Il referendum sulle trivelle visto dall’Europa

Frassoni: «Il governo ha fatto di tutto per fare fallire questo referendum, mentendo in modo spudorato»

[18 aprile 2016]

monica frassoni

Appena arrivate le prime notizie sui dati dell’affluenza ai seggi, ero ovviamente un po’ delusa, ma anche già proiettata in vista delle prossime tappe della battaglia per un nuovo modello energetico in Italia, che dopo stasera deve continuare più di prima; ma dopo avere ascoltato le dichiarazioni di Matteo Renzi, sono furente. Furente. Perché ho sentito bugie, ipocrisia, e una manipolazione vergognosa dei termini della questione. Non so voi, ma ancora mi scandalizza che un Presidente del Consiglio menta in questo modo cosi spudorato. Soprattutto se è un ragazzo giovane e con la fama di “rottamatore” della vecchia politica.

Il governo ha fatto di tutto per fare fallire questo referendum; a tutti piace vincere facile e il governo si é messo nelle condizioni di farlo. Non ha esitato a buttare al vento 300 e più milioni di euro per salvare alcune trivelle, che spesso manco sono attive o in regola  e ha osato dire che “non si potevano accorpare amministrative e referendum”. Non é cosi, e lo sanno tutti. Accorpare significava raggiungere il quorum e perdere. Ecco perché non lo ha fatto.

E ha mentito in modo disdicevole sui posti di lavoro. Nessuno avrebbe perso il posto di lavoro per il referendum, almeno non per anni. Anni nei quali, si sarebbero potuti tranquillamente riconvertire in altri settori, soprattutto se nel frattempo venissero cambiate le politiche energetiche ed economiche del governo e dell’Europa; peraltro il geologo Fabio Giusti che ha esperienza diretta di lavoro sulle piattaforme parla massimo 200 persone a eventuale e molto progressivo rischio. Come fa ad arrivare a 11.000? Boh?

Non é vero neanche che Renzi tiene a tutti i posti di lavoro. Non gli interessa un fico secco delle decine di migliaia (più della metà dei 120.000 che esistevano nel 2012) di occupati persi a cause delle politiche demenziali sulle rinnovabili che continuano imperterrite. Non é vero, poi, che siamo tra i primi paesi per le rinnovabili. O meglio, non lo siamo più. Tagli a incentivi indiscriminati e retroattivi hanno messo in ginocchio migliaia di imprese e hanno ridotto gli investimenti al lumicino, rallentando uno sviluppo che poteva essere molto maggiore rispetto alla situazione attuale. E la persecuzione continua, con normative a dir poco puntive, come potete leggere nel bell’articolo di Annalisa Corrado su Sbilinfo. Posso portare 10 esempi su come l’Italia si comporta in sede europea su questi temi per dimostrare la non credibilità di Renzi quando proclama la sua volontà di essere “verde”. Ma per favore!

La “minaccia” del referendum e la mobilitazione delle regioni ha fatto in modo che una parte molto importante dei disastri dello SbloccaItalia in questo settore siano stati risolti e questo é un risultato molto positivo. Pero’ neppure possiamo dimenticare che la partita sul referendum del 17 aprile era truccata fin dall’inizio.

Era difficilissimo riuscire a fare andare alle urne il 50% degli elettori. Perché c’é stato pochissimo tempo per davvero parlarne. Perché TV e radio hanno evitato di dare spazio a un vero dibattito. Perché alcuni Presidenti di Regione, De Luca in testa, ma non mi sorprende, hanno lanciato il sasso e ritirato la mano. Perché chiedere attivamente l’astensione ha significato smobilitare l’elettorato e boicottare la discussione sul merito, riducendola appunto a un dettaglio nella battaglia di potere fra questo e quello e corroborando la tesi bislacca che ho sentito anche stasera a caldo secondo la quale questo era un tema “lontano” che poteva coinvolgere solo le regioni interessante alle trivelle. E’ soprattutto per questo effetto “smontante” che é stato gravissimo che leader politici e istituzionali abbiano irresponsabilmente fomentato il disimpegno. Che i cittadini si possano astenere é sacrsanto. meno che li spingano a farlo esponenti istituzionali di primo piano.

In questo contesto, sono stati davvero bravissimi tutti coloro che hanno fatto una campagna per rendere pubblica e accessibile la sfida sulle scelte di politica energetica. Che non possono né devono essere riservate a pochi intimi. Non solo i comitati o le associazioni ambientaliste. Ma anche quella parte della politica ecologista che ancora c’è e che con grande difficoltà e poche risorse ha cercato di giocare la partita. Voglio in particolare citare Annalisa Corrado e Edoardo Gandini, ma anche Oliviero Alotto, Francesco Ferrante, Roberto della Seta di Green Italia e i Verdi. Mi sono piaciuti molto molto meno coloro che hanno usato questa campagna per colpire il governo, peraltro neanche riuscendoci. Sia detto per inciso, per me, al di là del fatto che stavamo dalla stessa parte e con gli argomenti giusti, è sembrato che il Movimento 5 stelle non si sia riuscito a mobilitare il suo elettorato su un tema come quello delle scelte energetiche dell’Italia. Segno che purtroppo non è sull’ambiente che muove e fa muovere il suo largo consenso. Anche per questo rimango convinta che c’è ancora bisogno di una forte di rappresentanza ecologista in politica.

Adesso, dobbiamo evitare di lasciare cadere il risultato comunque notevole del referendum: non possiamo permetterci di disperderlo. Il nostro impegno dovrà essere quello di lavorare insieme a tutte le forze che hanno lavorato a questo risultato per rendere possibile che quei milioni di persone che si sono mobilitate per il SI lo rimangano per continuare la battaglia per un sistema energetico che esca dai fossili, smetta di massacrare le rinnovabili e di ignorare l’enorme potenziale dell’efficienza energetica in termini di attività economica ed occupazione oltre che di riduzione delle emissioni e dell’inquinamento.

Dobbiamo fare tesoro di questo voto, più e meglio di quello che abbiamo fatto per nucleare e acqua. E dobbiamo farlo subito. Superando la delusione e l’arrabbiatura per il governo fossile e i suoi corifei.

di Monica Frassoni, co-presidente del Partito Verde Europeo