Greenpeace: «Sul solare dati sbagliati». Anev: «Elimini gli ostacoli normativi per l’eolico»

Renzi ministro dello Sviluppo economico. Legambiente: «3 provvedimenti per il 50% di rinnovabili»

Il premier ha assunto ad interim l'incarico. Finora, in 26 mesi di governo tracollo per le energie pulite

[6 aprile 2016]

Renzi energia

Greenpeace ribatte su Twitter al presidente del Consiglio e neo-ministro ad interim allo sviluppo economico Matteo Renzi, che in diretta su Facebook e Twitter #matteorisponde ha risposto all’associazione ambientalista dichiarandosi pronto a un confronto pubblico su trivelle e rinnovabili. Giuseppe Onufrio, direttore esecutivo di Greenpeace Italia, commenta: «Renzi è convinto, come ci ha risposto con un tweet, che il solare non possa fare più del 7%, eppure numerosi studi dimostrano il contrario ed Elon Munsk, l’imprenditore che ha lanciato la Tesla sostiene che il solare può coprire il fabbisogno energetico dell’intera Cina. Ci auguriamo che il premier mantenga l’impegno preso oggi a incontrarci in un confronto pubblico. Renzi dice di voler arrivare al 50% di rinnovabili elettriche entro il 2018, ma questo governo invece ha affossato le rinnovabili e promosso le trivelle. In questo modo il settore sta perdendo migliaia di posti di lavoro».

Anche Edoardo Zanchini, vicepresidente nazionale di Legambiente, interviene per rispondere alla dichiarazione del Presidente del Consiglio sulle rinnovabili in Italia: «Prendiamo sul serio l’impegno di Matteo Renzi come ministro dello Sviluppo economico ad interim che vuole portare al 50% la produzione da fonti rinnovabili rispetto ai consumi elettrici entro la legislatura, e poiché siamo convinti che ciò sia realizzabile, vogliamo contribuire concretamente con le nostre proposte: biometano, autoproduzione da fonti rinnovabili, decreto per le rinnovabili non elettriche. Ecco i provvedimenti da approvare nel prossimo Consiglio dei Ministri per evitare che questa promessa non risulti come l’ennesimo tentativo di far fallire il referendum del 17 Aprile».

Secondo Legambiente, «l’impegno preso ieri da Renzi nello scambio avuto con i cittadini tramite social network è una buona notizia perché rappresenta il primo chiaro impegno a favore delle rinnovabili, preso, evidentemente, grazie al dibattito in corso sul referendum sulle trivelle. Fino ad ieri, infatti, nei 26 mesi del suo governo, la realtà è stata un’altra: i numeri delle installazioni di fonti rinnovabili raccontano proprio un vero e proprio tracollo delle installazioni, passate dagli oltre 11mila MW nel 2011 ai 300 circa del 2015».

Il Cigno Verde propone al Presidente del Consiglio, e ministro dello Sviluppo economico ad interim, di intervenire con provvedimenti mirati a superare le barriere che oggi impediscono lo sviluppo delle fonti rinnovabili e fa tre proposte precise:

  1. Cancellare il divieto di immissione nella rete Snam del biometano. L’alternativa rinnovabile al gas estratto nei nostri mari esiste, ha maggiori potenzialità e crea più posti di lavoro. E’ il biometano, che si può ottenere dalla digestione anaerobica di rifiuti urbani e industriali, di biomasse e scarti agricoli, con vantaggi rilevanti nei territori, sia in termini economici che occupazionali, che di risoluzione dei problemi di smaltimento dei rifiuti. Basterebbe poterlo immettere nelle rete Snam. Processo ad oggi impedito dall’opposizione dei grandi gruppi del gas. Eppure, il suo potenziale è pari a oltre 8miliardi di metri cubi, ossia il 13% del fabbisogno nazionale e oltre quattro volte la quantità di gas estratta nelle piattaforme entro le 12 miglia oggetto del referendum. Conveniente anche in termini occupazionali: rispetto ai 3mila occupati nelle piattaforme nelle 12 miglia, si potrebbero arrivare a oltre 12mila occupati stabili e con opportunità maggiori al Sud‎ e nelle aree agricole.
  2. Eliminare barriere e tasse per l’autoproduzione da fonti rinnovabili. In Italia oggi è possibile installare impianti da fonti rinnovabili senza spese per lo Stato o incentivi perché la riduzione dei costi delle tecnologie e le innovazioni nella gestione degli impianti, hanno reso competitiva la prospettiva dell’autoproduzione da parte di famiglie e imprese, come la produzione e distribuzione locale. Ma l’installazione è fortemente penalizzata dalla tassa sull’autoconsumo e dalla riforma delle bollette (introdotte proprio dal Governo Renzi), mentre la produzione e distribuzione locale dell’energia prodotta da fonti rinnovabili è vietata persino all’interno di un condominio o di un distretto produttivo. “Chiediamo al Presidente del Consiglio di presentare al prossimo Consiglio dei Ministri un decreto per sbloccare questa situazione, eliminando barriere che risultano oggi anacronistiche e contro l’interesse generale”, ha dichiarato Zanchini, aggiungendo che Legambiente presenterà le sue proposte per l’autoproduzione in una iniziativa pubblica il prossimo 14 Aprile a Roma, rendendosi disponibile per un confronto da subito.
  3. Approvare subito il Decreto sulle rinnovabili non fotovoltaiche. Il nuovo ministro ad interim dello Sviluppo economico può sbloccare gli investimenti nell’eolico, nelle biomasse e nel mini idroelettrico che sono fermi per colpa dei ritardi nell’approvazione di un Decreto che continua a subire rinvii. Rinvii gravissimi perché il provvedimento può finanziare investimenti realizzati solo fino a dicembre 2016 (per le direttive europee che prevedono di cambiare sistema di incentivo a partire dal 2017). Per evitare una nuova beffa alle rinnovabili però, serve un intervento immediato da parte del ministro Renzi, per modificare la bozza di Decreto elaborata dall’ex ministro Guidi che prevedeva generosi incentivi per mega centrali a biomasse e inceneritori, impianti evidentemente non rinnovabili, penalizzando invece le vere rinnovabili e in particolare quelli di piccola taglia.

Renzi si è dichiarato anche a favore dell’energia eolica – a differenza di diversi esponenti del suo partito, ad esempio in Sicilia e della necessità di un suo ulteriore sviluppo del settore in Italia, sottolineando la possibilità di un raddoppio della produzione geotermica ed eolica. Ma il remier ha aggiunto ce «Non abbiamo grandi chance di mettere altre pale ma abbiamo la possibilità di cambiare quelle che ci sono oggi. Come gestire il rinnovo delle strutture eoliche sarà cruciale, possiamo creare una filiera produttiva».

L’Associazione nazionale energia del vento (Anev) apprezza l’apertura del presidente del Consiglio Renzi, sull’eolico italiano, ma ricorda a Renzi che l’eolico «si attesta oggi sui 9.000 MW installati con un margine di crescita tale da consentire il raggiungimento degli impegni presi in sede europea dall’Italia, ovvero il target di 12,68 GW al 2020. Tale sviluppo sarà possibile sia con le nuove installazioni che consentiranno di raggiungere gli obiettivi al 2020 sia, come osservato giustamente dal Premier,  attraverso interventi mirati di rinnovamento del parco eolico, per mezzo della sostituzione degli impianti più vecchi con turbine di nuova tecnologia, in Italia non ancora regolamentato. Si tratterebbe di sostituire turbine di nuova tecnologia e più performanti in luogo delle più vecchie, con benefici evidenti non solo a livello ambientale e paesaggistico, ma anche economico».

Anev sottolinea che «L’industria eolica italiana ha già prodotto sviluppo economico ed occupazionale, impiegando oggi 26.000 addetti nel settore tra diretti e indiretti e si stima che con il giusto sostegno potrà giungere a quota 67.000 addetti al 2020 in Italia. Inoltre quella eolica è un’industria nazionale matura e che ormai da anni esporta all’estero ed è autosufficiente per il fabbisogno del nostro Paese».

Ma la conclusione dell’Associazione che riunisce circa 70 aziende e oltre 5.000 soggetti che operano nel settore eolico, sottolineano una realtà diventata difficile anche per colpa della politica: «A fronte della posizione espressa dal Presidente del Consiglio Matteo Renzi, l’Anev si aspetta che il Governo intervenga per eliminare gli ostacoli normativi che attualmente affliggono il settore, ancora in attesa del Decreto Ministeriale necessario per la realizzazione di nuovi impianti e che avrebbe dovuto essere emanato entro dicembre 2014 (!!!)».