Trivelle offshore, repubblicani e democratici contro il via libera di Trump

Attacchi a Trump anche da destra: trivellate ma non nel mio collegio elettorale

[3 maggio 2017]

Il nuovo ordine esecutivo del presidente Usa Donald Trump sulle trivellazioni di gas e petrolio offshore, nel Pacifico della California, nell’Artico e nell’Atlantico, sta incontrando un’opposizione bipartisan che probabilmente Trum e i suoi amici delle Big Oil non si aspettavano.

Se la reazione contraria dei “liberal” democratici era scontata,  nessuno si aspettava che esponenti super-conservatori repubblicani, noti per il loro appoggio alla politica “drill-baby-drill” che dovrebbe portare all’indipendenza energetica Usa (e che non lo farà), si tirassero indietro di fronte alle trivellazioni od ffshore perché condividono l’opinione di democratici e ambientalisti sugli elevati rischi rappresentati dalle piattaforme per l’economia costiera.

ThinkProgress fa l’esempio del repubblicano della South Carolina Mark Sanford, uno dei duri del Tea Party, che, lo stesso giorno che Trump ha firmato l’ordine esecutivo,  ha presentato il  Coastal Economies Protection Act, una proposta di legge che vieterebbe le trivelle offshore nell’Oceano Atlantico Usa e nel Golfo del Messico orientale per i prossimi 10 anni. La proposta di legge è d firmata anche da un altro repubblicano: Frank LoBiondo del New Jersey.

Sanford ha spiegato che la sua posizione rispecchia quella di oltre 120 risoluzioni bipartisan anti-trivella approvate nel 2015 da municipi a guida repubblicana o democratica della costa atlantica che va dal New Jersey fino alla Florida e ha toccato un nervo scoperto dell’ondivago populismo di Trump: «Il partito repubblicano ha sempre detto di ritenere che più il governo è vicino alla gente meglio è. In questo caso, la gente lungo tutto l’Atlantico ha detto in modo inequivocabile che quel che succederà nelle loro comunità costiere dovrebbe essere guidato da decisioni locali piuttosto che mandati che giungono da Washington».

Per farsi capire bene Sanford ha concluso: «La proposta dell’Amministrazione è deludente e in contrasto con lo stragrande coro di voci che localmente si esprimono contro le trivellazioni offshore»

Perfino  Henry McMaster, il governatore repubblicano della  South Carolina e sfegatato sostenitore di Trump schietto, ha espresso delle riserve simili. «Ho delle domande. Dobbiamo avere  sufficiente energia. Dobbiamo stare sicuri. Ma dobbiamo anche prenderci cura delle nostre preziose risorse naturali».

Second i dati federali Usa, dal 2001 ad oggi sono state segnalate 589 sversamenti petroliferi offshore e molti hanno messo a rischio posti di lavoro e mezzi di sussistenza costieri.

Il prmo maggio il  repubblicano della Florida  Vern Buchanan ha presentato insieme al democratici  Debbie Wasserman Shultz e Bill Nelson  una proposta per estendere fino a 125 miglia dalla costa l’attuale l divieto di trivellazione nel Golfo della Florida. Si tratta dello Spill Marine Oil Prevention Act, che avrebbe mantenuto la moratoria in atto fino al  2027, ma  Buchanan ha dichiarato che non basta: «Le spiagge della Florida sono di vitale importanza per la nostra economia e il nostro stile di vita. Le nostre comunità costiere dipendono da un mare pulito e sano». Buchanan è preoccupato anche perché l’ordine esecutivo di Trump stravolge le norme di sicurezza sulle trivellazioni approvate sulla scia della catastrofe della Deepwater Horizon, che è costata 11 vite e 62 miliardi di dollari: «Non dobbiamo mettere a repentaglio l’economia o l’ambiente dello Stato con un   gioco d’azzardo su operazioni che mancano di adeguate garanzie». Se non fosse che Nelson ha paura di perdere voti nel suo collegio elettorale, sembrerebbe di sentir parlare un attivista di Sierra Club.

L’opposizione bipartisan alle trivellazioni offshore è determinata del  pericolo che le piattaforme petrolifere rappresentano per industrie costiere e oceaniche come il turismo e la pesca. Per esempio, nel 2015, quando l’amministrazione democratica di Barack Obama stava prendendo in considerazione se dare o meno concessioni per la trivellazione in grandi aree dell’Oceano Atlantico, 31 deputati, tra i quali 8 repubblicani – firmarono una lettera a Obama per esprimere la loro forte opposizione alla  ricerca di idrocarburi offshore nell’Atlantico. «Lungo la costa atlantica, quasi 1,4 milioni di posti di lavoro e più di 95 miliardi di dollari di Pil si basano sugli ecosistemi oceanici sani, principalmente attraverso la pesca, il turismo e la ricreazione. I test sismici e le trivellazioni petrolifere metteranno a rischio l’economia e lo stile di vita costieri», scrivevano i deputati e Obama ha accolto le loro osservazioni.

L’ordine esecutivo firmato da Trump punta ad  espandere notevolmente le trivellazioni al largo delle coste settentrionali dell’Alaska, allentando notevolmente parte delle restrizioni messe da Obama per proteggere aree delicatissime e pericolose, nelle quali non esistono infrastrutture per poter rispondere a uno sversamento petrolifero, e dove la caccia e la pesca di sussistenza  sono alla base della vita delle comunità tribali dell’Alaska.  Obama aveva anche accolto la richiesta di una coalizione di 40 tribù di nativi  dell’Alaska ed aveva istutuito nuove forme di protezione nel Mare di Bering, che vietavano la trivellazione offshore, e aveva formalmente istituito un meccanismo di consultazione con le tribù  riguardanti le future politiche federali per l’area. Trump ha rottamato sia l’area protetta che il processo di consultazione.

Alla cerimonia della firma per il via libera alle trivellazioni offshore era presente anche la repubblicana dell’Alaska Lisa Murkowski, una fan dell’estrazione di combustibili fossili nel suo Stato e che, nonostante questo, è stata votata anche da molti nativi americani. Ma ora Frank Oxereok, uno dei  leader della coalizione intertribali Mare di Bering la attacca frontalmente: «Tutto quello per cui abbiamo lavorato è stato praticamente gettato fuori dalla finestra. Ha detto all’Alaska Dispatch News  – Questo può distruggere il nostro modo di vivere e sono davvero deluso da Lisa Murkowski, che era in piedi accanto al presidente quando ha firmato l’ordine esecutivo».