Rivoluzione nel gas russo? Incerto il futuro di Gazprom

Verso l’abolizione della strana tariffazione equa che conviene solo al monopolista del gas russo

[27 giugno 2013]

Oggi Ria Novosti titola “Gazprom senza avvenire” un articolo nel quale da conto di quanto detto ieri al forum “La Russia degli affari” dal primo ministro Dmitri Medvedev. Il premier russo ha spiegato che «Il governo potrebbe rinunciare al concetto di tariffazione equa, che Gazprom applica alle forniture di gas sui mercati interno ed esteri».

Secondo Ria Novosti l’idea di Medvedev è quella di «Riavvicinare le tariffe gasiere praticate in Russia a quelle dell’export».  E’ dall’inizio degli anni 2000 che i governi russi vogliono prendere questa direzione che speravano di concretizzare a partire dal 2007. Ma come scrive oggi Vedomosti, è sempre successo qualcosa, all’interno o all’esterno del Paese, che li ha costretti a rimandare la scelta. «Per adesso – spiega Ria Novosti – è meno redditizio vendere gas sul mercato interno che esportarlo: le tariffe europee medie raggiungono i 400 dollari per 1.000 m3, mentre sono inferiori a 100 dollari sul mercato interno».

Medvedev ha ricordato che «In una certa epoca, promuovere la tariffazione era perfettamente giustificato perché esisteva un immenso scarto tra e tariffe reali del gas sul mercato estero ed interno. Ma  ora dobbiamo fermarci e capire in quale misura la tariffazione equa sia un metodo ottimale di lavoro sul nostro mercato, perché deve avere alcuni vantaggi concorrenziali. Perché noi siamo la Russia: il più grande fornitore di idrocarburi»

Una fonte vicina a Gazprom ha fatto sapere a Ria Novosti che il gigante monopolista del gas russo sta già studiando come adattarsi all’abolizione della tariffazione equa: «Siamo delusi senza mostrarlo. E gli investitori stanno votando con i piedi». E’ chiaro che la fine del potere assoluto sui tassi del gas si tradurrà in un brutto colpo per Gazporom e forse nella fine del suo monopolio. Infatti il portavoce del colosso gasiero russo si è rifiutato di commentare le dichiarazioni di Medvedev.

Secondo Mikhal Kortshemkin, direttore di East European Gas Analysis, e Alexei Kokin, di Uralsib Capital, tutto questo era prevedibile. Per Kortshemkin, «Non si può mungere l’industria russa in eterno: la quota del petrolio nella bilancia energetica russa è solo del 15% e Gazprom propone di fare in modo che le tariffe gasiere sul mercato interno dipendano dal prezzo del petrolio fissato a Rotterdam. Questo non è logico».

Kokin sottolinea «Abbiamo già rinunciato ai principi della tariffazione equa ed il mercato a già reagito a questa tendenza includendola nel valore delle compagnie gasiere».

Se nel periodo 2005-2011 il governo russo indicizzava ogni anno le tariffe del gas per i consumatori russi del 15-25%, nel 2012 questo benefit che finiva nelle tasche di Gazprom (e quindi dell’oligarchia putiniana) è calato al 7,5%. Quest’anno la tariffa media per tutte le categorie di consumi dovrebbe  aumentare del 15%, ma anche in Russia il clima politico è cambiato e il governo vorrebbe impedire che le tariffe continuino a salire. Una settimana fa, intervenendo al Forum economico di San Pietroburgo, il presidente russo  Vladimir Putin  aveva sepolto ogni speranza di Gazprom dicendo che «La decisione è stata presa e a partire dal 2014 l’aumento delle tariffe non dovrà eccedere il tasso di inflazione dell’anno precedente».

Kortshemkin è convinto che «Questa decisione farà perdere 60 miliardi di dollari di entrate a Gazprom. E’ una somma immensa, sapendo che gli investimenti di Gazprom in South Stream sono stimati a 52 miliardi di dollari».  Secondo Kokin, «Solo nel 2015, Gazprom perderà circa 6 miliardi di dollari».

Ieri, Sergei  Novikov, direttore del Servizio federale di tariffazione,  aveva detto che «L’aumento delle tariffe di Gazprom per il trasporto del gas a profitto dei produttori indipendenti sarà ugualmente al livello dell’inflazione annuale: a partire dal primo luglio aumenteranno del 7,65%. Se da una parte le tariffe contribuiscono all’inflazione, che a sua volta rallenta il flusso degli investimenti, dall’altra parte i prezzi bassi sul mercato interno non spingono la gente e l’industria a risparmiare energia».

Kortshemkin  conclude: «Attualmente, la priorità consiste nell’accelerare la crescita economica. E’ per questo che il principio della tariffazione equa uscirà dalla finestra. La limitazione delle tariffe potrebbe spingere Gazprom a mettere sotto controllo le spese». Sembra così tempo di austerità anche per l’oligarchia dello Stato/mercato putiniano degli idrocarburi.