E il 70% si dichiara disponibile a spendere di più per acquistare un’auto elettrica

Quale mobilità? Il 74% degli italiani vuole il divieto di vendita per i mezzi a combustibili fossili

Legambiente: «Proposto un piano strategico per uscire dal diesel nelle città nel 2025 e in tutta Italia dal 2030»

[30 novembre 2017]

La mobilità italiana percorre ancora strade vecchie: mentre la Norvegia o Parigi hanno già avanzato l’intenzione di bloccare nei prossimi anni la circolazione di mezzi con motori a scoppio, l’anno scorso nel nostro Paese appena lo 0,1% delle immatricolazioni ha riguardato veicoli elettrici (in Norvegia la percentuale sale al 40, ad esempio). In compenso l’Italia rimane il Paese in cui si vendono più auto diesel (56% del venduto tra gennaio e ottobre 2017 contro una media europea di 45%), e dove circolano auto e soprattutto camion tra più vecchi d’Europa (quasi 20 anni di età media). E non è un caso se a questi numeri si sommano i danni sanitari, dato che proprio in Italia si registra la maggior incidenza di morti premature a causa dell’inquinamento atmosferico (91 mila all’anno secondo l’Agenzia europea dell’ambiente) e si registrano ripetuti sforamenti dei livelli massimi consentiti di PM10.

Si tratta di “perfomance” che è urgente ribaltare, e i cittadini paiono ben disposti a modificare le proprie abitudini secondo quando emerso dal sondaggio realizzato da Lorien Consulting per il Forum QualeMobilità?, presentato oggi.

«Sebbene ancora oggi la maggior parte degli spostamenti avvenga con il mezzo di proprietà alimentato con carburanti fossili, la mobilità in Italia sta cambiando – commenta la presidente di Legambiente Rossella Muroni – e l’alternativa è sempre più varia e composita. La bicicletta ottiene sempre più consensi nonostante l’avanzata dei mezzi elettrici di diverso tipo, dai più piccoli (la micromobilità elettrica) alle biciclette a pedalata assistita, ai nuovi scooter, dalla mobilità di prossimità (cargo bike e furgoni) alle automobili elettriche fino alla mobilità elettrica condivisa o pubblica, come i bus elettrici e le metropolitane. La sfida ora consiste nell’adeguare le città a queste nuove forme di mobilità. Solo così potremo accompagnare la conversione verso una mobilità più sostenibile; solo promuovendo la modernità potremo dire addio al traffico e all’inquinamento da combustibili fossili».

Una modernità che agli italiani pare – come in tutti i sondaggi, le risposte degli intervistati vanno poi pesate con la realtà dei fatti – piacere già. Se i mezzi utilizzati dalla stessa persona ogni settimana sono in media 2,7 e se prevale ancora l’uso del mezzo proprio (87%), quello pubblico è utilizzato dal 64% del campione, le bici dal 32%, il 19% va anche in taxi o in auto a noleggio, mentre il 10% usa servizi di sharing economy. Complessivamente, gli italiani si comportano complessivamente secondo quattro macromodelli di mobilità: i mono-mobili (14%) si spostano molto e sempre con lo stesso mezzo, ma sarebbero interessati ai mezzi elettrici se solo costassero meno, gli stanziali (21%) si spostano poco, spesso con lo stesso mezzo; i moderati (37%) hanno una media intensità di spostamento e scelta limitata dei mezzi, mentre i multi-mobili (28%) si spostano molto, con mezzi diversi e sono disponibili a spendere di più per i mezzi elettrici. Interessante notare che i giovani tra i 14 e i 18 anni sono sempre più multi-modali, a dimostrazione delle tendenze già in atto tra le nuove generazioni: oltre al mezzo pubblico usano moltissimo la bici, propria o in sharing (30%) oppure vanno a piedi (10%).

Come assecondare questo cambiamento in atto? Il 70% del campione si dichiara disponibile a spendere di più per acquistare un’auto elettrica (+14% rispetto al dato di maggio): fino al 10% in più per il 45% degli intervistati, fino al 30% in più per un buon 25%, percentuale che arriva al 36% tra i multi-modali. Inoltre l’ipotesi di vietare la circolazione di tutti i mezzi a motore a combustione all’interno delle maggiori aree metropolitane ha ottenuto l’80% del favore degli intervistati (30% molto d’accordo, 51% abbastanza), il divieto di vendita di tutte le tipologie di mezzi a combustione interna il 76%, percentuale che sale al 78% per il divieto di vendita dei mezzi diesel. Il tutto però viene visto con un orizzonte temporale di realizzazione che si attesta non nel brevissimo termine: intorno ai 12 anni.

«In occasione del Forum QualeMobilità? – conclude Andrea Poggio, responsabile mobilità sostenibile Legambiente – è stato proposto un piano strategico per uscire dal diesel nelle città nel 2025 e in tutta Italia dal 2030: solo 15, 20 anni per sostituire 37 milioni di auto a combustione interna con 20 milioni di mezzi elettrici leggeri e solo 18 milioni di auto elettriche, usate spesso in condivisione. Dimezzando il carico fiscale che oggi grava sulla motorizzazione (da 72 a 36 miliardi di euro all’anno), grazie al progressivo abbandono non solo del gasolio e della benzina, ma anche del gas auto: solo per i trasporti pesanti e per le navi si userà biometano prodotto da rifiuti organici e scarti agricoli».

L. A.