Risparmio energetico e razionalizzazione degli incentivi: con la manovrina un altro passo avanti

Progresso sul piano concettuale. Sul piano pratico, ancora lontano dall’essere ottimale

[27 giugno 2017]

Il 15 giugno è stata approvata in via definitiva la Manovrina, che ci aveva visti impegnati nelle ultime settimane in una strenua difesa del principio della “cedibilità delle detrazioni per tutti”, introdotto con la legge di stabilità 2017 e già messo in discussione pochi mesi dopo da un emendamento che intendeva revocarlo, poi ritirato in seguito alle proteste nostre e di alcune altre associazioni. Il Governo si era però nel frattempo impegnato a concedere la “cessione delle detrazioni alle banche, solo per gli incapienti” e questa volta non si è tirato indietro. Oggi dunque convivono due possibilità per i condòmini, regolate dal D.L. 63/2013, che possono essere così sintetizzate:  art. 14, comma 2-sexies e art. 16, comma 1-quinquies: a favore di tutti, la cessione verso qualunque soggetto privato diverso da banche e intermediari finanziari, per interventi di riqualificazione energetica dell’involucro degli edifici condominiali (detrazioni 70-75%) o finalizzati al loro miglioramento sismico (detrazioni 75-85%);     art. 14, comma 2-ter: a favore dei soli incapienti, la cessione verso qualunque soggetto privato comprese le banche e gli intermediari finanziari, per tutti gli interventi di riqualificazione energetica degli edifici condominiali (detrazioni 65-70-75%).

E’ stato dunque finalmente infranto il tabù della cessione alle banche che, fino a questo momento, era stata oggetto di un’ostinata opposizione da parte della Ragioneria generale dello Stato. In realtà si tratta, a nostro parere, di una vittoria dai modesti effetti pratici. Gli incapienti infatti potevano già cedere ad altri soggetti diversi dalle banche. E le banche, che potranno utilizzare i crediti acquistati solo in compensazione di propri debiti verso l’erario, oppure ricedendoli nuovamente ad altri soggetti, probabilmente non saranno così entusiaste di acquistare piccoli crediti al dettaglio. Tuttavia, sul piano concettuale si tratta di un grande passo sulla strada impervia della razionalizzazione del sistema di incentivazione.

Nei giorni scorsi l’Agenzia delle entrate ha emesso il provvedimento che era atteso da alcuni mesi e che dà attuazione alla prima modalità di cessione. La nuova modalità (quella che interessa anche le banche) sarà invece oggetto di un altro provvedimento che dovrebbe essere rilasciato entro il mese di agosto, ma ci auguriamo che veda la luce molto prima. Per quest’ultimo, ribadiamo alcuni suggerimenti rivolti all’Agenzia, che renderebbero più efficace e flessibile il meccanismo: consentire di avvalersi della nuova facoltà di cessione ex comma 2-ter anche ai condòmini che acquisiscono lo status di incapienti negli anni successivi a quello di sostenimento delle spese (sempre che nel frattempo non abbiano già fruito della cessione ex comma 2-sexies); consentire ai cessionari (almeno quelli appartenenti alla categoria dei soggetti finanziari) di ri-cedere le rate relative a singole annualità; questo miglioramento consentirebbe di gestire in modo molto più flessibile la copertura finanziaria, minimizzando i costi della provvista di risorse.

Sul piano pratico, è abbastanza evidente che il nuovo assetto sia ancora lontano dall’essere ottimale. Senza dubbio crea non poca confusione e qualche difficoltà di comunicazione; genera difformità di trattamento tra condòmini (ad esempio tra quelli che rientrano nella definizione di incapienti e quelli che lo diventano in un momento successivo, o quelli che non lo sono per poche migliaia di euro); amplifica la divaricazione di interessi all’interno delle assemblee condominiali (quelli che hanno interesse a vendere le proprie detrazioni e quelli per i quali è più conveniente assumere un finanziamento); obbliga a gestire in modo differenziato le quote delle diverse categorie di condòmini. Soprattutto, impedisce di affrontare in modo semplice, unitario, razionale ed economico i flussi di risorse finanziarie relativi ai finanziamenti e alla cessione delle detrazioni, complicando le decisioni assembleari e, in definitiva, ostacolandole.

«Il nostro auspicio è che, alla prossima occasione di aggiornamento legislativo (la prossima legge di bilancio) si affronti una volta per tutte il problema della razionalizzazione degli incentivi, differenziando in modo marcato quelli a favore delle attività indispensabili per il sistema-Paese (riqualificazione energetica profonda e miglioramento sismico) dagli altri», ha dichiarato Virginio Trivella, coordinatore Comitato tecnico scientifico Rete Irene. E’ ormai noto che il sistema degli incentivi, disegnato molti anni fa, non brilli per efficacia: è complesso e contraddittorio, e non è coordinato con la nuova disciplina dei requisiti minimi obbligatori. «E’ sotto gli occhi di tutti la fatica che ogni volta deve essere affrontata per convincere i proprietari degli edifici a investire in lavori che, oltre a dimezzarne i consumi di energia, contribuiscono a preservarne il valore patrimoniale. Sono sotto gli occhi di tutti i professionisti diligenti le difficoltà che devono essere superate per individuare soluzioni tecnologiche legittime e conformi alle norme tecniche obbligatorie», ha commentato Manuel Castoldi, presidente di Rete Irene.

L’interpretazione adottata dall’Agenzia delle entrate nel provvedimento dell’8 giugno, che ha ricondotto il nuovo incentivo per la riqualificazione degli involucri condominiali (comma 2-quater) a un sotto-caso del vecchio ecobonus (comma 1), è inopportuna, genera gravi conseguenze e dovrebbe essere corretta, dando maggiore rilievo alla sua finalità, che è quella di promuovere vigorosamente la deep renovation degli edifici. «Allo stesso modo la legge va modificata per consentire una più agevole incentivazione degli interventi integrati, che comprendono involucro, impianti, parti condominiali e parti pertinenti le singole unità abitative», prosegue Manuel Castoldi.

«Chi ha buona memoria – conclude Virginio Trivella – ricorda quando si parlava solo di “stabilizzare gli ecobonus” (quegli ecobonus che non hanno contribuito granché a migliorare il nostro panorama abitativo), attribuendo alla precarietà degli incentivi la responsabilità della loro inefficacia. Negli ultimi anni ci siamo dati da fare, con discreto successo, per convincere il legislatore a: definire regole agevolative preferenziali per i condomini che scelgono la deep renovation, introducendo uno specifico incentivo a favore della riqualificazione degli involucri (comma 2-quater); stabilizzare per 5 anni l’incentivazione di queste (e non altre) attività, con la finalità di orientare su di esse le preferenze dei consumatori; concedere a tutti la facoltà di cessione delle detrazioni (e abbandonare il tentativo di revoca di questa fondamentale innovazione) (comma 2-sexies); introdurre una prima limitata apertura alla cessione delle detrazioni alle banche (comma 2-ter); iniziare un percorso di correzione dei più evidenti errori contenuti nella normativa tecnica (Regione Lombardia, decreto 2456/2017, allegato, art. 5.1)».

La nuova Strategia Energetica Nazionale, che in queste settimane è in consultazione pubblica, si pone l’obiettivo di diffondere le riqualificazioni profonde ben più di quanto oggi siano realizzate, rendendo nel contempo il sistema degli incentivi più efficiente (meno costoso per il bilancio pubblico per ogni unità di energia risparmiata). Ci auguriamo che questo obiettivo non metta in discussione i passi che, con una fatica immane, sono stati fatti finora, grazie al lavoro paziente e martellante (spesso frustrante) di alcuni di noi. Auspichiamo che, nella valutazione del costo della nuova politica di incentivazione, siano tenuti in congrua considerazione gli effetti di addizionalità economica e fiscale che è lecito attendersi dalla riqualificazione profonda degli edifici. Il diavolo sta nei dettagli, e il nostro ruolo di tecnici è quello di contribuire a correggere gli errori nascosti nella complessità delle regole.

di Rete Irene