Sarà il Sudan il primo ad acquistare da Rosatom una centrale nucleare galleggiante?

Rosatom: la nostra centrale nucleare galleggiante è pronta per salpare

Greenpeace: è un Titanic nucleare e una Chernobyl on Ice. Bellona: grandissimi rischi

[4 settembre 2018]

La settimana scorsa, durante un partecipato briefing  tenutosi a Murmansk, Valery Trutnev, l’incaricato di Rosatom per seguire il progetto delle centrali nucleari galleggianti, ha annunciato che a bordo dell’Akademik Lomonosov «sono quasi pronti  tutti i sistemi della prima centrale nucleare galleggiante della Russia»,

Trutnev ha snocciolato dati e date sull’attuazione del discusso progetto nucleare russo che molti ambientalisti speravano non avrebbe visto mai la luce.

A Bellona, la ONG ambientalista/scientifica norvegese/russa, spiegano che «Attualmente, la chiatta atomica è ormeggiata in questa città (Murmansk) nell’estremo nord-ovest della Russia, dove i tecnici di Atomflot, nel porto dei rompighiacci nucleari russi, hanno iniziato a rifornire di uranio i suoi due reattori KLT-40S del tipo di quelli dei sottomarini».

Lo scafo della centrale nucleare galleggiante era stato rimorchiato a maggio fino a Murmansk  dal Baltic Shipyard di San Pietroburgo, il cantiere dove ci sono voluti ben 10 anni di lavoro (più del doppio di quanto preventivato) per costruire l’Akademik Lomonosov, un decennio funestato da procedimenti fallimentari, dispute sulla proprietà, bilanci fuori controllo, Per superare le preoccupazioni  dei vicini Paesi baltici e scandinavi lo scafo è stato trainato fino a Murmansk per alimentarlo con il combustibile nucleare. Infatti, il ministero degli esteri della Norvegia aveva fatto sapere al governo russo che non voleva che un potenziale disastro nucleare passasse al largo delle sue coste. Quindi Rosatom ha lasciato vuoti i reattori dell’ Akademik Lomonosov mentre veniva tirato da un rimorchiatore da San Pietroburgo all’Artico.

Ora che è Murmansk  fervono i preparativi per trainarlo per oltre 4.000 chilometri fino all’estremo oriente siberiano: dopo averli riforniti, i russi stanno testando i reattori nucleari e Trutnev ha detto che questa operazione terminerà a marzo e che «Entro agosto o settembre del prossimo anno, a seconda delle condizioni del ghiaccio artico, Rosatom traghetterà l’Akademik Lomonosov fino al porto di Pevek nella  Chukotka», vicino allo Stretto di Bering e all’Alaska.

Si prevede che la centrale nucleare galleggiante nel dicembre 2019. comincerà a fornire energia alla regione  sufficiente per illuminare una città di 100.000 abitanti de che sostituirà la centrale nucleare di Bilibino, che Rosatom prevede di smantellare.

Secondo le specifiche che Trutnev ha esposto nel briefing, l’Akademik Lomonosov  verrà ormeggiato a 500 metri dalla costa e a un chilometro da Pevek e la centrale nucleare verrà circondata da una “parete” che dovrebbe proteggerla dal ghiaccio galleggiante e dalle onde. Strutture che secondo Rosatom d saranno prongte entro settembre 2019.

Una volta operativa, la chiatta-centrale nucleare dovrebbe funzionare per 12 anni prima di dover essere rifornita di carburante, una procedura che Trutnev ha detto avverrà localmente, evitando così la necessità di trasportare l’Akademik Lomonosov da un’altra porta per ricaricarla.

La preoccupazione per questa nuova e pericolosa avventura nucleare russa è molta: Greenpeace ha definito l’Akademik Lomonosov un «Titanic nucleare» e una «Chernobyl on Ice», visto che l’impianto atomico  trascorrerà la maggior parte della sua vita tra gli iceberg.

Bellona, ​​che si è opposta alla centrale nucleare galleggiante fin dal suo primo annuncio  ha scritto un intero rapporto sul perché la nozione stessa di centrale nucleare galleggiante sia sbagliata e pericolosa.

La centrale galleggiante è stata progettata per operare in luoghi remoti. «Ma proprio questa lontananza – dicono gli ambientalisti norvegesi e russi – ​​complicherebbe enormemente le operazioni di soccorso in caso di incidente, oltre alla più ordinaria bonifica del combustibile nucleare esaurito dai suoi reattori».

Inoltre, il ricordo del disastro dei reattori nucleari di Fukushima Daiichi è sempre vivo e il pensiero che Rosatom piazzi una centrale nucleare vulnerabile agli tsunami e alle intemperie come l’ Akademik Lomonosov nell’Oceano Artico rende ansiosi  gli ambientalisti e non solo loro.

Rosatom ha spesso affermato che «L’Akademik Lomonosov è invulnerabile agli tsunami» e fa notare che proprio per il fatto di galleggiare in un oceano gelido avrà a disposizione «infinite riserve di refrigerante del reattore in caso di incidente».

Ma gli ambientalisti sono scettici: «Nel peggiore dei casi, la pianta potrebbe non resistere alle le onde ed invece essere strappata dai suoi ormeggi», naufragando – come a già avvenuto ad alcune piattaforme petrolifere – vicino alla città oppure andando alla deriva con due reattori nucleari attivi a bordo «Ben lontano dal suo fonte di refrigerante di emergenza». Bellona fa notare che «La migliore opzione di Rosatom in questo scenario di disastro sarebbe un quantitativo di  refrigerante di riserva per  24 ore situato a bordo della chiatta, il che è poco rassicurante».

Ma nonostante gli evidenti rischi i cinesi stanno portando avanti piani per costruire almeno 20 centrali nucleari galleggianti simili a quella russa e anche  e che gli statunitensi hanno elaborato propri progetti di nucleare galleggiante.

D’altronde, Trutnev ha fatto capire  che l’Akademik Lonomosov è un prototipo dimostrativo per far vedere che le centrali nucleari galleggianti possono funzionare e ha detto che «Rosatom spera di commercializzarle in paesi nel Sud-Est asiatico e in Africa». La società statale nucleare russa stima che ci vorranno 4 anni per costruire una nuova centrale nucleare galleggiante, più che dimezzando i tempi della tribolata costruzione del l’Akademik Lonomosov e quello  per le centrali nucleari standard terrestri.

Secondo Sudan Tribune, che ha citato il ministro delle risorse idriche e dell’elettricità del paese africano, il discusso regime autoritario del Sudan diventerà il primo cliente delle centrali nucleari galleggianti di Rosatom.  .

Secondo Nils Bøhmer, fisico nucleare e direttore generale di Bellona, «L’accordo nucleare tra Russia e Sudan è terrificante. A parte la possibilità che il combustibile di uranio ad alto arricchimento possa cadere nelle mani dei terroristi nei Paesi sottosviluppati, la questione principale è un problema di competenza tecnica. Ho paura dell’utilizzo delle tecnologie nucleari nei Paesi in cui il livello di sicurezza nucleare e radioattiva, la regolamentazione del settore e gli standard di sicurezza non sono così alti come in Russi, Come gestiranno il combustibile nucleare esaurito e reagiranno alle situazioni di emergenza? Come si possono utilizzare le centrali nucleari quando un Paese non ha esperienza nell’utilizzarle o non ha persino dei regolamenti?»