Rinnovamento del parco eolico italiano: 6,6 miliardi di euro di risparmi da qui al 2030

Ma senza nuovi incentivi l’eolico a potrebbe scendere a 7mila MW, sotto l’obiettivo 2020

[11 maggio 2017]

Al convegno , “Rinnovare per competere: il possibile contributo alla nuova SEN del rinnovamento del parco eolico italiano”, organizza to da Associazione nazionale energia del vento ( Anev) e  I-Com, è stato presentato lo  studio “Eolico in Italia: inerzia o full support? Calcolo dei costi-benefici di uno scenario di raggiungimento del potenziale eolico mediante strumenti di sostegno”, presentato al convegno “rinnovare per competere”, dal quale emerge che «Il rinnovamento del parco eolico italiano, abbinato alla nuova capacità installata, potrebbe portare ai consumatori di energia risparmi pari a un totale di 6,6 miliardi di euro dal 2018 al 2030, grazie alla possibile riduzione del Prezzo unico nazionale (Pun) dell’energia. Viceversa, in caso di assenza di specifiche misure per l’eolico, anche a causa delle dismissioni che avverranno tra il 20° ed il 25° anno di vita degli impianti, al 2030 la potenza installata potrebbe ridursi a 7 GW, persino al di sotto dell’obiettivo stabilito dal Piano d’Azione Nazionale per il 2020»

Il convegno, organizzato proprio nel giorno in cui il governo presentato alla Camera  il documento sulla Strategia energetica nazionale (Sen), che definirà le linee programmatiche dello sviluppo energetico per i prossimi anni, ha messo in luce «il potenziale che potrebbe derivare dal rinnovamento del parco eolico installato e discuterne i benefici ambientali ed economici per il Paese».

Secondo i dati presentati da I-Com, «Con 154 GW complessivi, l’energia eolica rappresenta la seconda fonte per capacità installata nella Ue 28 nel 2016, avendo superato nell’ordine il petrolio – ormai oltre 10 anni fa -, il nucleare, l’idroelettrico ed il carbone. Nel 2016, in Italia risultano installati circa 9,2 GW di capacità eolica, che hanno coperto il 6% della domanda elettrica nazionale (con un incremento della produzione di 2 TWh, pari al 12% in più, rispetto all’anno precedente). Ma il futuro del settore (e con esso gli obiettivi europei al 2020 e al 2030) è a rischio se non si metterà rapidamente mano al rinnovamento del parco esistente, oramai sempre più obsoleto rispetto alle migliori tecnologie disponibili».

Lo studio, commissionato da Anev a  eLeMenS, stima che «I benefici per i consumatori derivanti dalla possibile riduzione del Pun, in esito agli investimenti in nuova capacità e al rinnovamento eolico degli impianti attuali, sarebbero al 2030 superiori a 1 miliardo di euro, di cui quasi 500 milioni attribuibili al solo rinnovamento».  MA lo studio  sottolinea anche che «In caso di assenza di specifiche misure per l’eolico (scenario inerziale), anche a causa delle dismissioni che avverranno tra il 20° ed il 25° anno di vita degli impianti, al 2030 la potenza installata potrebbe essere pari a 7 GW, addirittura sotto l’obiettivo stabilito dal PAN per il 2020».

Anev e I-Com, dicono però che «Il rinnovamento del parco eolico esistente, insieme alle nuove realizzazioni, consentirebbe di non perdere quegli impianti che sono ormai giunti a fine vita e presentano buone caratteristiche in termini di ventosità e accessibilità del sito. Tale attività di rinnovamento darebbe modo agli operatori di migliorare le aree interessate dal punto di vista paesaggistico e di spingere nella direzione dell’innovazione tecnologica, della produzione elettrica e dell’occupazione».

Il presidente dell’Anev Simone Togni spiega che «Il raggiungimento degli obiettivi di riduzione delle emissioni climalteranti deve passare da politiche intelligenti di sostegno alle tecnologie e alle soluzioni più efficaci, per questo dare spazio al rinnovamento eolico è una soluzione vincente sotto ogni punto di vista. Sostituire impianti obsoleti con tecnologie all’avanguardia consente infatti di aumentare i benefici ambientali, riducendo l’impatto paesaggistico e sostenendo l’industria e l’occupazione nazionale».

Il presidente di I-Com, Stefano da Empoli,  conclude: «Ci auguriamo che, anche grazie alla nuova Sen, si introducano elementi di semplificazione burocratica e amministrativa e si riservino al rinnovamento del parco eolico esistente una piccola parte delle risorse che si libereranno da qui al 2030 con il venir meno degli incentivi».