Preoccupazione per lo sversamento di digestato di un impianto a biogas nel torrente Carsia

Arpat: nessun rischio di anossia e contaminazione

[7 marzo 2016]

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Nella mattina del 5 marzo in un impianto per la produzione di biogas nel comune di Massa Marittima (GR), si è verificato uno sversamento di circa 2.000 m3 di digestato, nel torrente Carsia che scorre poco distante dall’impianto. Il Carsia è un affluente del torrente Bruna che sfocia sulla costa del comune di Castiglione della Pescaia e il sindaco Giancarlo Farnetani e il vice sindaco Elena Nappi hanno subito avviato un costante monitoraggio della situazione insieme al responsabile della Protezione Civile Massimo Baricci. «A questo proposito  – si legge in una nota del Comune –  sono costanti anche i contatti con i sindaci di Massa Marittima, luogo nel quale ha sede l’impianto a bio masse da cui pare sia partito lo sversamento, e il sindaco di Gavorrano. Subito approntata l’organizzazione per eventuali interventi d’urgenza anche utilizzando materiale per il contenimento di prodotti oleosi, con strumentazione messa a disposizione dalla Marina di Punta Ala alla quale vanno i ringraziamenti dell’amministrazione. Allo stato attuale, la situazione è sotto controllo: Arpat, Forestale e Protezione Civile monitorano costantemente l’evolversi degli eventi». L’Arpat spiega che «Sulla base delle prime informazioni ricevute, lo sversamento sembra sia stato determinato da una pompa ad immersione, per il trasferimento del digestato da una all’altra vasca di stoccaggio, rimasta accesa per cause da determinare».

Sulla sua pagina Facebook  Fabio Tognetti, responsabile energia Legambiente Toscana, sottolinea che «Se venisse confermato che si tratta di sversamenti di un impianto a biomasse, occorrerebbe ancora una volta interrogarci sulla reale sostenibilità ambientale di certi impianti. Le biomasse sono una risorsa rinnovabile senza alcuna ombra di dubbio e rappresentano un’alternativa agli idrocarburi. Ma l’applicazione che ne è stata fatta in Maremma non è, nella maggior parte dei casi, ambientalmente sostenibile».

Gli operatori  Arpat del Dipartimento di Grosseto in servizio di pronta reperibilità, allertati dal Corpo Forestale dello Stato, si sono recati sul posto, constatando che «I responsabili dell’impianto stavano provvedendo a realizzare un argine per interrompere l’afflusso di digestato nel torrente».

Arpat sottolinea che «I tecnici dell’Agenzia hanno prelevato campioni di acqua del torrente a monte, immediatamente a valle dello sversamento ed a qualche chilometro più a valle, oltre che nella canaletta, all’esterno dell’impianto, attraverso la quale il digestato ha raggiunto il torrente. Hanno anche hanno provveduto a misurare l’ossigeno disciolto nel Carsia, alcuni km a valle dello sversamento (8 mg/l) dove l’acqua anche se limpida presentava presenza di schiuma. Quindi nel fiume Bruna, in loc. Macchiascandona (6,5 mg/l) dove le acque presentavano il colore scuro del digestato. In entrambi i casi la concentrazione di ossigeno si presentava elevata e non indicava – al momento del controllo – rischio di anossia».

I tecnici dell’Arpat sono poi andati a Castiglione della Pescaia, dove il Bruna si riversa in mare, e dicono che «Alla foce le acque non presentavano segni di contaminazione, ma c’è da rilevare che al momento del sopralluogo c’era mare grosso che, spinto dal forte vento, rientrava nel canale. Durante le verifiche effettuate i tecnici Arpat non hanno notato morie di fauna ittica e non sono loro pervenute segnalazioni in merito».