I pro-nucleare esultano per la nomina dei ministri Galletti e Guidi

Ma Renzi parla d'altro, e i Verdi si complimentano col premier per rinnovabili e dissesto idrogeologico

[24 febbraio 2014]

Alfonso Fimiani, presidente dei Circoli dell’Ambiente (che di definiscono sì-Tav, sì.Ponte e sì-termovalorizzatori), sigla dietro la quale si nascondono i pasdaran del nucleare che chiedono di fatto di annullare i risultati del referendum, ha almeno la faccia tosta di dire quello che molti pensano nelle segrete stanze, magari brindando al nuovo governo del rinnovamento che potrebbe finire per proporre ricette vecchissime e diventate decrepite a Fukushima Daiichi.

Fimiani esulta  quasi irridente:  «La scelta di nominare ai ministeri dell’Ambiente e dello sviluppo economico personalità come Galletti e Guidi è un chiaro segnale di rinnovamento: se avranno il coraggio di farsi guidare esclusivamente dalle loro idee e sapranno rendersi impermeabili ai condizionamenti che verranno dal mondo dell’ambientalismo fondamentalista, che in Italia ha monopolizzato e monopolizza da oltre cinquant’anni l’opinione pubblica ed i media, potranno essere i protagonisti e fare il primo passo verso la necessaria rivoluzione delle coscienze che consentirà di far prevalere il nuovo ambientalismo ragionevole ed instaurare la cultura della crescita sostenibile».

Per l’ineffabile Fimiani e i suoi fantomatici Circoli dell’Ambiente, che capeggiarono una fallimentare campagna di astensionismo al referendum, il rinnovamento è quindi il ritorno indietro, prima di Fukushima e del referendum e magari anche prima di Chernobyl, quando Renzi è era ancora un Lupetto e Galletti un giovane democristiano, ed  è sicuro che «grazie a Galletti e Guidi si potrà riaprire anche nel nostro Paese la stagione del nucleare, la fonte energetica più pulita, sicura ed economica che esista: la speranza è che grazie a loro si dia finalmente vita al necessario Piano Energetico Nazionale che possa superare la totale dipendenza dell’Italia dalle fonti fossili e prevedere una differenziazione delle fonti che ricomprenda, superando i fanatismi e le pressioni delle nuove lobbies, anche l’atomo».

Per quanto riguarda le lobbies decrepite evidentemente è ben sicuro che siano ottimamente rappresentate nel governo del rottamatore, che dovrebbe resuscitare il ferrovecchio del nucleare. Un’ipotesi alla quale non vogliamo credere, ma che evidentemente a qualcuno è già balenata in mente.

Intanto sulla rete furoreggia un’intervista a radio Città del Capo dell’8 marzo 2010, nella quale il neo-ministro dell’ambiente Galletti  dichiara la sua completa adesione al nucleare, arrivando a dire sì alla realizzazione di centrali in Emilia Romagna: http://radio.rcdc.it/wp-content/uploads/galletti-nucleare.mp3.

Forse anche per contrastare questa deriva a Renzi arrivano gli inattesi complimenti dei Verdi  su rinnovabili e dissesto idrogeologico. Secondo i coportavoce del Sole che ride, Luana Zanella e Angelo Bonelli, «le dichiarazioni del Presidente del Consiglio Matteo Renzi per un piano industriale rispetto alle energie rinnovabili e al dissesto idrogeologico sono un elemento positivo e di discontinuità rispetto a quanto fatto dai precedenti governi. Si tratta di interventi che noi Verdi chiediamo da anni a tutti i governi e che possono creare centinaia di migliaia di nuovi posti di lavori.  Il settore delle rinnovabili ha bisogno di un intervento immediato perché i danni dei governi precedenti non solo hanno messo in ginocchio un settore che non era in crisi ma hanno costretto tantissime aziende a chiudere i battenti o a trasferirsi in altri paesi, creando circa 100 mila disoccupati. La messa in sicurezza del territorio è la vera grande opera italiana: ma per quanto riguarda il dissesto idrogeologico non si tratta solo di un problema di risorse ma anche di regole che troppo spesso sono ignorate o derogate dai comuni e dalle regioni. Adesso dal governo Renzi ci aspettiamo i fatti perché investire su rinnovabili, efficienza energetica, messa in sicurezza del territorio e sulle bonifiche nelle aree inquinate significa avviare il processo di conversione ecologica su cui l’Italia è in drammatico ritardo rispetto al resto d’Europa. Puntare su questi settori ad alto grado di innovazione e ad alta capacità di occupazione sarebbe una grandissima riforma per le politiche economiche del nostro Paese».

Forse il percorso per il ritorno al nucleare è un filino più accidentato di quanto pensa Fimiani…