A Puerto Rico sciopero generale contro le privatizzazioni e il capitalismo dei disastri

Sindacati, ambientalisti e organizzazioni comunitarie uniti contro le politiche di Trump e del governo

[2 maggio 2018]

Negli Usa non si festeggia il primo maggio, ma a Puerto Rico,che è un  territorio non incorporato degli Stati Uniti, la festa dei lavoratori è diventata uno sciopero generale, convocato dall’Unión de Trabajadores de la Industria Eléctrica y Riego (Utier), al quale hanno aderito altri sindacati, organizzazioni comunitarie, educative, politiche e ambientaliste che hanno marciato sotto lo slogan “Popolo unito contro la vendita e la privatizzazione dei servizi” e che chiedeva di difendere l’aAutorità dell’energia elettrica; lottare per la sicurezza del lavoro e il benessere delle famiglie; difendere i diritti acquisiti dei lavoratori; mantenere e garantire il Piano sanitario; opporsi alla vendita di beni pubblici; costruire un paese migliore e una migliore qualità della vita per i giovani e per il popolo.

Una poderosa prova di forza che ha invaso le strade di San Juan per contestare i tentativi di privatizzare i servizi pubblici di Puerto Rico approfittando della devastazione seminata nel 2017 dagli uragani Maria e Irma. Lo sciopero del primo maggio nasce dalle proposte di decine di organizzazioni sindicali, comunitarie, educative, politiche, ambientaliste e religiose che si sono unite nel Pueblo Unido Contra la Venta y Privatización de los Servicios (PU) che vuole impedire le privatizzazioni dei beni pubblici, a cominciare dall’energia. Una coalizione popolare alla quale hanno aderito da subito Unión de Trabajadores de la Industria Eléctrica y Riego (Utier),  Frente Amplio en Defensa de la Educación Pública, Asociación Puertorriqueña de Profesores Universitarios, Sindicato de Trabajadores de la UPR, Unete, Central Puertorriqueña de Trabajadores, Pro Sol Utier, Vamos Puerto Rico, Movimiento 23 de abril, Asociación de Jubilados de la Autoridad de Energía Eléctrica, Partido Independentista Puertorriqueño, Partido del Pueblo Trabajador, Poetas en Marcha, Todos Somos Pueblo e le associazioni ambientaliste  El Puente Enlace Latino de Acción Climática e Sierra Club.

Migliaia di persone hanno partecipato al corteo che ha percorso le strade della capitale portoricana e non sono mancati momenti di tensione con la polizia quando i manifestanti che gridavano “Puerto Rico no está en venta” hanno cercato di raggiungere la sede della Junta de Supervisión Fiscal (JSF), creata dal Congresso per controllare le finanze pubbliche di Puerto Rico.

José Menéndez, presidente del Capítolo di Puerto Rico di Sierra Club, la più grande, influente e diffusa associazione ambientalista statunitense, ha detto che «I capitalisti del disastro, l’Amministrazione Trump e compresi i leader locali, vogliono obbligare il popolo portoricano a vendere i suoi beni pubblici per far fronte alle ingiuste obbligazioni del debito verso le banche internazionali. Sierra Club de Puerto Rico è orgoglioso di essere solidale al fianco delle comunità che stanno respingendo la privatizzazione dei nostri servizi pubblici, la privatizzazione e la chiusura delle nostre scuole pubbliche e il sacrificio delle nostre terre pubbliche in nome dei combustibili fossili. Non permetteremo che gli uragani Maria e Irma vengano usati come scusa per derubare il popolo di Porto Rico dei nostri beni più preziosi».

Ma la protesta contro l’austerità che vorrebbero imporre governo e JSF viene da lontano: dalle lotte durate un decennio e dalle proposte presentate da anni da sindacati e diverse organizzazioni sociali e ambientaliste che avevano avvertito che il governo di Perto Rico si stava incamminando verso la bancarotta. Avvertimenti ignorati da tutti i governi portoricani e statunitensi e ora i lavoratori sono scesi in piazza perché non sono disposti a pagare l’errori fatti da altri in passato.

Annette González, presidente del sindicato Servidores Públicos Unidos, ha detto che anche gli impiegati pubblici non sono contro qualsiasi cambiamento: «I sindacati che li rappresentano per anni hanno chiesto cambiamenti per migliorare l’efficienza e produrre risparmi nella spesa pubblica, senza che sia necessario ridurre la forza lavoro. Abbiamo premuto per anni per un’ampia riforma che il governo ha ignorato«.

Il presidente del

Ángel Figueroa, il presidente del sindacato Utier che ha convocato il riuscito sciopero generale del primo maggio ha de nunciato che «Per anni, l’Autoridad de Energía Eléctrica (AEE) ha ignorato le proposte presentate dal sindacato per produrre più entrate che avrebbero aiutato ad affrontare i suoi debiti senza aumentare il costo del servizio per gli utenti».

Nel 2010, l’Utier aveva proposto di realizzare un porto gasiero nel sud di Perto Rico, ma l’allora governatore Luis Fortuño ha referito costruire un gasdotto a nord, il risultato è stato che si sono persi 100 milioni di dollari, mentre per i sindacati con il porto si sarebbero risparmiati 600 milioni all’anno.

Inoltre, sindacalisti, ambientalisti e comunità locali chiedevano che Puerto Rico investisse 200 milioni di dollari nelle energie rinnovabili: «200 milioni per ridurre il costo dell’energia degli utenti e 200 milioni per ammortizzare il debito dell’AEE. Allora era pagabile. Si trattava di circa 4.500 milioni di dollari e, se fosse stato fatto, avremmo investito un miliardo di dollari in energia rinnovabile».

Sindacati e ambientalisti avevano proposto di realizzare una snart grid a Puerto Rico che avrebbe permesso all’AEE poter rilevare i furti di energia più efficacemente, e che consentisse inoltre di «ridurre il costo dell’illuminazione pubblica con regolatori automatici di intensità e anche di rilevare la perdita di energia, da dove viene generata al consumatore. Tutte sono misure di efficienza che generano risparmi«, ma nemmeno questo è stato accettato. Così come è stata respinta  la proposta di riforma della governante dell’AEE fatta dal sindacato che prevedeva che i suoi membri fossero eletti dal settore che rappresentano: «Questo avrebbe evitato che la maggioranza sia del governo al potere, dove la lealtà è al partito e non al Paese«, ha detto il leader dell’Utier.

E il governo non punta solo a privatizzare l’elettricità: il Dipartimento dell’educazione ha avvertito che nelle prossime settimane chiederà almeno 300 scuole per ridurre i costi di un sistema scolastico ridotto allo stremo. Anche in questo caso si sono ignorate le proposte di razionalizzazione dei sindacati come l’ Asociación de Maestros, che risalgono addirittura agli anni ’80, e la strada imboccata è stata ed è quella di favorire le scuole private rispetto a quelle pubbliche.

Anche i rappresentanti sindacali delle imprese private dicono chele riforme del lavoro proposte dal governo e dalla JSF «Aggravano le condizioni dei lavoratori, invece di procurare incentivi che sostengano il capitale locale per promuovere un vero sviluppo economico a Puerto Rico».José Rodríguez, presidente della Federación Central de Trabajadores, ha aggiunto: «Non si capisce quale sia la logica di togliere benefici ai lavoratori, facendo sì che più gente se ne vada dal Paese, danneggiando le entrate del governo, abbassando i consumi e togliendo gli incentivi perché più gente entri a far parte della forza lavoro: Con la riforma del lavoro dell’anno scorso, in realtà non si sono creati i posti di lavoro che si aspettavano prima dell’uragano e quello che hannotto è stato spingere i padroni a licenziare la gente per assumere altri nelle nuove condizioni lavorative, con meno benefici».

I sindacati chiedono di aumentare le tasse alle multinazionali di almeno il 10% e di impedire la svendita dell’impresa elettrica pubblica, puntando invece sull’energia rinnovabile e l’acquisto di carburante da Paesi dove è più economico.