I No Nuke: «Non sono le barre di Elk River»

Scorie radioattive Usa in viaggio dalla Basilicata alla Puglia: il nucleare si muove al buio

Sindaci, ambientalisti e Ingroia: “mancano informazione e trasparenza nella gestione delle scorie nucleari”

[31 luglio 2013]

Dopo che per tutta la giornata si sono rincorse voci e denunce, solo ieri in tarda serata la Sogin ha ammesso con uno striminzito comunicato il trasporto notturno di scorie nucleari tra la Basilicata e la Puglia avvenuta con un’imponente scorta militare: «In ossequio agli impegni presi dall’Italia in occasione del Vertice sulla Sicurezza Nucleare svoltosi a Seoul nel marzo del 2012, si è concluso oggi il rimpatrio negli Stati Uniti di materiali nucleari sensibili di origine americana, che erano custoditi in appositi siti sul territorio nazionale per attività di ricerca e di sperimentazione. Il rimpatrio di tale materiale negli Usa si inquadra nell’ambito dell’Accordo internazionale tra Stati Uniti e Comunità Europea dell’Energia Atomica (Euratom) concernente l’utilizzo dell’energia nucleare a scopi pacifici».

Secondo la Sogin si tratterebbe di 84 elementi di combustibile irraggiato uranio-torio dal reattore sperimentale di Elk River, nel Minnesota, stoccate presso il centro di Trisaia di Rotondella, ma il Comitato Noscorie Trisaia non ne è convinto: «Non giochiamo sui nomi ma sui dati tecnici per evitare false informazioni, qualche giornale approfondisca la materia prima di dire che le barre di Elk River sono tornate in America. Il comunicato Sogin del 30 luglio 2013 non parla della restituzione delle 64 barre di Elk River ma di prodotti di natura nucleare sensibile di proprietà americana, di che tipo e quantità pero non lo dice. La Sogin chiarisca di che materiale si tratta, visto che nei tavoli della trasparenza e nei documenti prodotti, non si era mai fatto accenno a “materiali nucleari sensibili di origine americana” oltre alle famose barre di Elk River che Sogin custodisce nelle piscine dell’Itrec. Se dovessero essere eventualmente residui di lavorazione delle barre americane, non si capisce come mai non siano restituite le stesse barre, ma se cosi fosse il mistero s’infittirebbe ulteriormente, cosa c’era nelle barre lavorate/riprocessate?»

I No-Nuke comunque dicono che è vero che gli Usa hanno ritirato altro materiale da altri siti italiani: «In data 7/11/2012 nel porto di Trieste alle ore 5 è giunto un tir con dei container contenenti delle barre d’uranio provenienti dal deposito di Avogadro di Saluggia (Vercelli), il carico radioattivo è poi salpato alle 9.30 a bordo della «Sea Bird», nave cargo danese che fece rotta verso il porto di Charleston (Usa). Questo trasferimento di materiale nucleare in America fu il frutto dell’accordo di Seul Obama–Monti sulla restituzione del materiale strategico nucleare americano agli Usa».

Noscorie Trisaia ha scritto tramite l’ambasciata americana di Napoli al presidente Barack Obama, chiedendo che «Proprio in virtù di quell’accordo che le barre di Elk River tornassero ai legittimi proprietari americani. Barre giunte in Italia negli anni 70 con un contratto di lavorazione per il recupero del combustibile nucleare (definite nel contratto weapons-grade), allo stesso modo di come Sogin manda a riprocessare il combustibile Italiano all’estero. Nel piano di decommissioning Itrec le barre di Elk River dovevano essere incapsulate nei famosi “cask” che a oggi non sono ancora pronti. In attesa di maggiore trasparenza da parte di Sogin, la nostra mobilitazione per far riportare negli Stati Uniti le ormai note barre di Elk River e (custodite nella piscina dell’Itrec della Trisaia di Rotondella) e i residui di riprocessamento delle 20 barre riprocessate con procedimento chimico continua».

Legambiente era uscita con una nota altrettanto breve ma molto dura, a firma del suo vicepresidente Stefano Ciafani, che mette una dietro l’altra tutte le mancanze della Sogin in questa vicenda: «Se i sospetti sul presunto trasporto notturno di scorie radioattive, avvenuto tra domenica e lunedì dalla Basilicata (centro Itrec di Rotondella) all’aeroporto militare di Gioia del Colle, in provincia di Bari, fossero confermati, ciò sarebbe veramente grave. La questione riapre, infatti, il problema del trasporto delle scorie nucleari, che il più delle volte avviene senza informare i cittadini e gli abitanti proprio come è accaduto recentemente in Piemonte con le scorie di Saluggia. L’assenza totale di informazione, di trasparenza e la militarizzazione del territorio, senza dare spiegazioni ai cittadini, non sono di certo una buona premessa. La strada da seguire e praticare per la gestione di rifiuti nucleari si basa invece su una corretta trasparenza e informazione. Per questo chiediamo alle istituzioni politiche di fare chiarezza sull’intera vicenda».

Che ci siano molte cose che non funzionano in quello che Sogin ritiene normale lo pensano anche i sindaci dei Comuni di Rotondella, Nova Siri e Policoro che già il 29 luglio avevano inviato al Prefetto di Matera, un telegramma nel qyuale chiedevano di «Essere informati, con urgenza, in merito a quanto presuntivamente consumato questa notte: spostamento di materiale nucleare dall’impianto Itrec di Rotondella verso Gioia del Colle». I sindaci confermano che l’operazione  «Si è svolta senza alcun tipo di coinvolgimento e di informazione, ha destato e desta preoccupazione nella popolazione tutta dei paesi contermini. Desta sconcerto e biasimo tutta la modalità applicata all’intera operazione, laddove confermata, e si è chiesto al Prefetto di intercedere presso i livelli superiori di governo e presso le società interessate, Sogin ed Enea al fine di avere garanzie di trasparenza nei confronti della materia nucleare che questa volta appaiono francamente elusi».

Il sindaco di Policoro, Rocco Leone, ha detto: «Subito il Tavolo della Trasparenza: l’appuntamento non può più essere rinviato. Già nelle scorse settimane avevamo valutato, di concerto con alcune associazioni ambientaliste l’ipotesi di riavviare la discussione sulla delicata tematica ambientale della Trisaia, con la richiesta di convocazione del Tavolo della Trasparenza, decisione che avevamo solo rinviato per non creare allarmismi in piena raccolta agricola ed in piena stagione turistica. D’intesa con i miei colleghi sindaci chiederemo subito spiegazioni al riguardo e pretenderemo che si ripristini quel clima di trasparenza nato all’indomani della battaglia di Scanzano e che, non si spiega il perché, la Regione Basilicata ha messo nel dimenticatoio».

Secondo Antonio Ingroia, di Azione Civile, resta il problema del centro di Rotondella, diventato nel 2003 di proprietà della Sogin che ha il compito di realizzare la bonifica del sito, «Negli ultimi anni, però, strani movimenti hanno caratterizzato la vita del centro Itrec e, nonostante le rassicurazioni della Sogin, quello che avviene all’interno dell’impianto è avvolto dal più assoluto riserbo, nella preoccupazione della popolazione e nel silenzio assordante delle istituzioni. Non solo: le analisi del suolo e dell’aria compiute da organismi indipendenti negli ultimi anni indicano una situazione allarmante per la salute dei cittadini».

La prova che ci sia qualcosa di strano per Ingroia arriva proprio dall’imponente spiegamento di forze militari che «Ha fatto da contorno a strani spostamenti dall’area Itrec all’aeroporto militare di Gioia del Colle, senza che ne sapessero nulla, almeno a sentire le dichiarazioni, Regione, Provincia e comuni interessati. Cosa ci faceva un numero così alto di componenti delle forze dell’ordine lì e perché? C’era qualcosa che veniva spostato dal centro o che veniva portato? Cosa succede da anni al centro Itrec e perché i governi che si sono succeduti non hanno mai dato risposte chiare e trasparenti? Sulla pelle delle persone non si gioca. Non sono pregiudizialmente contrario a siti di questo tipo che purtroppo da qualche parte vanno anche collocati perché, anche in Italia di scorie tossiche ve ne sono, ma tutto deve essere fatto alla luce del sole, in massima sicurezza e con il consenso dei cittadini i quali devono gestire il controllo dell’ambiente circostante e devono avere l’ultima parola ogni qual volta anche un solo dato delle analisi periodiche sia fuori norma».

Sulla questione è intervenuto anche il circolo di Legambiente di Policoro: «Parliamo tanto di trasparenza, e come mai delle azioni pericolose , dove il popolo ha il sacro santo diritto all’informazione perché ne va del proprio ambiente e della propria salute, si fanno al buio, di notte, quando la gente dorme, perché nessuno deve sapere! Eppure, due giorni fa, in un convegno pubblico su un monitoraggio della radioattività fatto sulle api, chiedemmo, al sindaco di Rotondella, se esistesse un piano di evacuazione in caso di incidente nucleare e se le popolazioni dell’area ionica conoscessero le norme minime di comportamento qualora si fosse verificata una situazione di pericolosità. Dopo questa anomala vicenda, chiediamo, a tutti coloro che hanno incarichi istituzionali di far luce su questo episodio che desta dubbi e soprattutto ansie nelle popolazioni e di rendere pubblica qualsiasi risposta ed eventuali azioni da perseguire in futuro per il bene di tutti.  Noi, lucani, con la storica e pacifica manifestazione del 23 novembre 2003, abbiamo detto chiaramente no a qualsiasi imposizione dall’alto e usurpazione del proprio territorio, e chiesto un pieno e autentico coinvolgimento nelle attività di decommissioning dell’impianto nucleare della Trisaia. Non possiamo, essere lasciati all’oscuro, chiediamo, con urgenza, che si conoscano tutte le motivazioni di questo viaggio che ha attraversato i nostri luoghi e se le norme di sicurezza erano tali da non mettere in pericolo le popolazioni».