Presidenziali francesi e nucleare: i candidati passati al contatore Geiger

Chi vuole uscire subito, chi fra un po’, chi restare e chi sogna un’umanità nucleare

[20 aprile 2017]

Domenica, a pochi giorni dall’anniversario della più grande tragedia del nucleare civile del mondo, quella di Chernobyl, in francia si voterà per il primo turno di elezioni presidenziali che hanno sconvolto i pronostici della vigilia e che probabilmente non vedranno i due partiti storici che si sono sempre contesi la presidenza, gollisti e socialisti, non portare un loro candidato al secondo turno.

Una delle variabili che determinerà probabilmente il successo dei candidati e un possibile cambio del primato a sinistra, con la coalizione “La France Insoumise” che supererà quasi sicuramente il Parti Socialiste, sarà l’ambiente e, in quest’ambito, il tema più caldo resta ancora il nucleare.

Per questo la coalizione di associazioni antinucleari  Réseau “Sortir du nucléaire” ha passato al contatore Geiger i candidati per capire cosa ne pensano del nucleare, delle vecchie centrali a fine vita e della loro dismissione o rivitalizzazione che stanno portando Edf e Areva al fallimento, ma anche che ne pensano del costosissimo e mai terminato Epr, della transizione energetica e del disarmo nucleare.

Ecco le posizioni su nucleare e dintorni di tutti i candidati:

 

Marine Le Pen,  la candidata della neo-destra del Front National, data per favorita al primo turno ma sconfitta al secondo, sembra sensibile alla sfida ecologica, ma poi fa del m nucleare la pietra angolare della sua autarchica strategia di uscita dalle energie fossili. Per la Le Pen, la Francia deve basarsi sulla filiera nucleare per garantire la sua indipendenza e ridurre le sue emissioni di gas serra. Quindi per la candidata neofascista il nucleare non è un problema. È la soluzione. Lo testimoniano e sue relazioni privilegiate con la Société française d’energie nucléaire, una potente lobby nucleare, e il suo appoggio incondizionato alle armi atomiche francesi. .

Emmanuel Macron il candidato del movimento En marche, che si definisce «né di sinistra  né di destra» e che al ballottaggio potrebbe diventare il nuovo presidente della Francia, è un fan del nucleare. Malgrado questo camaleonte della politica cambi facilmente atteggiamento in funzione dell’auditorio che ha di fronte, il suo atteggiamento pro-nucleare sembra chiaro: la legge Macron che ha presentato prevede un emendamento per realizzare un deposito sotterraneo di scorie nucleari e ha preso diverse volte posizione a favore degli Epr di Hinkley Point e di Flamanville,. Nessuno dubita che, se verrà eletto, sarà un presidente dedito alla causa nucleare. Macron, un ex ministro socialista spostatosi al centro, è un patito delle tecnologie digitali e punta sulla coppia tecnologia/nucleare per rilanciare una filiera atomica che ha grossi problemi.

Jean-Luc Mélenchon candidato della sinistra radicale de La France Insoumise, potrebbe essere la sorpresa del primo turno e, se arrivasse al secondo turno con  La Le Pen o Macron potrebbe sconvolgere ogni pronostico.  Mélechon è radicalmente contrario al nucleare civile che considera troppo pericoloso e costoso. Cosciente della «urgenza ecologica» e sostenitore dello scenario “négaWatt”, propone di passare a un’energia “tout renouvelable” entro il 2050. E’ sicuramente il candidato più ambizioso in termini di nucleare civile e transizione energetica e per quanto riguarda il nucleare militare si è impegnato a indire – in caso di sua elezione – un referendum sulla partecipazione della Francia all’abolizione delle armi nucleari.

François Fillon,  il candidato dei Les Républicains, che fino allo scoppio dello scandalo familiar/politico che lo ha azzoppato sembrava destinato a diventare il nuovo presidente francese, è il vero candidato della lobby nucleare. Per l’ex ministro gollista, bisogna modernizzare e ampliare il parco nucleare. Fillon è un ardente difensore della filiera atomica e considera il nucleare un’energia pulita che costituisce un’alternativa credibile alle energie fossili. Non ci pensa nemmeno a chiudere vecchie centrali nucleari come Fessenheim, e ancor meno ad uscire dal nucleare. Tutt’al più accetta un mix energetico composto in minima parte da rinnovabili e fortemente dominato dal nucleare.

Benoîit Hamon il candidato socialista che ha sconfitto alle primarie del Parti socialiste français l’ex premier  “di sinistra” Manuel Valls – subito passato armi e bagagli con il centrista Macron perché Hamon è troppo di sinistra (sic!) –  è un ecologista convinto e questo gli a ha permesso di raggiungere un accordo con Yannick Jadot, l’ex candidato di Europe Écologie Les Verts  basato su un’uscita completa dal nucleare entro il 2050 e sulla chiusura di una dozzina dei reattori più vecchi durante il suo quinquennato presidenziale, che probabilmente non farà. Il candidato di socialisti e verdi sostiene una transizione energetica progressiva e vuole un  mix energetico più equilibrato. Particolarmente sensibile alle previsioni dell’Agence de l’environnement et de la maîtrise de l’énergie (Ademe), sul lungo periodo Macron propone una diminuzione progressiva della quota del nucleare  però non si oppone all’avvio del reattore nucleare Epr di Flamanville e sostiene la modernizzazione dell’arsenale nucleare francese.

Béarnais Jean Lassalle è un deputato-sindaco centrista indipendente, un ex pastore con un percorso atipico.  E’ uno dei nuovi candidati “sovranisti-tradizionalisti”, ardente difensore della ruralità, dei servizi pubblici e dei beni comuni, ma anche un sostenitore della salvaguardia ambientale e della protezione degli ambienti naturali. Recentemente si è anche occupato di nucleare e non ha votato il progetto di legge  sul carattere “reversibile” del deposito sotterraneo di scorie nucleari di Bure, fortemente osteggiato dagli ambientalisti e dalle comunità locali. Però ha sempre difeso un modello energetico dipendente dal nucleare e le sue flebili critiche riguardano la strategia “tout-nucléaire” imposta alla Francia dalla lobby atomica e da socialisti e gollisti. Lassalle non ha firmato l’Appello e la proposta di legge referendaria per vietare le armi atomiche lanciata da un centinaio di deputati e senatori francesi.

Philippe Poutou, candidato del Nouveau Parti Anticapitaliste, è senza ambiguità alcuna per l’uscita dal nucleare «al massimo in 10 anni», nelle prospettiva di una transizione energetica più globale. Poutou è anche favorevole allo smantellamento dell’arsenale nucleare francese. In occasione del sesto anniversario della catastrofe nucleare di Fukushima, ha partecipato alla manifestazione antinucleare di Bordeaux, riaffermando la volontà del suo partito trotskista di farla finita con l’atomo.

Nathalie Arthaud, candidata dei trotskisti di Lutte Ouvrière, non ha certo messo il nucleare al centro del suo programma, ma dice che sarà il popolo a decidere collettivamente le scelte energetiche che dovrà fare la Francia. Per paura di tradire l’immagine operaista di Lutte Ouvrière, l’Arthaud si rifiuta di parlare i chiusura delle centrali nucleari e punta tutto sulla salvaguardia dei posti di lavoro. Nathalie Arthaud non ha una posizione definitiva sul nucleare perché per lei «E’ il capitalismo che fa un uso perverso di questa industria».

François Asselineau, il candidato dell’Union populaire républicaine (Upr), è un ex alt funzionario  che vuole che la Francia esca dall’Unione europea e dalla Nato, per rendere così lo Stato Francese indipendente e restituire sovranità ai cittadini. Non si è mai espresso pubblicamente sull’energia nucleare, considerandolo un tema troppo scivoloso e dice di voler sottoporre a referendum la politica energetica francese. Né pro né contro, si propone di fare un bilancio delle energie alternative e di presentarlo ai francesi perché possano fare collettivamente le scelte energetiche.

Nicolas Dupont-Aignan, candidato di Debout la France, è poco sensibile alle tematiche ambientali e propone che il nucleare resti una quota importante del mix energetico. Per uscire dalle energie fossili, propone l’aumento delle rinnovabili e del nucleare, sostenitore convinto del nucleare di quarta generazione, sostiene anche l’Epr e la fusione nucleare.

Jacques Cheminade, candidato del partitino sovranista Solidarité et Progrès è un convinto scientista e merita probabilmente la palma di candidato più pro-nucleare, visto che propone di investire ingenti risorse pubbliche nella ricerca sul “nuovo nucleare”. Cheminade ha un vero e proprio culto per il nucleare di quarta generazione  e tra i suoi grandi progetti  per il futuro, «necessari a far decollare l’umanità», ci sono le «centrali nucleari mobili su chiatte» per dare un «input nelle regioni meno favorite», lo sviluppo  dei grandi centri urbani  intorno alle centrali nucleari e «centrali sottomarine». Ardente difensore dell’Eper e della fusione nucleare, tanto da aver creato la Fondation pour l’énergie de Fusion, promuove anche una “economia isotopica” e considera la fisica nucleare la pietra filosofale che garantirà all’umanità  un’espansione infinita: l’atomo dappertutto, per sempre e in tutto il mondo. Tutto un programma nucleare che fortunatamente non ha nessuna possibilità di passare.