Scuole sostenibili: bioarchitettura per riqualificare gli edifici scolastici

Le linee guide presentate oggi. Prima sperimentazione in una scuola di Roma

[7 maggio 2015]

Per parlare di scuole sostenibili mentre il mondo della scuiola è in rivolta contro la riforma del governo ci vuole coraggio, ma oggi Legambiente e Istituto Nazionale di Bioarchitettura (Inbar) hanno dimostrato di averlo presentando  un protocollo di intervento che vuole fornire linee guida e criteri di gestione sostenibile e di bioarchitettura per l’edilizia scolastica, «dando così uno strumento integrato che possa garantire il miglioramento qualitativo degli edifici scolastici. Ripartire dalla riqualificazione degli edifici scolastici seguendo criteri di bioarchitettura per rendere le scuole italiane più sostenibili e meno costose da un punto di vista energetico». Secondo le due associazioni, «E’ questa una delle sfide più importanti che l’Italia dovrà affrontare e su cui dovrà lavorare per riqualificare molte scuole, progettate e costruite senza alcuna attenzione rispetto ai temi della salubrità, della vivibilità degli spazi, rispetto ai materiali utilizzati e al contenimento dei consumi energetici».

La prima sperimentazione del protocollo è stata attuata, in collaborazione con il Municipio di Roma III, nella scuola dell’infanzia, primaria e secondaria di primo grado di via Monte Ruggero. Secondo Legambiente e Inbar, «Interventi mirati di efficienza energetica permetterebbero a questa scuola di arrivare ad una riduzione della spesa del 73% per l’energia termica e del 37% per la parte elettrica, passando da una Classe G di prestazione energetica a una classe B. A ciò vanno aggiunti anche una serie di interventi per il miglioramento del benessere e della qualità indoor, come ad esempio un nuovo “clima cromatico” degli spazi interni ottenuto con tinte che non emettono sostanze tossiche o, l’installazione di semplici miscelatori aria-acqua o la riduzione dell’inquinamento elettromagnetico generato dai sistemi wi-fi».

Carlo Patrizio, di Inbar Lazio-Sezione Roma 3, ha sottolineato che «Grazie a un’attenta analisi ambientale, funzionale, energetica e all’applicazione del Protocollo è possibile arrivare a ridurre i costi energetici complessivi (elettrici e termici) fino al 30% di quelli attuali (in valori assoluti, da 70mila a 20mila euro annui) attraverso interventi di efficienza energetica (isolamento delle murature, sostituzione degli infissi, di tre generatori con due a condensazione, degli apparecchi illuminanti con tecnologia LED), di installazione di fonti rinnovabili (solare termico per la produzione di acqua calda sanitaria). Inoltre, grazie all’applicazione del protocollo di valutazione, è stato possibile integrare nel progetto anche altri interventi propri della bioarchitettura come ad esempio la partecipazione degli utenti (docenti, personale, alunni e famiglie), l’impiego di materiali naturali e la tutela della risorsa idrica. Il nostro interesse per questo progetto risiede nel fatto che si vuole riconoscere un valore educativo proprio alla stessa struttura edilizia che ospita una comunità in formazione».

Più che un insieme prescrittivo e descrittivo di principi da tenere presente nel processo progettuale, le Linee Guida per la riqualificazione dell’edilizia scolastica con criteri di bioarchitettura sono uno strumento di valutazione flessibile per il progettista. All’autore del progetto di riqualificazione viene lasciata ampia libertà di definire gli interventi tecnici specifici, mettendogli tuttavia a disposizione una griglia di riferimento con la quale possa misurare la qualità ambientale (ecosostenibilità e biocompatibilità) dell’intervento proposto. È stata così implementata una matrice di valutazione multicriterio, composta da 6 aree tematiche, ciascuna analizzata secondo 10 criteri. Si è individuato un sistema di valutazione che, fissato un budget disponibile per l’investimento di riqualificazione, consenta al progettista di ottenere dall’edificio riqualificato le prestazioni più elevate possibile sotto l’aspetto della sostenibilità. Il sistema di valutazione dovrebbe essere applicato all’edificio “ante operam” e poi una seconda volta, in sede di progetto, a quello che sarà l’edificio “post operam”, consentendo così di misurare l’incremento di prestazione ottenibile con le scelte progettuali ipotizzate. Il sistema classifica le operazioni progettuali in 2 classi tematiche, l’Eco-efficienza strutturale  l’Eco-efficienza gestionale. Alla prima classe appartengono 3 aree tematiche: Qualità del sistema edilizio, Qualità della mobilità, Qualità del contesto fisico e sociale; alla seconda, appartengono altre 2 aree tematiche: la Qualità indoor, benessere e salute e la Qualità della gestione dei rifiuti. In una fase cronologicamente intermedia tra le due classi precedenti, viene dedicata un’area tematica relativa alla Gestione ecologica del cantiere di riqualificazione, del cui controllo, il sistema pure prevede che venga data una valutazione. Nella valutazione, 2 classi, suddivise in 4 ambiti, raggruppano i 10 criteri selezionati; alla classe “Ambiente” appartengono: Qualità della gestione delle risorse, Qualità tecnologica, Qualità della gestione. Alla classe “Utente”- appartiene la Qualità antropica.

«Risulta evidente – dicono Inbar e Legambiente – che si è ritenuto di affrontare il tema della riqualificazione sostenibile degli edifici scolastici mediante un sistema di valutazione che integrasse i diversi aspetti che è necessario affrontare in un progetto di Bioarchitettura, non solo quelli legati alle prestazioni energetiche del sistema edificio-impianto, ma anche gli aspetti relativi al benessere e alla tutela della salute degli utenti, alla percezione delle qualità spaziali, al rapporto che sarebbe auspicabile stabilire tra l’edificio scolastico e il quartiere, all’organizzazione del sistema della mobilità attraverso cui si può raggiungere l’edificio e infine, alle modalità di gestione dei rifiuti. Particolare importanza è stata riconosciuta, inoltre, all’eventuale attivazione di percorsi partecipati con tutta la comunità scolastica (alunni, personale docente, personale non docente, famiglie) sia nel processo di progettazione, sia nella successiva gestione di alcuni aspetti, come ad esempio i rifiuti. Nel sistema di valutazione implementato l’impiego di materiali e componenti di origine naturale costituisce elemento di premialità rispetto ai materiali di sintesi chimica Le linee guida risultanti da questo protocollo di valutazione multicriterio propongono un modello, strutturale e gestionale, di comunità scolastica innovativa che, a partire dall’intenzione di massimizzare i benefici di un investimento per la riqualificazione dell’edificio scolastico, mette al centro il problema ambientale nella sua globalità (ecosostenibilità e biocompatibilità), inteso anche come strumento educativo per la dimensione etica degli alunni che ne fanno parte».

Vanessa Pallucchi, responsabilie scuola e formazione di Legambiente, ha ricordato che «La qualità dei nostri edifici scolatici è uno degli obiettivi prioritari su cui tutto il Paese concorda che occorre lavorare. Il caso pilota della scuola di via Monte Ruggero che abbiamo presentato oggi ci dimostra come potrebbero le cambiare in meglio molte strutture se si adottasse una programmazione di lungo respiro e attenta alla qualità degli interventi, come da anni Legambiente sostiene attraverso l’indagine Ecosistema Scuola. L’investimento complessivo per realizzare gli interventi che abbiamo previsto è di circa 400mila Euro che possono essere recuperati attraverso la riduzione dei costi di gestione energetica in poco più di 8 anni. È evidente che in presenza di un cofinanziamento pubblico i tempi di rientro si riducono a pochi anni e in ogni caso interventi di questo tipo possono essere realizzati tramite una Esco in grado di autofinanziare l’intervento e di gestire per dieci anni la parte energetica. Quindi, più che un problema di risorse, la qualità edilizia e della vita degli studenti dipende da un cambiamento culturale di chi è preposto a programmare e realizzare gli interventi»”.

Ambientalisti e bioarchitetti hanno trovato il sostegno di Paolo Emilio Marchionne, presidente del  Municipio Roma III  che  ha concluso: «Il segnale forte che vogliamo dare con questo progetto pilota a partire da Roma e dal III Municipio,  è che si può cambiare il modo di fare “spesa per investimenti” per la riqualificazione del patrimonio pubblico. Il progetto di Legambiente e Inbar dimostra che è possibile uscire dalle logiche del “massimo ribasso” per investire più risorse sulla sicurezza, sulla sostenibilità, sull’efficienza energetica, ottenendo il duplice risultato di migliorare, da un lato, la salubrità, la vivibilità e la funzionalità degli edifici pubblici e, dall’altro, di conseguire notevoli risparmi in termini di riduzione della bolletta energetica. E questo percorso virtuoso  non può che partire proprio dall’edilizia scolastica che rappresenta la priorità delle priorità all’interno della programmazione della Spesa per Lavori Pubblici adottata dal Governo e dagli Enti Locali».