Il sangue delle scimmie di Fukushima sta mutando. Troppo cesio nei muscoli

[25 luglio 2014]

A partire dall’aprile 2012, per un anno un team di ricercatori giapponesi ha condotto uno studio ematologico su una popolazione di macachi selvatici (Macaca fuscata)  che vive nella foresta intorno alla città di Fukushima, a 70 Km dalla centrale nucleare che ha subito nel marzo 2011 il secondo più grande disastro nucleare civile della storia. Lo studio  “Low blood cell counts in wild Japanese monkeys after the Fukushima Daiichi nuclear disaster”, pubblicato su Nature Scientific Reports,  dà conto di quella ricerca che ha confrontato il sangue prelevato alle scimmie di Fukushima con quello delle popolazioni di macachi  che vive nella penisola di Shimokita nella prefettura di Aomori, a circa 400 km dalla centrale nucleare e ne è venuto fuori che «La concentrazione muscolare totale di cesio nelle scimmie di Fukushima era nel range di  78 – 1.778 Bq/kg, mentre il livello di cesio era al di sotto del limite di rilevabilità in tutte le scimmie di Shimokita». Rispetto alle 31 scimmie studiate a Shimokita, le 61 scimmie di Fukushima avevano livelli molto bassi di emoglobina ed ematocrito e lo stesso vale per i globuli rossi e bianchi, e il numero di globuli bianchi  negli individui immaturi che «Hanno mostrato una significativa correlazione negativa con la concentrazione di cesio muscolare – dicono i ricercatori giapponesi – . Questi risultati suggeriscono che l’esposizione a qualche forma di materiale radioattivo abbia contribuito ai cambiamenti ematologici nelle scimmie di Fukushima».

Lo studio,  realizzato da ricercatori della Nippon Veterinary and Life Science University di Tokyo, Conservation and Animal Welfare Trust Japan, Cooperativa agricola Shin-Fukushima e Primate Research Institute dell’università di Kyoto, esclude che il cambiamento dei valori ematici nei macachi di Fukushima sia dovuto a malattie infettive o carenza di cibo. Anche se le due popolazioni di scimmie sembrano essere entrambe in salute, i ricercatori ipotizzano che i bassi livelli di globuli riscontrati nei macachi di Fukushima potrebbero indebolire le loro difese immunitarie esponendoli maggiormente alle malattie.

Il leader del team di ricerca, Shin-ichi Hayama della Nippon Veterinary and Life Science University fa però notare che l’emivita biologica del cesio nelle scimmie è di circa 21 giorni, quindi «Anche se il danno da radiazione fosse la causa dei valori ematici ridotti, è difficile dimostrare un nesso causale tra l’assorbimento del materiale radioattivo e la  comparsa di danni da radiazioni».

Anche altri scienziati non coinvolti nella ricerca invitano alla prudenza, soprattutto per quanto riguarda la tentazione di estrapolare i dati sui macachi  e riferirli agli esseri umani che vivono nell’area di Fukushima.

Intervistata da Science, Geraldine Thomas, dell’Imperial College di Londra, ha evidenziato che «Quando si cerca di estrapolare questi risultati agli esseri umani che vivono in questa zona, è importante ricordare che alla popolazione umana si raccomanda di non consumare prodotti locali che non soddisfino i rigorosi limiti di protezione radiologica del Giappone. E’ già stato documentato che seguire questo consiglio riduce il radiocesio nell’uomo a livelli non rilevabili. Le scimmie non sono soggette a simili interventi dietetici, e quindi ci si può aspettare che abbiano bassi livelli di Cesio 137 nei loro tessuti del corpo. Peraltro, le dosi effettive di radiazione ricevute dai tessuti di questi animali sono molto piccole in confronto a quelle dovute all’esposizione alle radiazioni del fondo naturale, e inferiori a quelle che si potrebbero ricevere durante un volo da Londra a Tokyo».