Presidenziali in Iran, il vincitore a sorpresa non sorprende sul nucleare

[17 giugno 2013]

A rileggere le previsioni (sbagliate) sulle elezioni presidenziali iraniane ci si rende conto di quanto poco l’Italia sappia di quel Paese e con quanto pregiudizio i media italiani (fortunatamente non tutti) affrontino una realtà che è molto più complessa e sfaccettata di quella che viene quotidianamente semplificata. Il problema e che la semplificazione e la riduzione “a quel che vorremo che fosse” rischia di far velo anche alla comprensione della vittoria di Hassan Rowhani (o Rohani).

Ma vediamo cosa è successo e cosa ha provocato quella che viene presentata come una nuova svolta iraniana: secondo molti “esperti” italiani le elezioni sarebbero state sicuramente disertate da una popolazione delusa dopo la feroce repressione del movimento “verde” nelle scorse elezioni, invece (a differenza che in Italia, dove la partecipazione è davvero in calo verticale, è andato a votare il 72,7% degli iraniani; il moderato Hassan Rowhan, che praticamente tutti i commentatori occidentali davano per spacciato, ha vinto con oltre il 50,68% (18.613.329 voti su 36.704.156 di votanti) ed a dare la notizia è stato un per niente preoccupato ministro degli interni Mostafa Mohammad-Najjar, uno dei pilastri del regime islamico.

Si era detto che le donne ed i giovani iraniani non sarebbero andati a votare è le strade di Teheran si sono riempite di una folla di donne e giovani che festeggiavano la vittoria del candidato “moderato”.

Rowhani (che è un religioso) ha stracciato tutti i 3 candidati della destra teocratica al potere ed i 2 “indipendenti” ed il primo dei suoi sfidanti, il sindaco di Teheran Mohammad-Baqer Qalibaf, si è fermato ad appena il 16,58%.

Rowhan in realtà è un uomo fedele alla Repubblica islamica, tanto che fa parte dell’Assemblea degli esperti, del Consiglio del  Coniglio del discernimento, del Consiglio supremo della sicurezza nazionale ed è il capo del Centro della ricerca strategica.

Chi si aspetta una rottura con il passato probabilmente dovrà accontentarsi di piccoli aggiustamenti e prudenti passi in avanti, ma chi crede che Rowhani abbandonerà il programma nucleare iraniano sbaglia di grosso.  I media ufficiali sottolineano che «La Guida suprema iraniana ayatollah Ali Khamenei si è congratulato con il neopresidente e con la nazione iraniana che ha indicato come il vero trionfatore delle presidenziali data l’eccezionale partecipazione popolare al voto» ed è Khamenei non Rowhani ad avere la parola finale nel complicato sistema istituzionale e di potere iraniano.

Walter Posch, del  Stiftung Wissenschaft und Politik Tedesco  ha ricordato che Rowhani  era l’ex capo dei negoziatori nucleari iraniani  e che la sua elezione comporterà probabilmente un miglioramento delle relazioni con i Paesi occidentali, «Ma non apporterà nessun cambiamento al programma nucleare di Teheran. Hassan Rowhani è cosciente del carattere legittimo degli interessi dell’Occidente per quel che riguarda la sicurezza, il che crea un terreno propizio al miglioramento delle relazioni con i 6 mediatori internazionali sul dossier nucleare iraniano (Cina, Francia, Gran Bretagna,  Russia, Usa e Germania). Penso che si dimostrerà più disposto a negoziare. Ora, sarebbe erroneo attendersi un cambiamento radicale nel programma nucleare. Nessun candidato alla presidenza non è per il momento disposto ad abbandonare questo dossier. L’essenziale è impedire al nucleare civile di degenerare in un programma basato sulla creazione dell’arma nucleare».

Appena è stato certo della sua elezione Rowhani, ha detto che si tratta di «Una vittoria della moderazione», poi nel suo messaggio televisivo  ha esortato l’Occidente «Ad adottare un nuovo approccio nei confronti dell’Iran basato sul reciproco rispetto e sull’equità» ed ha  salutato «La massiccia partecipazione popolare alle urne» come «Un chiaro segno di unità  e solidarietà  nazionale iraniana. Coloro che pretendono di essere veramente i difensori della democrazia, dell’interazione e della libertà dovrebbero rivolgere con rispetto la parola a questa grande nazione. Essi dovrebbero riconoscere i diritti dell’Iran se saranno interessati a ricevere una risposta appropriate da parte della Repubblica islamica».  Quando si parla di diritti dell’Iran si parla del diritto al nucleare.

Invece, per quanto riguarda l’esito politico delle elezioni  Rowhani si è detto «Felice perché finalmente il sole della razionalità  e della moderazione torni a brillare in Iran», il riferimento alle provocazioni del suo predecessore Mahmoud Ahmadinejad sembra abbastanza evidente.

Probabilmente i governi occidentali avevano scommesso su una scarsa partecipazione al voto ed anche il nostro ministro degli esteri,  Emma Bonino, sembra sorpresa ed  ha «Preso atto con compiacimento dello svolgimento corretto dell’elezione presidenziale in Iran.  L’alta affluenza alle urne che ha coinvolto tutte le fasce della popolazione e in particolare i giovani, attribuisce un’indiscussa legittimità al nuovo Presidente Rohani, cui vanno sincere congratulazioni e un augurio di buon lavoro nel promuovere gli interessi del popolo iraniano e un ruolo costruttivo dell’Iran nel contesto regionale. L’Italia confida che, con il nuovo governo del Presidente Rohani, sia possibile lavorare allo sviluppo delle relazioni bilaterali ed avviare senza indugio una stagione di rinnovata comprensione e di dialogo costruttivo tra l’Iran e la comunità internazionale».

Jay Carney, il portavoce di Barack Obama,  commentando l’elezione di Rowhani ha detto che «Gli Usa sono pronti ad un dialogo diretto con il governo iraniano con l’obiettivo di pervenire ad una soluzione diplomatica che risponda pienamente alle preoccupazioni della comunità internazionale di fronte al programma nucleare condotto da Teheran».

Ma Carney rischia di rimanere deluso: «Mi impegnerò a realizzare quanto promesso al popolo iraniano e non vi fermerò fino alla fine», ha aggiunto il neo-presidente della Repubblica islamica  che ha avvertito che per quanto riguarda il dossier nucleare non cambia nulla:  «La comunità  internazionale dovrà riconoscere per prima i diritti della Repubblica islamica per poter poi ricevere da Teheran delle risposte appropriate».  Come dice oggi Irib, la radio internazionale iraniana, «Per molti, la frase di Rohani  è stata un chiaro riferimento alle divergenze esistenti tra l’Iran e il 5+1 sul programma nucleare di Teheran».

La Russia, pur facendo parte del G5+1, rifornisce l’Iran di carburante nucleare ed ha terminato la costruzione dell’unica centrale nucleare iraniana, non chiede invece nulla a Teheran e il presidente  Vladimir Putin si è felicitato con Rowhani dicendo che la sua elezione alla testa della Repubblica Islamica «Contribuirà alla prosperità dell’Ira, amico della Russia, ed al rafforzamento dei legami bilaterali». .

Il presidente della Commissione esteri del senato russo, Mikail Marguelov ha sottolineato che l’elezione di un candidato riformatore «Spingerà l’Occidente a ricercare una soluzione pacifica della questione nucleare iraniana». La pensa così anche  Alexei Puchkov, capo della Commissione esteri della Duma:  «La vittoria del riformatore Hassan Rohani alle presidenziali iraniane complica la messa in atto dello scenario militare pensato da Washington» e lo sa bene anche il governo di destra di  Israele che da giorni si sgola a dire che la vittoria di Rowhani  non cambia una virgola sulla pericolosità del nucleare iraniano. Ma Puchkov  si chiede se gli Usa «Possono bombardare un Paese diretto da un presidente riformatore? Per chi non lo sa, gli Usa lavorano da 6 o 7 anni ad una soluzione armata del problema iraniano “Ogni opzione è prevedibile” ha detto Barack Obama. E’ chiaro?».