A Roma il summit delle Agenzie di protezione ambientale europee (VIDEO)

Galletti: «Servono metodi inattaccabili per misurare gli impegni climatici»

[6 aprile 2017]

E’ iniziata oggi a Roma la due giorni della XXVIII riunione plenaria dell’EPA Network (Environment protection agencies), al quale partecipano 30 agenzie ambientali di tutta Europa e il ministro dell’ambiente Gian Luca Galletti che ha tetto: «Le Agenzie europee per la protezione dell’Ambiente hanno un compito fondamentale nell’attuazione delle politiche green del futuro. Il lavoro più complesso che spetta loro è definire meccanismi di misurazione degli impegni degli Stati per raggiungere gli obiettivi ambientali concordati alla Cop21. A Parigi si è proceduto con la definizione di obiettivi dal basso, cioè dalle scelte autonome di ciascun Paese che definisce i suoi contributi nazionali. Questo richiede uno sforzo attuativo di carattere scientifico: occorre dunque individuare metodi inattaccabili per rendere comparabili azioni e interventi molto diversi, misurare progressi e battute d’arresto. Compito delle agenzie è svolgere ricerca ambientale innovativa e anticipatoria. Epa Network, con le nostre agenzie per la protezione dell’ambiente, potrà dare un contributo decisivo, confermando la leadership europea nell’impegno per la tutela delle risorse naturali del pianeta».

Epa Network è la rete europea istituita nel 2003 che riunisce i direttori delle agenzie nazionali per la protezione dell’ambiente e delle istituzioni pubbliche equivalenti e che opera in stretta cooperazione con la Direzione generale ambiente della Commissione Europea e con altre reti, tra cui la Rete Ue per l’Implementazione e il consolidamento della normativa ambientale (Impll) e la Rete europea delle Agenzie per la conservazione della natura (Enca).

All’interno dell’EPA network operano vari gruppi di lavoro che analizzano i temi ambientali ritenuti di rilevanza europea, tra cui il miglioramento della normativa ambientale europea, i cambiamenti climatici e l’adattamento, i servizi ecosistemici, gli obiettivi Onu per lo Sviluppo Sostenibile, l’uso sostenibile delle risorse naturali, gli Organismi geneticamente modificati e la riduzione del rumore. Recentemente è è stato istituito un gruppo di lavoro sui progetti di citizen science,  per attivare il coinvolgimento di persone non specializzate, quali semplici cittadini, studenti, in studi scientifici e monitoraggi ambientali.

L’incontro di Roma è organizzato dall’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra) e si concentrerà in particolar modo sull’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile. L’obiettivo dell’EPA Network è quello di scambiarsi opinioni e punti di vista e di cooperare sui temi ambientali prioritari e d’interesse comune: dall’implementazione delle politiche ambientali, al monitoraggio e alla valutazione dello stato dell’ambiente, dalla comunicazione al rafforzamento della base scientifica nei processi decisionali in materia ambientale. Il direttore generale per l’ambiente della Commissione europea, Daniel Calleja Crespo, affronterà il tema delle strategie ambientali dell’Ue.

L’Ispra ha presentato al meeting dell’EPA Network un suo recente studio condotto in collaborazione con l’Istituto per la conservazione e il restauro dei beni (Iscr)  che dimostra che, «solo a Roma, circa 3600 monumenti in pietra calcarea e 60 opere in bronzo sono a rischio di deterioramento e che la perdita di materiale a causa dell’inquinamento dell’aria a Roma è stimato tra 5,2 e 5,9 micron l’anno per il marmo e tra 0,30 e 0,35 micron l’anno per il bronzo, comunque al di sotto della soglia ritenuta accettabile dalla letteratura disponibile: rispettivamente 8,0 micron l’anno per la pietra calcarea e 0,6 micron per il bronzo».

Ma ci sono anche buone notizie: un recente studio su 5 monumenti inclusi nella World Heritage List dell’Unesco in diverse città europee, ha evidenziato« una diminuzione complessiva del deterioramento pari al 50% negli ultimi 30 anni, a seguito di miglioramento della qualità dell’aria, facilitato dalla Convenzione Unece (United Nations economic commission for Europe) sull’inquinamento atmosferico transfrontaliero».

Altro tema discusso sarà quello del ruolo delle Agenzie ambientali nella riduzione dei rischi legati ai disastri naturali (terremoti, incendi, frane, alluvioni) in relazione agli obiettivi di sviluppo sostenibile e alle misure che possono contribuire alla loro implementazione e raggiungimento di tali obiettivi.

L’Ispra ha presentato la complicata situazione del nostro Paese:  «In Italia nel 2016 abbiamo assistito a 4.793 incendi che hanno interessato 47.929 ettari di superficie, di cui il 45% costituita da boschi, +15% di superficie percorsa da incendi rispetto al 2015 (Fonte: Corpo Forestale dello Stato). Per ciò che riguarda frane e alluvioni, le aree a pericolosità da frana elevata e molto elevata ammontano a 23.929 km2 , pari al 7,9% del territorio nazionale. La superficie complessiva, invece, delle aree a minore pericolosità e le aree di attenzione per frana, è pari a 58.275 km2 (19,3% del territorio nazionale). Le aree a pericolosità idraulica media, ossia le aree che possono essere inondate con tempo di ritorno fra 100 e 200 anni, ammontano a 24.411 km2 (8,1% del territorio nazionale). La popolazione a rischio frane e alluvioni è pari a 7.146.923 abitanti, dei quali oltre 1 milione vive in aree a pericolosità da frana elevata e molto elevata e quasi 6 milioni in zone a pericolosità idraulica media».

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