Rafforzata la Direttiva Ue sulla Valutazione di impatto ambientale (Via): cosa cambia

La normativa scivola sullo shale gas: la Via non è obbligatoria per il fracking

[12 marzo 2014]

Oggi il Parlamento europeo ha approvato, con 528 sì, 135 no e 15 astensioni, il testo dell’accordo sull’adeguamento della Direttiva sulla Valutazione di impatto ambientale (Via). Il nuove testo punta a rendere le norme Via più chiare, ad integrare biodiversità e cambiamenti climatici ed a coinvolgere maggiormente l’opinione pubblica.

La Direttiva Via dell’Ue riguarda circa 200 tipi di progetti, dalla costruzione di porti, ponti e strade, alle discariche, agli allevamenti intensivi. Il relatore, l’italiano Andrea Zanoni del PD, è soddisfatto: «Finalmente, dopo trent’anni e mesi di duro lavoro, la nuova direttiva Via è quasi realtà. Si tratta di una pietra miliare nella storia della politica ambientale dell’Ue che finalmente potrà disporre di standard ambientali all’altezza delle nuove sfide globali del XXI secolo».

L’eurodeputato italiano  spiega le principali novità della nuova Direttiva VIia: «Norme specifiche sulla biodiversità, il clima, maggiore trasparenza nella procedura per facilitare la partecipazione pubblica grazie alla creazione di un portale centrale, norme nuove sul conflitto di interessi, sanzioni nel caso di violazioni delle norme derivanti dalla nuova direttiva, una forte limitazione della possibilità di ricorrere a deroghe, norme contro il “salami slicing” ovvero la valutazione a pezzi di uno stesso progetto, i cambiamenti idromorfologici, o la valutazione del rischio.  Si tratta del risultato di un anno e mezzo di duro lavoro, oltre cento incontri con i relatori ombra, con il Consiglio, la Commissione, le associazioni di categoria, le associazioni ambientaliste, e le rappresentanze di molti dei governi dei 28 Stati membri Ue. Siamo riusciti ad innalzare il livello qualitativo degli standard di protezione dell’ambiente e della salute umana di cui le pubbliche amministrazioni dovranno tener conto per la valutazione dell’impatto ambientale dei grandi progetti pubblici e privati come ponti, porti, autostrade, discariche di rifiuti, fino agli allevamenti intensivi di pollame o suini.  L’unico rammarico consiste nell’ostruzionismo fatto in sede di negoziati dal Consiglio per quanto riguarda l’obbligatorietà della valutazione di impatto ambientale di tutti gli impianti di estrazione ed esplorazione del gas di scisto (shale gas). Tuttavia sono convinto che nel complesso le molte modifiche apportate miglioreranno sensibilmente la direttiva attualmente vigente ormai datata e inadatta a rispondere alle sfide ambientali moderne, così come ritengono le principali associazioni ambientaliste europee. Come relatore del dossier per il Parlamento europeo, l’istituzione che rappresenta i cittadini europei, ho agito nel solo ed esclusivo interesse dei 500 milioni di europei, della loro salute e dell’ambiente in cui vivono».

Infatti, malgrado le richieste dell’Europarlamento, le valutazioni obbligatori per il fracking e l’esplorazione del gas da scisto non sono state incluse nella direttiva Via. Dovranno però essere comunque tenuti di conto i progetti petroliferi e gasieri, in particolare i rischi per la salute umana derivanti dalla contaminazione dell’acqua, l’utilizzo dei suoli e dell’acqua e la capacità di rigenerazione delle falde idriche sotterranee. Se gli Stati membri dovessero concludere che u non è necessaria la Via per il fracking  dovranno spiegarne le motivazioni. Un po’ poco, ed è evidente che la battaglia sul fracking in Europa, tra gli Stati e negli Stati, è destinata a proseguire: alcuni Paesi non mollano su questa discutibile tecnica che sta sollevando proteste ovunque la si cerchi di attuare.