Per il Movimento 5 Stelle dimostra di non ha imparato la lezione di Scansano Ionico

Rifiuti radioattivi, la Sogin ci riprova: Puglia, Basilicata, Lazio e Toscana

[30 settembre 2014]

Ieri all’Istituto di Economia e Politica (Iefe) dell’università Bocconi di Milano si è tenuto il convegno La gestione dei rifiuti radioattivi. Problema o opportunità?  al quale è intervenuto anche Gianni Girotto, Capogruppo del Movimento 5 Stelle alla Commissione industria, commercio, turismo energia del Senato, che ha duramente criticato la Sogin, accusandola di «non aver ancora imparato la lezione di Scanzano».

Secondo Girotto, «L’uscita infelice dei giorni scorsi sulla stampa nazionale da parte dell’Amministratore della Sogin Riccardo Casale, nel quale ha affermato che il territorio della Puglia, della Basilicata, del Lazio e della Toscana sono tra le zone più adatte dove c’è la maggiore concentrazione delle aree idonee alla realizzazione della pattumiera nucleare, mostra chiaramente la superficialità con la quale Sogin continua ad operare. Prima di indicare il sito sulle aree dove vuole fare il deposito di scorie nucleari e per procedere con la messa in sicurezza dei lasciti nucleari è fondamentale chiarire gli aspetti sulla tipologia del deposito di scorie che il territorio deve ospitare e rendere urgentemente operativa l’Autorità di sicurezza con la costituzione dell’Isin», cioè l’Ispettorato nazionale per la sicurezza nucleare.

Per il senatore pentastellato, che ha partecipato alla tavola rotonda “Implicazioni economiche di un deposito di rifiuti radioattivi”, «E’ necessario inoltre comprendere, se questo ritardo è dovuto al solito vizio di nominare persone gradite al potere politico con il solito metodo clientelare al di là della loro effettiva competenza. Se cosi fosse, allora è giusto sapere che possiamo smettere immediatamente di parlare del deposito nazionale. La credibilità dell’autorità di sicurezza è un prerequisito assoluto per il successo di questa operazione».

Girotto ha evidenziato che «La Sogin non può operare in modo autonomo sulle scelte. Non è possibile, non è giusto e non è opportuno che lo stesso soggetto proprietario degli impianti sia incaricato di fare lo smantellamento degli stessi, di trovare il sito per il deposito, di interloquire con la popolazione e gli amministratori locali affinché questo sia accettato nonché di progettare, costruire e magari anche gestire il deposito. La lezione di Scanzano non ha insegnato. La Sogin deve seguire le procedure in modo trasparente coinvolgendo i cittadini, le istituzioni nazionali e regionali nei processi decisionali. Diversamente, la gestione sulla messa in sicurezza dei rifiuti nucleari italiani affidata a Sogin rimarrà inaffidabile, solleverà conflitti sui territori, lascerà il problema delle scorie nucleari irrisolto, con il pericolo di esporre i cittadini a seri rischi per la sicurezza e la salute».