Rapporto rifiuti urbani Ispra: produzione in calo, discarica mon amour e solita confusione lessicale

[19 giugno 2013]

Cala la produzione di rifiuti urbani in Italia nel 2012. Come stupirsene, vista la crisi, ma non cambia il modello imperante di (cattiva) gestione degli stessi. Lo mette neri su bianco ancora una volta l’Ispra -l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale – che oggi ha reso noti i dati del Rapporto rifiuti urbani 2013.

Nel 2011 – si legge nel dossier – il 42,1% dei rifiuti urbani prodotti viene smaltito in discarica (la media europea è circa il 36%, ma si segnalano percentuali inferiori all’1% in Germania, nei Paesi Bassi e in Svezia, e inferiori al 5% in Belgio, Austria e Danimarca). Al tanto vituperato (in Italia) incenerimento va il 16,9% dei rifiuti urbani prodotti (la media Ue è circa il 23%), mentre l’1,8% viene inviato ad impianti produttivi, quali i cementifici, per essere utilizzato come combustibile per produrre cemento, e lo 0,5% viene utilizzato, dopo il pretrattamento, per la ricopertura delle discariche.

Se questi dati né stupiscono, né sono particolarmente difficili da interpretare, diverso il discorso è quando nel rapporto si legge che in Italia «Il riciclaggio complessivo rappresenta il 34,4% della produzione; in particolare l’11,6%, costituito dalla sola frazione organica da RD (umido+verde), viene riciclato in impianti di compostaggio e digestione anaerobica ed il 22,8% rappresenta il recupero di materia delle altre frazioni merceologiche, compresi i rifiuti di imballaggio». A noi pare chiaro che qui non si parli di riciclaggio, ma della raccolta, che è un’altra cosa.

Si tenga inoltre di contro un’ulteriore precisazione – che, per sua stessa natura, non poteva essere oggetto di questo rapporto Ispra – sul balletto di cifre che costella l’universo dei rifiuti. Anche dai rifiuti possono nascere (e nascono) nuovi rifiuti. Solo per fare un esempio, quando si parla della carta sul 100% raccolto in modo differenziato, ammesso che per intero venga avviato al riciclo, il 50% tornerà “indietro” sotto forma di pulper e fanghi di cartiera. Rifiuti a quel punto speciali, quindi non contabilizzati tra gli urbani, ma che non per questo spariscono. Anzi, per legge vanno inceneriti (senza recupero energetico, anche se la legge è in continua proroga dal lontano 2003) o termovalorizzati (con recupero), anche se nella realtà dei fatti continuano per la gran parte ad andare in discarica…

Tornando al rapporto, la produzione nazionale dei rifiuti urbani, sostiene sempre Ispra, diminuisce, tra il 2010 e il 2011, di quasi 1,1 milioni di tonnellate (-3,4%). I dati preliminari relativi all’anno 2012 evidenziano un ulteriore calo, con una riduzione complessiva, nel biennio, di  2,5 milioni di tonnellate (-7,7%). La produzione si attesta, a livello nazionale, al di sotto di 30 milioni di tonnellate (valore analogo a quelli rilevati negli anni 2002/2003).

La flessione della produzione dei rifiuti urbani si accompagna alla riduzione osservata per gli indicatori socio-economici; infatti, il valore dei consumi delle famiglie sul territorio economico fa registrare, tra il 2011 e il 2012, una riduzione pari al 4,1% circa (mentre il Pil del 2,4%). E nel 2013, aggiungiamo noi, le cose stanno andando peggio, quindi ci sarà un’ulteriore riduzione di rifiuti urbani.

Ogni abitante italiano ha prodotto, nel 2012, 504 kg, 32 kg in meno rispetto al 2010. E’ l’Emilia Romagna, con 637 kg di rifiuti prodotti pro capite, la regione con la maggior produzione; seguono la Toscana (con 614 kg per abitante), la Valle d’Aosta (605 kg), la Liguria (586 kg) e il Lazio (582 kg). Per tutte queste regioni si rilevano, comunque, cali consistenti rispetto al 2011. I minori valori di produzione si osservano, invece, per la Basilicata (al di sotto di 400 kg per abitante per anno), il Molise, la Calabria e la Campania (tutte con meno di 450 kg per abitante). Va aggiunto però che la produzione varia non solo per dati socio-demografici, ma anche a seconda del fatto che si faccia più o meno assimilazione.

La raccolta differenziata si attesta al 37,7% nel 2011 e al 39,9% nel 2012. Nell’ultimo anno – ma come sappiamo questi dati lasciano il tempo che trovano visto che non esiste un sistema di misurazione uguale in tutta Italia – si rilevano percentuali pari al 52,6% al Nord, al 32,9% al Centro e al 26,7% al Sud. A livello regionale, Veneto e Trentino Alto Adige raggiungono, rispettivamente, il 62,6% e il 62,3% di raccolta differenziata.

Al di sopra del 55% si colloca il valore del Friuli Venezia Giulia (57,5%) mentre superiori al 50% risultano le percentuali di Piemonte (53,3%), Lombardia (51,5%) e Emilia Romagna (50,7%). Tra le regioni del Centro, le Marche raggiungono il 50,8% , mentre Umbria, Toscana e Lazio si collocano, rispettivamente, al 42%, al 40% e al 22,1%. Ma la Toscana sappiamo bene che ha una contabilizzazione diversa, l’unica peraltro in Italia ad essere validata, che se contabilizzasse come fanno al nord Italia probabilmente avrebbe percentuali molto più altre di differenziata.

Nel Mezzogiorno, la Sardegna si avvicina al 50% di raccolta differenziata (49,7%), la Campania supera il 40% (41,5%) e l’Abruzzo raggiunge una percentuale pari al 37,9%. Le altre regioni, fatta eccezione per la Basilicata (21,9%) si collocano tutte al di sotto del 20% (Sicilia e Calabria mostrano tassi inferiori al 15%).

L’Ispra fa poi uno specchietto riassuntivo sull’incenerimento che dovrebbe far riflettere chi crede – al di là di come la si pensi sull’opportunità del suo utilizzo – che in Italia si bruci tutto: nel 2012 sono operativi 45 impianti di incenerimento per rifiuti urbani, frazione secca (FS) e CSS. La maggior parte degli impianti è ubicata al Nord (68%) e, in particolare, nelle regioni Lombardia ed Emilia Romagna con, rispettivamente 13 e 8 impianti operativi. Nel Centro sono operativi  9 impianti, 5 in Toscana, 3 nel Lazio ed 1 nelle Marche. Gli altri 8 impianti sono localizzati in Campania (1), Puglia (2), Molise (1), Basilicata (1), Calabria (1) e Sardegna (2).

Nel 2012, i rifiuti complessivamente inceneriti sono circa 5,5 milioni di tonnellate, di cui quasi 2,6 milioni di RU indifferenziati, circa 1,9 milioni tonnellate di frazione secca da trattamento meccanico biologico, 553 mila tonnellate di CSS. Sono, inoltre, e per legge, inceneriti circa 431 mila tonnellate di altri rifiuti speciali di cui 23 mila tonnellate di rifiuti sanitari.

Nel 2012 si registra una flessione, rispetto al 2011, del 3,8% dei quantitativi di rifiuti totali inceneriti; si mantiene stabile, tra il 2011 ed il 2012 (17%), la percentuale rispetto ai rifiuti prodotti. I dati relativi al recupero energetico sono aggiornati al 2011 in quanto non si dispone per il 2012 di informazioni sull’intero parco impiantistico. Gli impianti di incenerimento dotati di sistemi di recupero energetico elettrico, nel 2011, hanno trattato quasi 3,5 milioni di tonnellate di rifiuti, recuperando 2,4 milioni di MWh di energia elettrica. Gli impianti dotati di cicli cogenerativi, con la produzione sia di energia elettrica che termica, hanno trattato quasi 2,3 milioni di tonnellate di rifiuti con un recupero di circa 1,7 milioni di MWh di energia elettrica e 1,2 mila MWh di energia termica.