Altro che rivoluzione energetica, Irex: così l’italia rischia di mancare gli obiettivi Ue 2030

Quasi tre quarti degli in vestimenti Italiani per le rinnovabili sono all’estero

[11 aprile 2017]

Secondo il nuovo “Irex Annual Report – La rivoluzione energetica Rinnovabili, reti, consumatorii” presentato oggi a Roma e realizzato dagli analisti di Althesys, coordinati dall’economista e amministratore delegato di Althesys, Alessandro Marangoni, «Nel 2016 gli investimenti italiani nelle rinnovabili sono stati 7,2 miliardi di euro per 6,8 GW (+11% sul 2015), destinati però per la maggior parte all’estero. In Italia la quota più rilevante è costituita dalle acquisizioni, che superano per la prima volta i nuovi impianti e progetti. Prosegue anche la corsa dei 10 top player italiani per potenza, che coprono il 72% della capacità e il 74% degli investimenti. Un terzo delle operazioni sono all’estero, per 4,9 GW (72% del totale) e 4,6 miliardi di euro di investimenti».

L’Irex è il think tank italiano di riferimento per l’industria delle energie rinnovabili e l’efficienza energetica: dal 2008 analizza l’evoluzione dell’industria italiana delle rinnovabili nel contesto internazionale, esaminando le strategie aziendali, individuando i trend dei mercati, valutando le strategie-Paese e formulando proposte ai policy maker. L’osservatorio monitora il settore delle rinnovabili con il proprio Annual Report e realizza l’Indice Irex, che traccia le small-mid cap pure renewable quotate in Borsa. E dal rapporto di quest’anno emerge che «Se non verranno prese nuove misure a favore delle rinnovabili, l’Italia rischia non solo di mancare gli obiettivi europei al 2030, ma addirittura di non riuscire a fronteggiare il fabbisogno di energia elettrica e di dover fare maggior ricorso all’import. Un paradosso che rischia di annullare il primato di credibilità conquistato negli ultimi anni dall’Italia nelle energie verdi e nell’efficienza energetica».

Marangoni che ha curato il rapporto “L’industria elettrica italiana: rinnovabili, mercato e nuovi scenari”, precisa che «Continuano a scendere i costi delle rinnovabili, ma i bassi prezzi dei mercati elettrici le rendono sostenibili solo in condizioni molto favorevoli (ventosità e irraggiamento solare); in assenza di politiche a sostegno delle rinnovabili nella nuova Strategia energetica nazionale, ora in elaborazione, l’Italia resterà lontana dagli obiettivi europei al 2030, per i quali servirebbero ammodernamenti degli impianti esistenti e nuove installazioni; le “killer technologies” saranno la digitalizzazione dei piccoli consumatori, come le famiglie, e la diffusione del fotovoltaico; mentre si costruiscono pochissimi nuovi impianti, rimane vivace l’attività di acquisizioni e fusioni con un consolidamento del mercato e un ruolo crescente degli investitori finanziari; riforma tariffaria, contatori intelligenti, i consumatori diventati anche autoproduttori di energia cambieranno il volto del sistema elettrico come lo conosciamo oggi. Cambierà il ruolo di produttori e distributori che dovranno “inventarsi” nuovi modelli di business».

Secondo l’AD di Althesys «L’industria elettrica è in una fase di profonda trasformazione, sia nella sua struttura produttiva che nella fisionomia complessiva del sistema, nel quadro regolatorio e nel funzionamento dei mercati. Da un lato, il settore si sta consolidando, con la crescita delle acquisizioni e della presenza degli investitori finanziari. Nel 2016 i primi dieci operatori del fotovoltaico valgono 1,7 GW di potenza installata (era 1 GW nel 2013), con quasi 400 MW passati di mano nell’ultimo anno. Dall’altro, mutano i fuel mix e i business model delle maggiori utility europee, che investono sempre più fuori dall’Europa. Il 30% delle 20 maggiori utility europee nel 2016 hanno almeno il 50% della potenza installata di rinnovabili. Sono loro, insieme alla digitalizzazione del sistema elettrico, il motore di questo cambiamento, che toccherà sempre più il funzionamento dei mercati, le infrastrutture e i consumatori».

Marangoni aggiunge che «Il futuro dell’energia in Italia ci porta a riconsiderare il mix produttivo, che vedrà aumentare ancora le rinnovabili nel contesto di una crescente elettrificazione. Per questo motivo dovranno essere promosse politiche per il rinnovamento degli impianti esistenti e si dovrà tornare a realizzare fotovoltaico utility scale, come Germania e Francia stanno già facendo con le nuove aste. Per raggiungere gli obiettivi al 2030 sarà importante anche il contributo delle piccole installazioni residenziali efficienti, rese sempre più convenienti dal calo dei costi».

Ecco i principali punti dell’Irex Annual Report 2016  sintetizzati da Althesys:

Il ruolo della finanza – Il processo di consolidamento è testimoniato dalla crescita delle operazioni di M&A che, nel 2016, sono state fatte per un terzo dalle prime 10 aziende per potenza installata in Italia, che pesano per il 72% della capacità (4,9 GW) e per il 74% degli investimenti (5,3 miliardi di euro). Rispetto al 2015, la crescita è di 3,2 GW e di 2,9 miliardi di euro. Tra gli attori principali del mondo finanziario ci sono soprattutto i gruppi assicurativi, le società d’investimento internazionali, i piccoli e medi fondi di private equity nazionali focalizzati sul settore energetico. Ad attrarre gli investimenti è soprattutto il fotovoltaico, seguito dall’eolico.

Far ripartire la crescita – Il consolidamento dell’esistente non basterà però all’Italia per mantenere le posizioni acquisite e raggiungere gli obiettivi di decarbonizzazione dell’Ue al 2030. E’ necessario ammodernare il parco impianti, che invecchia, e costruirne di nuovi.

Rinnovamento degli impianti – La sostituzione degli impianti eolici più anziani, pari a 3,5 GW, con tecnologie di ultima generazione, permetterebbe di ottenere un aumento netto di potenza di 4,5 GW, pari a 9 TWh aggiuntivi rispetto al caso no-action. Rilancio necessario anche per grande idroelettrico – che contribuisce per larga parte ai target delle rinnovabili – e per gli impianti a biomasse, in uscita dagli incentivi.

Nuove installazioni – Il rinnovamento, da solo, non è sufficiente: è necessario dare ulteriore impulso alle nuove installazioni, partendo dalle tecnologie oggi più competitive.Per l’eolico gli scenari ipotizzano di portare l’installato a 20 GW al 2030 (inclusi i rinnovamenti), ad eccezione del caso 33% di efficienza energetica, dove la potenza eolica è stimata in 18 GW al 2030. In questo modo si otterrebbero 12,8-8,8 TWh aggiuntivi a seconda degli scenari.  Per il fotovoltaico, oltre alle installazioni sostenute dalle detrazioni fiscali, si ipotizzano 13,4 GW di nuova potenza e 4,2 GW nel caso di riduzione dei consumi del 33%.