Rinnovabili: ruolo sempre maggiore nel mix energetico e nella riduzione delle emissioni di gas serra Ue

La maggiori riduzioni di combustibili fossili e di emissioni di CO2 in Germania, Italia e Regno Unito

[3 aprile 2017]

Secondo il rapportoRenewable energy in Europe 2017: recent growth and knock-on effects” presentato oggi dall’European environment agency (Eea), «energia eolica, solare e altre fonti di energia rinnovabili stanno costantemente aumentando la loro quota nel consumo di energia in tutta l’Unione europea, riducendo ulteriormente la necessità di emettere CO2 con l’energia fossile». Questo trend sta portando ad abbassare le emissioni di gas serra da produzione energia elettrica, riscaldamento e raffreddamento degli edifici e trasporti.

Il rapporto Eea dimostra che le fonti rinnovabili danno un importante contributo alla transizione energetica in atto in molte aree dell’Unione europe, e che la crescita delle rinnovabili continua a sostenere la mitigazione dei cambiamenti climatici nell’Ue.

L’Eea spiega che a livello Ue la quota delle energie rinnovabili è aumentata dal 15% del 2013 al 16% del 2014 e che questa tendenza al rialzo è proseguita anche nel 2015, mentre le energie rinnovabili hanno rappresentato ben il 77% della  nuova capacità di produzione di energia elettrica, un primato mantenuto per 8 anni di fila.

I recenti dati Eurostat dimostrano che nel 2015 l’utilizzo di energie rinnovabili in tutta l’Ue ha raggiunto il 16,7%, un dato che è vicino al 16,4% della stima preliminare pubblicata dall’Eea nel dicembre 2016. L’European environment agency sottolinea che «questo costante progresso dal 2005  in tutta l’Ue nel settore delle rinnovabili consente all’Ue di restare  sulla buona strada per raggiungere l’obiettivo del 20% entro il 2020».

Tra gli Stati membri dell’Ue il livello di utilizzo delle energie rinnovabili continua a variare notevolmente: si va dal 52,6% della Svezia, al 38,7% della Finlandia e della Lettonia, al 4,7% di Malta e al Lussemburgo 4,5% del Lussemburgo e a un misero 5,5% dell’Olanda. L’Italia è inserita tra i “virtuosi”, avendo ormai raggiunto il target (17,1%) fissato per il nostro Paese al 2020 e segnato nel 2016 un 17,6% di consumi finali lordi dei consumi finali lordi – elettrici, termici, nei trasporti – coperti da fonti rinnovabili

L’aumento delle energie rinnovabili dal 2005 ha consentito all’Ue 2005 di ridurre le emissioni di gas serra (e il consumo di combustibili fossili di circa un decimo), equivalente alle emissioni di gas serra dell’Italia. Tre quarti di queste riduzioni di gas serra sono dovute  alla produzione di energia elettrica con le rinnovabili.

Il combustibile fossile più colpito dalla svolta green dell’energia europea è il carbone, che da solo rappresenta la metà di tutti i combustibili fossili non utilizzati, seguito dal gas con il 28%. Sia nel 2014 che nel 2015, le maggiori riduzioni di combustibili fossili e di emissioni di CO2 ottenute grazie alle rinnovabili sono avvenute in Germania, Italia e Regno Unito.

Il rapporto Eea conferma che le rinnovabili si stanno ormai affermando in tutto il mondo: «Negli ultimi 10 anni, gli investimenti globali nelle fonti rinnovabili hanno continuato a mostrare una crescita costante. Questo ha portato ad un raddoppio della capacità globale di energia elettrica da fonti rinnovabili tra il 2005 e il 2015. L’Ue svolge un ruolo di primo piano nello sviluppo di tecnologie energetiche pulite ed è al secondo posto dopo la Cina per capacità di energia elettrica rinnovabile interna installata e connessa alla rete». Se non tornerà presto ad imboccare una strada virtuosa, l’Ue perderà però rapidamente la propria posizione di leadership nel settore – una riflessione più che valida anche per l’Italia. Già oggi alcuni Paesi extraeuropei stanno facendo progressi più rapidi dell’Ue, anche per quanto riguarda i nuovi posti di lavoro legati alle energie rinnovabili, dato dove nel 2015 l’Unione europea è stata superata da Paesi come il Giappone e la Cina.

Il rapporto Eea conclude: «L’Ue e i suoi Stati membri dovranno intensificare i loro sforzi su clima ed energia se vogliono soddisfare le ambizioni dell’Ue di diventare un’economia sostenibile low-carbon entro il 2050. Le principali sfide restano – compresa la formulazione di politiche adeguate che offrano obiettivi – concordare un sistema di monitoraggio Ue e il miglioramento delle capacità di innovazione, per sfruttare appieno i vantaggi della transizione energetica in Europa».