Quando i biocarburanti europei dopano i prezzi mondiali del cibo. Il fattore Iluc

[11 settembre 2013]

Oggi il Parlamento europeo discute la proposta sui biocarburanti ma gli eurodeputati hanno già potuto leggere lo studio “Impacts of the EU biofuel policy on agricultural markets and land use” nel quale il Joint Research Centre (Jrc) evidenzia che «senza il sostegno dell’Europa ai biocarburanti, gli olii alimentari vedrebbero i loro prezzi aumentare due volte meno velocemente entro il 2020».  

I contributi agli olii alimentari per produrre biocarburanti influenza fortemente i prezzi delle derrate alimentari e il motivo è semplice: se l’olio di palma o di soia viene utilizzato nella produzione di biocarburanti, questi prodotti sono meno disponibili per l’alimentazione, il che comporta un aumento dei prezzi. Secondo il Jrc «se il regolamento non viene modificato, entro il 2020 l’Europa dedicherà la metà degli olii vegetali che consuma a produrre biocarburanti. Un minor calo nella sua produzione di biodiesel si ripercuoterà dunque fortemente sul mercato»

Germania, Spagna Francia e Italia sono le più grandi produttrici di colza dell’Ue e sono anche il centro dell’industria automobilistica europea che ne trae profitti e promette un forte utilizzo del biodiesel per ridurre le emissioni di CO2. L’Ue produce circa 10 milioni di tonnellate all’anno di biocarburanti che derivano soprattutto dall’olio di colza, ma il raccolto del 2012 è stato inferiore a quel del 2011 e questo ha fatto aumentare i prezzi.

L’Ue prevede di limitare il ricorso a biocarburanti di prima generazione, in questo contesto la quota di olii alimentari per produrre biodiesel sarebbe del 28% inferiore rispetto allo scenario classico. «In assenza  del sostegno delle politiche europee – fa notare il Jrc – la caduta della quota di olii alimentari nel biodiesel sarebbe ancora più draconiana: raggiungerebbe il -75%. Il calo dei prezzi alimentari in Europa sarebbe molto più importante che nel resto del mondo, perché a livello mondiale solo il 17% degli olii alimentari sono utilizzati nella produzione di biocarburanti».

Il Parlamento europeo discute proprio di come ridurre la quantità di biocarburanti di prima generazione autorizzati nel mix energetico dei trasporti per il 2020 previsto dall’Ue e di come introdurre limiti per l’utilizzo dei suoli per i biocarburanti dannosi o meno per l’ambiente.

Se l’Ue proseguisse  la sua attuale politica senza limitazioni o cambiamenti dei fattori legati all’Indirect land use change (Iluc), secondo il rapporto «i prezzi mondiali resteranno sensibilmente identici. Se viene introdotto un plafond dell’Ue, I prezzi mondiali dovrebbero calare di circa l’8 % e del 15% senza politiche in favore dei biocarburanti. Questa politica è importante, perché senza obiettivi a favore dell’utilizzo dei biocarburanti, il raccolto mondiale nel 2020 diminuirebbe di circa 6 milioni di ettari (0,7% della superficie mondiale) di cereali, semi oleosi, di colture zuccheriere e di olio di palma», quindi si ridurrebbe la domanda di terre agricole  con ripercussioni positive sulla deforestazione e l’ampliamento delle terre agricole.

Su EurActiv, Nuša Urbančič, clean fuels manager del think tank Transport & Environment, spiega: «L’obiettivo che si è dato l’Ue è di decarbonizzare i nostri carburanti per il trasporto, ma è semplicemente del tutto impossibile se non teniamo conto di tutta la quantità di carbonio emessa mentre nuove terre vengono trasformate per coltivare del carburante. E’ l’Iluc in azione. Noi chiediamo al Parlamento di votare l’introduzione dei fattori Iluc»

Lo studio del Jrc però contraddice quello commissionato da ePure, l’associazione europea dei produttori di etanolo, all’agenzia di consulenza Ecofys che dice che l’etanolo non farà aumentare i prezzi alimentari. Secondo Ecofys, «non si sa nulla sul fatto se l’etanolo prodotto nell’Ue aumenti o diminuisca i prezzi alimentari a livello mondiale. L’etanolo ha avuto alcune incidenze minori sui prezzi delle materie prime, come l’amido e lo zucchero. Le conseguenze storiche della domanda dell’Ue in biocarburanti fino al 2010  hanno fatto salire I prezzi dei cereali di circa dall’1 al 2%, senza limitazioni della produzione di biocarburanti di origine agricola e potrebbero dar luogo a un nuovo rialzo dell’1% entro il  2020».

Ma dopo un esame preliminare del nuovo studio del Jrc, Emmanuel Desplechin, direttore del dipartimento energia di ePure, ha detto che «va nello stesso senso del rapporto di Ecofys per quel che riguarda l’etanolo», mentre si è rifiutato di commentare l’evidentemente imbarazzante questione degli olii alimentari. Desplechin però non ha rinunciato a polemizzare con i ricercatori del Jrc: «Con questi studi sui biocarburanti voi stabilite esattamente cosa volete studiare ed ottenete i risultati che volete. Dei documenti della Commissione europea provano che abbiamo ragione». Peccato che il Joint Research Centre sia il centro di ricerca scientifica della Commissione europea e che l‘Institute for Prospective Technological Studies del Jrc, abbia realizzato questo studio per la Direzione generale agricoltura della Commissione Ue, utilizzando una Agro-economic Modelling Platform, che prevede «dei cambiamenti nell’utilizzo dei suoli e nei prezzi alimentari in funzione di scenari di riferimento, che tengono conto delle variazioni degli attuali obiettivi dell’Ue».

Il dirigente di ePure si riferisce invece ad un progress report della Direzione generale energia della Commissione Ue, pubblicato a marzo, nel quale gli autori stimavano che l’utilizzo di cereali per produrre bioetanolo aveva una leggera incidenza sui prezzi mondiali dei cereali. Altri studi, come il “Review of the evidence base“, dell’Institute for European Environmental Policy del 2012, parlano di aumenti dei prezzi sostanziosamente più alti: del 13% per le colture per produrre etanolo, come il grano, e del  21% per la canna da zucchero/beet.

Ad aprile l’inviato speciale dell’Onu per i diritti umani all’alimentazione si è detto «molto preoccupato per le conseguenze della politica europea relativa ai biocarburanti sulla sicurezza alimentare  nei Paesi in via di sviluppo». Anche per questo, dopo il voto al Parlamento europeo il Jrc si dedicherà ad affrontare i problemi delle conseguenze storiche dell’Indirect land use change sulla deforestazione, un altro degli effetti perversi dei biocarburanti che ha pesanti effetti sulle comunità locali e la biodiversità.

L’unione europea ha intanto già fissato scadenze precise: dal primo luglio 2014 i nuovi impianti che producono biocarburanti dovranno abbattere del 60% le loro emissioni di gas serra. Dal primo dicembre 2017  gli impianti di produzione di biocarburanti operativi prima dell’1 luglio 2014 di ridurre del 35% le loro emissioni di gas serra; entro il 31 dicembre 2017, la Commissione Ue presenterà una revisione delle prove politiche e scientifiche dell’luc al Parlamento ed al Consiglio europei. Dal primo gennaio 2018, gli impianti di produzione di biocarburanti operativi prima dell’1 luglio 2014  dovranno raggiungere la soglia del 50% di riduzione delle emissioni di gas serra; entro il primo gennaio 2020 il 10% dei carburanti utilizzati nell’Ue per il trasporto dovranno provenire da energie rinnovabili. Dal 2020 la Commissione europea non sosterrà altri incentivi per i biocarburanti, salvo contribuire ad una «riduzione sostanziale delle emissioni di gas serra».