Una sfida di rivitalizzazione dei territori che parte dalle risorse e dalle esperienze locali

Ritorno al futuro nelle aree interne: green economy, nuova cittadinanza e benessere

Legambiente presenta il Manifesto per il rilancio delle aree interne

[30 ottobre 2015]

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“Esperienze, analisi, governance e buone pratiche per il rilancio delle aree interne” è il tema della giornata di confronto e approfondimento «per individuare percorsi innovativi capaci di sviluppare economie green e qualità della vita nei territori» organizzata a Campobasso da Legambiente in collaborazione con il gruppo di ricerca del Professor Marco Marchetti del Dipartimento di bioscienze e territorio dell’università degli studi del Molise, “Forestry Labs”, con la partecipazione di Unioncamere, e Gal Molise e con il patrocinio di UNIMOL e della Regione Molise.

La presidente di Legambiente Molise, Maria Assunta Libertucci, ha sottolineato che «Questo seminario è frutto di una consolidata collaborazione con l’università degli studi del Molise che ha elaborato studi e analisi di tipo culturale, sociale ed economico sullo sviluppo delle aree interne della nostra regione, fondamentali per l’avvio di una riflessione sullo sviluppo futuro dei piccoli territori non solo molisani».

Stamattina è stata proiettata anche una video intervista a Ermete Realacci, primo firmatario e sostenitore del disegno di legge sulla valorizzazione dei piccoli comuni e   Legambiente ha presentato il Manifesto per il rilancio delle aree interne, «Un documento per rilanciare le potenzialità dell’Italia dei borghi, delle aree protette e dei territori interni – dicono a Legambiente -, identificandone limiti e vantaggi da sviluppare anche a livello normativo e progettuale, una sorta di work in progress, da arricchire attraverso il confronto tra gli ospiti della giornata e con i risultati dei lavori svolti dai tavoli tematici».

il Manifesto per il rilancio delle aree interne prende spunto dal Manifesto della rete delle comunità di montagna green e smart per promuovere il rilancio delle aree interne del Paese – promosso sempre da Legambiente e firmato a luglio – e nel nuovo documento si legge: «L’Italia ha bisogno di un riequilibrio territoriale che rinsaldi le alleanze tra aree rurali e marginali e centri urbani e restituisca centralità ai territori dove il rapporto virtuoso tra nuova economia, coesione sociale e bellezza sta favorendo la transizione verso modalità di produzione a basse emissioni e sistemi di economia circolare. che prende spunto dal Manifesto della rete delle comunità di montagna green e smart promosso sempre da Legambiente e siglato nel luglio scorso,  per promuovere il rilancio delle aree interne del Paese (…) Questi oggi sono i luoghi in grado di accogliere un modello sostenibile di governo, che punti prioritariamente sulla manutenzione e sul presidio attivo, attraverso la pianificazione del territorio abitato e naturale, la messa a valore dei servizi ecosistemici, la tutela del paesaggio e della biodiversità, la multifunzionalità dell’agricoltura e delle foreste, lo sviluppo di forme di turismo sostenibile ed economie della bellezza fortemente intrecciate a filiere della conoscenza e dell’innovazione, in grado di dare risposte anche alle esigenze di accogliere in maniera sostenibile  migranti e profughi ambientali».

Per gli ambientalisti si tratta di una vera sfida di rivitalizzazione dei territori «che parte dalle risorse e dalle esperienze locali e che deve dettare alcuni precisi indirizzi e priorità di governance e programmazione, perciò occorre intervenire a più livelli, nei luoghi della semplicità amministrativa, per attivare una burocrazia a filiera corta, più agile ed efficace di quella dei grandi centri urbani; nei luoghi della buona gestione del territorio, per favorire la messa in sicurezza e la manutenzione permanente del territori,  la tutela della biodiversità e la gestione sostenibile delle filiere naturali (boschive, agricole, idriche); i luoghi della buona energia, moltiplicando la generazione distribuita attraverso le rinnovabili e costruendo sui territori un quadro di regole chiare e stabili che favoriscano la  trasformazione del sistema energetico verso l’indipendenza e l’accessibilità energetica a tutti; i luoghi della buona agricoltura, biologica, biodinamica, rifiuti free, plurifiliera, multifunzionale, no ogm, innovativa e di qualità; i luoghi della buona economia, dove sia incentivato l’insediamento dei comparti più promettenti della nuova economia, della innovazione e della ricerca per garantire alle imprese competitività e forte dinamismo a livello internazionale; i luoghi della bellezza e del buon turismo, in grado di creare nuovi prodotti turistici attraenti che facciano leva sulle risorse ambientali e della tradizione, ma che sappiano declinarle al futuro intercettando i bisogni più originali e avanzati del mercato del turismo ambientale; i luoghi della buona gestione del ciclo dei rifiuti, riorganizzato su sistemi di area vasta che producano economie di scala interessanti, ma anche basato su cicli produttivi agricoli dove il recupero/riuso dei materiali sia facilitato mediante la promozione di metodologie food/non food».