Il Governo rispetti gli impegni della Cop 21 e avvii nuova stagione incentrata sulle rinnovabili

Referendum sulle trivelle, il mancato quorum non salverà le fonti fossili

Legambiente e Greenpeace denunceranno l’Italia all’Ue per le concessioni illimitate

[18 aprile 2016]

Quorum

Legambiente, Greenpeace e Wwf sono state le associazioni che si sono spese di più per il sì al referendum del 17 Aprile, non a caso il premier Matteo Renzi nella sua dichiarazione di ieri notte, a conteggio dei votanti ancora in corso, ha concesso l’”onore delle armi” alle associazioni che si sono battute per il sì, ma non alle Regioni che hanno promosso il Referendum, all’opposizione e alla sinistra del suo stesso Partito, a quelli che ha definito i «politici vecchio stile», riconoscendo di fatto il ruolo dei corpi intermedi che nel passato ha più volte cercato di “saltare” con i suo leaderismo. Renzi, da animale politico quale è, ha capito che con forze e idee che portano comunque alle urne milioni di persone bisogna farci i conti: nel pieno dello scandalo petrolifero/Guidi – che annuncia nuovi clamorosi sviluppi – aveva teso una mano sulle energie rinnovabili e non è stata ritirata.

Non a caso la pima reazione ai risultati del referendum sulle trivellazioni  è venuta proprio dalla presidente del Cigno Verde, l’associazione ambientalista che ha fatto più capillarmente campagna per il Sì sul territorio, e Rossella Muroni ricorda a Renzi che il voto non risolve alcuni problemi e che per mantenere le sue promesse bisogna cambiare non solo sguardo, ma paradigma energetico: «Il quorum non è stato raggiunto ma di due cose siamo certi. La prima è che la proroga senza limiti delle concessioni per l’estrazione di petrolio e gas rimane una colossale ingiustizia, in contrasto con le regole del diritto Ue sulla libera concorrenza. La seconda, è che non sarà certamente il mancato raggiungimento del quorum a fermare un cambiamento del modello energetico che sta già mettendo le fonti fossili ai margini, perché esiste un altro scenario più conveniente, pulito, democratico. La nostra battaglia continua e la straordinaria mobilitazione dal basso organizzata in poche settimane, malgrado disinformazione e inviti all’astensione, dimostra il consenso di cui gode tra i cittadini il tema dello sviluppo sostenibile, per combattere i cambiamenti climatici e far crescere le energie pulite».

Secondo Legambiente, che esce comunque rafforzata da una sconfitta che le ha permesso di rinsaldare vecchie alleanze con il mondo dell’innovazione e della green e blu economy, di crearne delle nuove e di far penetrare le sue tematiche anche tra forze politiche che sembravano impermeabili e che negli anni di Berlusconi in Parlamento avevano sposato in gran parte l’eco-scetticismo, «La campagna referendaria ha messo in evidenza come l’ambiente sia diventato oggi una questione centrale per i cittadini e trasversale agli schieramenti politici. Il Governo Renzi, malgrado gli inviti all’astensione e le politiche a favore delle fonti fossili, dovrà prenderne atto e accelerare sulle scelte di tutela degli ecosistemi e di sviluppo incentrato sulle fonti rinnovabili. L’Italia possiede  oggi risorse naturali e opportunità per ridurre l’utilizzo di petrolio e gas puntando sulle alternative realmente competitive ma bloccate da politiche miopi e sbagliate: l’autoproduzione da energie rinnovabili, il biometano, l’efficienza energetica».

Legambientem  annuncia che nei prossimi giorni presenterà «una denuncia alla Commissione europea contro la norma che concede concessioni illimitate per le estrazioni di petrolio e gas. Continuerà la battaglia affinché si intervenga da subito sulle numerose criticità emerse rispetto alle attività estrattive in mare, a partire dalla dismissione delle piattaforme che già oggi non sono più attive e per stabilire royalties giuste per tutte le attività estrattive, cancellando un sistema iniquo per cui larga parte delle concessioni non paga le royalties e chi lo fa le deduce dalle tasse. In tutto il mondo si sta andando verso una tassazione legata alle emissioni di gas serra per spingere gli investimenti verso l’efficienza e il nostro Paese avrebbe tutto l’interesse ad andare in questa direzione cancellando privilegi assurdi per i petrolieri».

«A conclusione di questa consultazione popolare – commentano invece dal Wwf a urne chiuse – è bene dire che il governo ha la maggiore responsabilità per aver portato l’Italia al referendum rispetto a una norma sulla proroga delle concessioni delle piattaforme offshore, inserita all’ultimo momento nella Legge di Stabilità 2016, che sapeva sin dall’inizio essere in contrasto con la normativa comunitaria e che sarà obbligato a modificare per intervento dell’Europa. Si è fatto di tutto per far fallire questo referendum. Dal mancato “Election Day” che accorpasse il voto sulle trivelle alle elezioni amministrative all’estrema politicizzazione della campagna referendaria, all’invito all’astensione. Il quorum non è stato raggiunto ma dalle urne emerge una richiesta fortissima affinché vengano cambiate le politiche energetiche del nostro paese. Ora ci auguriamo che il governo dimostri di aver compreso la richiesta di milioni e milioni di italiani cominciando a dare attuazione al Green Act fino ad oggi solo annunciato, predisponendo un piano energetico e climatico che manca all’Italia da troppo tempo, nonché la strategia di decarbonizzazione prevista dall’accordo Parigi».

Greenpeace, che ha ravvivato con i suoi blitz la campagna elettorale più breve ed asimmetrica della storia politica italiana, dice: «Dobbiamo ammetterlo: non siamo riusciti, neppure con quanti insieme a noi hanno sostenuto le ragioni del Sì, a convincere un numero sufficiente di italiani dell’importanza di questo voto. Sappiamo che a determinare questo risultato hanno contribuito i tempi contratti della campagna referendaria, il rifiuto di indire un Election Day e una strategia politico-mediatica che a lungo ha tenuto sotto silenzio il tema del referendum sulle trivelle».

Ma anche i guerrieri dell’arcobaleno avvertono governo e partiti: «Noi crediamo che la partecipazione alla consultazione non debba essere ignorata: anche se non siamo riusciti a raggiungere il quorum, non dimentichiamo che non tutti hanno giocato pulito in questa partita. L’invito all’astensione venuto dal governo rimane una brutta pagina nella storia della nostra democrazia. Crediamo che Renzi e il suo governo dovrebbero invece ascoltare il segnale che viene dalle urne. Verificheremo nelle prossime ore il rapporto tra i Sì e i No, ma hanno votato circa 15-16 milioni di italiani, quasi il doppio di quanti votarono nel 2013 per il PD e – come emerge dai primi dati – in maniera massiccia contro le trivelle. Parliamo dunque di una maggioranza nettissima rispetto al voto che ancor oggi legittima la premiership di Renzi. Un governo attento alla democrazia, all’indomani di un esito referendario come questo, aprirebbe un serio dibattito pubblico sul futuro energetico del Paese».

Anche Greenpeace annuncia: «Noi naturalmente non ci fermiamo qui. Continueremo a batterci per la tutela dei mari e la rivoluzione sostenibile del sistema energetico: l’eliminazione dei combustibili fossili è un obiettivo irrinunciabile se si vuole proteggere il clima e garantire alle prossime generazioni un Pianeta ospitale. Il nostro primo passo ora sarà dare immediato seguito all’impegno referendario. La norma che assegna ai petrolieri concessioni senza una precisa scadenza, infatti, viola lo spirito e la lettera della Direttiva 94/22/CE, recepita dall’Italia con D.Lgsl. 625/96, secondo la quale “l’estensione delle aree costituenti oggetto di autorizzazioni e la durata di quest’ultime devono essere limitate”. Invieremo un atto di denuncia alla Commissione Europea per segnalare questa e altre violazioni che denotano sistematici aggiustamenti delle norme e dei principi del Diritto comunitario a favore degli interessi dei petrolieri».