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Rigassificatore Olt, le tre domande del comitato

Riceviamo e pubblichiamo

[22 settembre 2014]

Apprendiamo dalla stampa che il rigassificatore della OLT è stata considerato dal governo “struttura strategica” con il susseguente riconoscimento di un rimborso pari al 64% del mancato introito nel caso l’impianto rimanga inoperoso.

Il viceministro dell’Economia, De Vincenti, ha difeso la scelta di sussidiare l’impianto di Livorno con il contributo che quest’ultimo darebbe al servizio di peak shaving, cioè grazie al fatto che il rigassificatore di Livorno, assieme agli altri due operanti in Italia, ha messo a disposizione del governo una parte consistente dei suoi serbatoi (d’altra parte, come noto, completamente vuoti) al fine di stoccarvi gas da impiegare in caso di crisi energetica. Questo, secondo De Vincenti, farebbe risparmiare circa 160 mln di euro l’anno, il doppio di quanto lo Stato verserà nelle esauste casse della OLT.

Il risparmio sarebbe dovuto al fatto che la OLT non farebbe gravare sul sistema gli oneri della non interrompibilità delle forniture del gas (70 mln) e quelli del mantenimento in stand by delle centrali ad olio (90 mln).

Francamente abbiamo molte difficoltà a comprendere gli argomenti del viceministro De Vincenti.

Il decreto del MiSE sul servizio di peak shaving è del 13 ottobre 2013; la OLT ha pubblicato sul suo sito il bando di gara per l’assegnazione dei serbatoi del rigassificatore il 6 dicembre; il bando è andato deserto. Vorremmo che De Vincenti spiegasse che contributo avrebbe potuto dare la OLT, con i propri serbatoi vuoti, ad una eventuale crisi.

De Vincenti sostiene che il risparmio per l’erario sarà di 160 mln di euro l’anno dovuti alla mancata messa in opera dei contratti che prevedono la interrompibilità dell’erogazione di gas alle grandi imprese e il mantenimento in stand by (cioè nell’eventuale attesa di messa in produzione in caso di crisi) di centrali ad olio combustibile. Ma questi contratti sono stati disdetti e le centrali sono state chiuse? Non ci sembra.

E ancora: che senso ha parlare di 160 mln di risparmi paragonando una uscita certa (80 mln di euro l’anno per il sussidio alla OLT) con entrate quanto meno incerte, tutte da dimostrare e comunque legate ad eventi (crisi energetiche) straordinari e non prevedibili?

Il viceministro ci comunica che il sussidio statale alla OLT da ricaricare nelle bollette degli italiani sarà pari a 80 mln di euro l’anno. Cioè il viceministro sa già che la OLT non tratterà gas anche nei prossimi anni? In pratica De Vincenti, molto candidamente, ci fa sapere che un impianto dotato di una tecnologia teoricamente sofisticata e mai testata, trattandosi del primo e unico del suo genere al mondo, verrà utilizzato (ma solo in caso di crisi) come sito di stoccaggio! C’è da rimanere allibiti di fronte a certi

ragionamenti: lo Stato aumenterà le bollette del gas per ripagare un investimento faraonico, 900 mln di euro, che si ridurrà ad un sito di stoccaggio: allucinante!

Terminiamo con alcune domande anche se sappiamo bene che rimarranno senza risposta:

1) l’autorizzazione all’esercizio del rigassificatore è valida se questo viene utilizzato nel modo previsto dal progetto. Se cambia sensibilmente il modo di utilizzo, è ancora valida l’autorizzazione, visto il sorgere di nuovi problemi di sicurezza?

2) normalmente il gas si conserva (in caverne) allo stato gassoso; conservarlo allo stato liquido in serbatoi artificiali costa in quanto bisogna mantenere il gas a temperature molto basse. Quindi risulta poco conveniente conservarlo a lungo allo stato liquido: quanto costerebbe?

3) la conservazione a lungo del gas liquido in un serbatoio galleggiante, in un mare soggetto anche a forti burrasche come quello di Livorno può comportare rischi: come e quando questi rischi sono stati considerati dal Ministero?

Comitato contro il rigassificatore di Livorno Vertenza Livorno

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