Piattaforme offshore: record di sversamenti di petrolio e prodotti chimici nel Mare del Nord

601 fuoriuscite accidentali nel 2014: un incremento del 14,5% rispetto al 2013

[11 ottobre 2016]

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Vi ricordate che al tempo dell’ormai dimenticato referendum sulle trivelle ci raccontavano che le piattaforme di estrazione offshore sicure esistevano e che l’esempio erano quelle del Mare del Nord dove ormai non c’erano più incidenti? Bene, mentivano: il Sunday Herald ha appena pubblicato i dati del rapporto della Maritime and coastguard agency (Mca) britannica, redatto a dall’Advisory committee on protection of the sea, che rivelano che nel 2014  le piattaforme petrolifere del Mare del Nord hanno  battuto il record di sversamenti del periodo dal 2000 – 2014.  I dati sul 2015 non sono ancora disponibili.

Le rivelazioni/ammissioni  del governo britannico arrivano dopo il disastro petrolifero della settimana precedente al largo delle isole Shetland, dove la gigantesca piattaforma offshore Clair della BP ha provocato l’ennesimo disastro ambientale ed è stato oggetto di feroci critiche di ambientalisti e sindacati che denunciano  gli spaventosi dati sulla sicurezza e l’abissale mancanza di prevenzione.

Le compagnie petrolifere si difendono  facendo notare che riportano ogni incidente, anche il più insignificante, e il governo conservatore britannico le appoggia dicendo che l’aumento degli incidenti può essere dovuto ad una migliore rendicontazione, il che vuol dire che prima la rendicontazione era peggiore, nonostante si giurasse sula sicurezza assoluta degli impianti offshore.

Però, i numeri dell’Mca lasciano poco spazio alle interpretazioni: nel 2014 le piattaforme petrolifere e gasiere offshore del Regno Unito ha registrato un totale di 601 fuoriuscite accidentali di idrocarburi e di sostanze chimiche. Si tratta di un incremento del 14,5%  rispetto al 2013. L’ Herald Scotland spiega che «Il rapporto sottolinea che il numero delle fuoriuscite di petrolio – 380 – è il più alto registrato dal 2000. Nel 2014 ci sono stati 100 ulteriori fuoriuscite di petrolio segnalate rispetto alla media degli ultimi 13 anni».

L’analisi dei dati fatta dal Sunday Herald dimostra che «55 delle fuoriuscite di petrolio e chimiche nel 2014 sono avvenute in 11 impianti di trivellazione BP. Tra queste, tre grandi perdite chimiche per un totale di 30 tonnellate», a causa di diversi  guasti alle apparecchiature. Altri sversamenti sono da attribuire alla corrosione, perdite dalle tubazioni e a  tubi difettosi, a canali di scolo bloccati e all’overflow, a raccordi staccati e a valvole guaste.

La BP ha ammesso che il 2 ottobre alle ore 10,00, dalla sua piattaforma offshore Clair, 75 Km a ovest delle Shetland, «a causa di un problema tecnico» sono fuoriuscite 95 tonnellate di petrolio. L’impianto di trivellazione è stato chiuso, è stata avviata un’indagine e gli arei continuano a monitorare giornalmente l’inquinamento.

Il Wwf Scotland ha chiesto un giro di vite contro l’industria petrolifera nel Mare del Nord: La BP ha un track record abbastanza spaventoso quando si tratta di perdite e fuoriuscite – ha detto il direttore del Panda scozzese, Lang Banks – “Peggio ancora, sembra che l’industria del petrolio e del gas nel suo complesso stia andando indietro sulla prevenzione delle  fuoriuscite. La domanda seria che bisogna porsi è sul motivo per cui questo sta accadendo. Questa industria fa sempre correre il rischio di un grave inquinamento o ancora peggio. Nell’interesse delle persone e della protezione del nostro ambiente marino,  dovremmo essere mettere un giunzaglio molto più corto all’industria del petrolio e del gas».

Secondo Jake Molloy, responsabile off-shore del sindacato   Rail, maritime and transport workers (Rmt), è il taglio dei costi, causato dal calo del prezzo degli idrocarburi, che sta minacciando la sicurezza dei lavoratori e dell’ambiente: «L’abissale record della BP, qui nel settore britannico del Mare del Nord, dovrebbe servire come un’ulteriore prova, se ce ne fosse bisogno, del motivo per cui gli investimenti nelle infrastrutture sono fondamentali. Quello che stiamo vedendo in tutto il settore è la continuazione dell’approccio slash and burn  del  taglio dei costi per ogni aspetto delle operazioni. All’Rmt e i nostri colleghi sindacalisti del’ offshore coordinating group restiamo seriamente preoccupati».

Jess Worth del gruppo BP or not BP , ha definito la BP «Spiller seriale» e ha ricordato le gravi colpe della multinazionale nel disastro petrolifero del 2010 della Deepwater Horizon nel Golfo del Messico,  aggiungendo che «Quello che è più scioccante è che i governi e le organizzazioni delle arti continuano a sostenere e promuovere questa compagnia. E’ il momento di abbandonare il petrolio del Mare del Nord prima che la BP faccia danni irreversibili ai suoi ecosistemi e al futuro economico».

Il portavoce della Bp, David Nicholas difende la compagnia:  «La politica della Bp è quella di segnalare ogni sversamento, non importa quanto piccolo. Péiù della metà degli sversamenti citati nel rapporto erano meno di 10 Kg e molti erano a  bassa tossicità. Cerchiamo attivamente di evitare rilasci mare, manutenendo le nostre attrezzature e con  le buone pratiche operative. Bp si è impegnata a ridurre al minimo l’impatto sull’ambiente e, mentre le sfide ambientali variano a seconda di dove operiamo e della fase del ciclo di vita, il nostro obiettivo primario è  nessun danno per l’ambiente. Il settore del petrolio e del gas del Mare del Nord è soggetto a severe normative ambientali, che ci sforziamo di rispettare in ogni momento».

E’ la conferma di quanto dicono da sempre gli ambientalisti: gli incidenti e l’inquinamento nelle piattaforme offshore sono inevitabili, ma Mick Borwell , direttore delle politiche per la sicurezza dell’Oil & Gas UK minimizza: «Le perdite sono state minuscole rispetto ai 74 milioni di tonnellate di petrolio prodotte nel 2014. Gli sversamenti di petrolio registrati nel rapporto rappresentano lo 0,00004% della produzione. La dimensione degli sversamenti  accidentali è piccola. La dimensione media è di 0,094 tonnellate o 9,4 kg, che ci si aspetterebbe si disperdano rapidamente in mare».  Probabilmente Borwell non si rende conto di aver confermato tutti i rischi denunciati dagli ambientalisti e che c’è una bella differenza tra il dire che l’industria petrolifera offshore è sicura e poi ammettere che la sua attività è costellata da una miriade di incidenti e inquinamenti che “si disperdono da soli”.

Il  governo britannico smentisce, forse senza volerlo, l’Oil & Gas UK: ha sostenuto che l’aumento del numero degli incidenti non dipende da un aumento delle segnalazioni provenienti dalla compagnie petrolifere ma dal fatto che nel 2014 i terzi sono stati incoraggiati a segnalare gli sversamenti e che questo è stato «Un fattore significativo nel numero crescente. Insistiamo sul fatto che tutte le perdite, anche di lieve entità, vengano  segnalate in modo che possano essere valutate e prese le misure adeguate. Prendiamo molto sul serio la sicurezza e la conformità ambientale della nostra industria petrolifera e del gas».

Il governo indipendentista di sinistra scozzese ha sottolineato che sta lavorando con tutte le parti interessate per favorire un’efficace gestione dell’ambiente marino e del petrolio del Mare del Nord e ha aggiunto che «Ora dovremmo vedere se lo sversamento di petrolio della Clair si potrebbe essere disperso in modo naturale e senza residui».