa, ha riconosciuto che «Il PS non ha raggiunto i risultati che ci aspettavamo» e ha detto che «La maggioranza di sinistra  a favore del cambiamento (PS, PC e BE) non è una maggioranza di governo» e che «Il PS non  contribuirá a maggioranze negative», il che uccide sul nascere ogni alleanza con comunisti e Bloco de Esquerda e consegna il PS ad una nuova stagione di indecisione e probabilmente di delusione per il suo elettorato che, per l’ambiguità furbesca dei suoi leader,  ha visto sfumare nelle ultime due settimane una vittoria che credeva certa

Il rinnovato Bloco de Esquerda è stato invece la grande sorpresa e, per la prima volta nella storia ha superato l’ossificato Partido Comunista, grazie soprattutto a due leader come Caterina Martins e  Mariana Mortágua che, commentando il voto, hanno subito sottolineato: «Non sarà il Bloco che non farà un governo di sinistra. E se il presidente della Repubblica incaricherà la destra di formare il governo, noi voteremo contro. Il Bloco non consentirà un governo di minoranza nell’Assembleia». Ma la Martins e la Mortágua chiedono che il debito portoghese venga rinegoziato,  cosa alla quale il socialista Costa è contrario, mentre i comunisti vogliono uscire dall’euro.

L’altro scenario è che il presidente della Repubblica  Aníbal Cavaco Silva dia l’incarico a Passos Coelho e che la maggioranza di sinistra in Parlamento voti contro, ma il portogallo non potrebbe comunque andare a nuove elezioni minimo entro 6 mesi e quindi resterebbe in carica il governo di centro-destra uscente fino a metà del  2016

La patata bollente è nelle mani del deluso Partido Socialista che probabilmente, alla fine, consentirà alla  coalizione di Passos Coelho di governare come vincitrice dopo aver imposto le dure ricette della troika ad un Paese impoverito e sfiancato dalla crisi, ma i cui indicatori economici segnalano una tiepida ripresa che va a vantaggio delle classi più abbienti che hanno votato Portugal à Frente, non certo dei lavoratori che, sotto le bandiere dei sindacati e del PS avevano manifestato contro l’austerità e le feroci privatizzazioni imposte da Bruxelles che ora, probabilmente, un governo minoritario nel Paese  continuerà a portare avanti con l’appoggio di parte di quelli che  la contestavano.  Uno scenario da incubo per il PS, nel quale si aprirebbero praterie “greche” per il Bloco de Esquerda.