Legambiente chiede al governo un decreto che istituisca l’Election Day

Referendum No-Triv: la paura di perderlo del governo costerà 300 milioni di euro

Greenpeace: «Le Regioni chiedano l’Election Day» Inspiegabile silenzio di M5S e altre opposizioni

[4 febbraio 2016]

Referendum No Tri Alfano

I portavoce di Green Italia, Annalisa Corrado e Oliviero Alotto, partiono nuovamente all’attacco del governo su un tema molto sensibile: il risparmio che sembra essere invocato solo quando fa comodo. «Al Governo la paura di perdere  il referendum fa 90 – dicono Corrado e Alotto – mentre alle casse dello Stato costerà 300, trecento, milioni di euro che il Ministro Alfano, player e non arbitro come dovrebbe essere, ha bellamente ignorato, e che equivalgono ad un anno di royalties  del petrolio in estrazione sul territorio italiano. Ma analogamente al 2011 non c’è tattica o espedienti che tengano per affossare l’election day, quando i cittadini sono chiamati a decidere direttamente e senza filtri sul destino dei loro territori».

I due esponenti ecologisti ricordano che «I cittadini quest’anno saranno chiamati alle urne più volte nel giro di poche settimane, uno spreco di denaro pubblico oltre che un tentativo di soffocare l’espressione della democrazia, che il Ministro Alfano ha provato goffamente di giustificare con un ragionamento da azzeccagarbugli. Se il Governo è certo che gli italiani intendano sposare la politica fossile e ipocrita rispetto agli accordi di Parigi, non dovrebbe temere le elezioni. Comunque i cittadini hanno ben chiare le proprie intenzioni, e il grande successo, tra le altre, della petizione di Greenpeace in favore dell’election day lo testimonia, un primo passo verso l’Assemblea di coordinamento nazionale No Triv del 14 febbraio a cui parteciperà anche Green Italia»

E proprio dalla citata Greenpeace, che nei giorni scorsi ha lanciato su change.org la petizione “Un Election Day per dire NO alle trivelle” e che ha raggiunto 55.000 adesioni in poco più di una settimana, arriva un invito alle Regioni perché anche loro chiedano l’Election Day. Infatti Greenpeace «giudica inammissibile il silenzio dei Presidenti delle Regioni che hanno promosso il referendum sulle trivelle rispetto alla richiesta di un Election Day, per accorpare il voto referendario a quello delle prossime amministrative. Con un Election Day si faciliterebbe infatti la partecipazione democratica e si risparmierebbero centinaia di milioni di euro, altrimenti sprecati solo per scongiurare il quorum e compiacere i petrolieri».

Anche gli ambientalisti fanno notare che «Oltre a favorire la partecipazione dei cittadini, si calcola che l’Election Day consentirebbe un risparmio di denaro pubblico stimabile tra i 350 e i 400 milioni di euro. Finora però solo il Presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, si è espresso con determinazione a sostegno di questa richiesta». Andrea Boraschi, primo firmatario della petizione e responsabile della campagna energia e clima di Greenpeace, chiede: «Cosa aspettano gli altri Presidenti delle Regioni promotrici a unirsi ai tanti cittadini italiani che con forza chiedono un Election Day?»

Greenpeace si rivolge direttamente a Zaia, Toti, De Luca, Ceriscioli, Pittella, Frattura, Pigliaru, Oliverio e Boraschi sottolinea: «Costoro hanno il dovere di sostenere la partecipazione e far sì che il referendum, che essi per primi hanno voluto, non diventi un inutile esborso per i cittadini. Sono politici e amministratori con grande esperienza. Hanno dato inizio alla sfida referendaria e ora non possono tirarsi indietro. Dimostrino coerenza e si uniscano alla richiesta per l’Election Day».

Ma Greenpeace dice anche che «attende su questo fronte anche l’impegno delle opposizioni, a partire dal Movimento 5 Stelle, sin qui rimasto inspiegabilmente in silenzio».

Legambiente chiede al governo «un decreto che istituisca l’Election Day, accorpando in un’unica data il referendum sulle trivellazioni e il primo turno delle elezioni amministrative previste per la prossima primavera. Fissare date separate sarebbe infatti un inutile sperpero di denaro pubblico e un ostacolo alla partecipazione dei cittadini. Secondo il direttore generale di Legambiente Stefano Ciafani, «Con il decreto, si supererebbero gli ostacoli paventati ieri dal ministro dell’interno Alfano che sono solo una scusa per complicare la partecipazione dei cittadini alla consultazione referendaria. Una scelta in netto contrasto con quanto dichiarato invece dal governo alla Cop21 di Parigi e con gli impegni presi in quella sede. Agevolare la partecipazione dei cittadini alla consultazione promossa per decidere di non fare nuove trivellazioni petrolifere nel nostro mare è una questione di coerenza non si può predicare bene a livello internazionale e poi fare il contrario in Italia».

Ad attaccare Alfano ci pensa anche Angelo Bonelli dei Verdi: «Il ministro del Family Day e affossa l’Election Day che farebbe risparmiare 300 milioni di euro alle casse dello Stato? Il ministro dell’Interno Angelino Alfano faccia il provvedimento per accorpare le elezioni amministrative e i referendum contro le trivelle: dire no al petrolio è un diritto dei cittadini che non può essere rubato dalla politica».