Il nuovo segretario di Stato di Trump faceva affari con Iran, Siria e Sudan sotto embargo Usa? (VIDEO)

Gli ambientalisti: il Ceo di Exxon Rex Tillerson non deve diventare Segretario di Stato

[11 gennaio 2017]

exxon-dipartimento

Negli Usa stanno facendo scalpore  le rivelazioni di Usa Today  secondo le quali la ExxonMobil avrebbe fatto affari con l’Iran, la Siria e il Sudan, sotto embargo statunitense,  mentre aveva come amministratore delegato Rex Tillerson che il presidente eletto Donald Trump ha candidato a Segretario di Stato Usa, cioè il “ministro degli esteri” che dovrebbe occuparsi dei rapporti, anche petroliferi, con questi Stati che per prime le Amministrazioni repubblicane hanno considerato “canaglia”.

Michael Brune, direttore esecutivo di Sierra Club, la più grande associazione ambientalista Usa, ha sottolineato che «Era già evidente che non ci si poteva fidare che Rex Tillerson, agisse nel miglior interesse del nostro clima e della salute delle nostre famiglie e ora è evidente che non ci si può fidare che agisca nel migliore interesse del nostro Paese. I senatori dovrebbero bocciare Tillerson senza frapporre ritardi, in quanto non  pensabile in alcun modo che una persona che così ignora cinicamente la legge per aumentare i propri profitti  posa assumere una carica con la quale potrà plasmare la nostra politica estera. Tillerson è un disastro in attesa di accadere».

Secondo Kelly Mitchell, direttrice della campagna energia di Greenpeace Usa, in realtà la nomina di Tillerson rivela che «l’industria petrolifera è davvero disperata». Il boom delle enegie rinnvabili ha seminato il panico tra le Big Oil e  che temono la fuga degli investitori. Inoltre, nonostante la vittoria di Trump e della sua falancge di amici dei combustibili fossili,  negli Usa stanno aumentando  i movimenti locali e nazionali che si oppongono al fracking e alle infrastrutture petrolifere, come il movimento contrario alla Dakota Access pipeline guidato dai Siuox di Standing Rock.

La Exxon ha risposto con  “Energy Lives Here” , una martellante campagna pubblicitaria da milioni che presenta le sue tecnologie come innovative ed esalta l’impegno “responsabile” della Exxon per  ridurre l’inquinamento . La Mitchell iroizza: «Dimenticate quegli uccelli ricoperti d petrolio… ora exxon è cool, ragazzi!»

Anche Greenpeace Usa sottolinea che «In realtà, Exxon si basa su partnership con senza scrupoli con  i regimi autoritari per rimanere a galla. Alcune delle più grandi aziende petrolifere Exxon sono nell’Artico russo, dove Tillerson ha collaborato con il Ceo di Rosneft Igor Sechin – un uomo che i media locali chamano Darth Vader –  per imprese ditrivellazione congiunte. In realtà, la scalata aziendale di Tillerson  è stata probabilmente alimentata da suoi stretti rapporti d’affari in Russia. Le sanzioni degli Stati Uniti contro la Russia  sono già costate alla Exxon più di 1 miliardo di dollari. Forse come un piccolo premio di consolazione, Tillerson può bearsi del suo premio “Ordine dell’Amicizia” di Vladimir Putin. In breve, la Exxon ha bisogno del potere del Dipartimento di Stato Usa per attuare il suo modello di lavoro di business».

Anche secondo ThinkProgress, Tillerson ha avuto rapporti stretto con la Russia e con «Stati sponsor del terrorismo. In qualità di Ceo di una copration petrolifera globale, Tillerson ha svolto attività in tutto il mondo – a volte con Paesi e leader la cui visione del mondo è direttamente in contrasto con gli interessi degli Stati Uniti».

L’esempio più ricorrente è quello della Russia e nel 2014 Tillerson criticò pubblicamente le sanzioni Usa contro Mosca e, secondo quanto dicono diversi politici, alla fine del 2016 Exxon si è data molto da fare perché non passasse un disegno di legge bipartisan al Senato Usa che avrebbe reso più difficile per  Trump togliere le sanzioni contro la Russia. Ma le rivelazioni di Usa Today sono ben più preoccupanti per la diplomazia Usa: durante il mandato di Tillerson, Exxon avrebbe fatto affari con l’Iran, la Siria e il Sudan  attraverso una sua filiale europea. Il Dipartimento di Stato americano, del quale Tillerson si appresta a prendere il comando,  ritiene ancora tutti e tre i Paesi sponsor del terrorismo e quindi soggetti a sanzioni degli Stati Uniti. L’Iran è addirittura nel mirino di Trump e dei suoi falchi filo-israeliani, che hanno promesso di stracciare l’accordo sul nucleare iraniano sottoscritto da G5+1 (Cina, Francia, Gran Bretagna, Russia, Usa e Germania) e Iran e sponsorizzato dall’Unione euorpea

Nel suo libro Private Empire, lo scrittore del New Yorker Steve Coll  spiega che la Exxon si vede come «una multinazionale transnazionale indipendente e sovrana nel mondo, un potere autonomo dal governo americano». Questo significa che Tillerson ha certamente esperienza nel negoziare con i governi di tutto il mondo, ma gli ambientalisti, i democratici e un gruppo di repubblicani anti-russi sostengono che ha poca esperienza di negoziare in un modo da mettere gli interessi diplomatici Usa al di sopra degli utili di una multinazionale petrolifera.

Lena Moffitt, direttrice della campagna Dirty Fuels di Sierra Club, fa notare che «Tillerson è stato al timone di questa compagnia mentre finanziava attivamente fil negazionismo climatico, perpetuando alcuni dei disastri ambientali più costosi che il nostro mondo abbia mai visto, e perpetuando le violazioni dei diritti umani. In un momento in cui la crisi climatica è più chiara che mai, la prospettiva di mettere il capo della più grande compagnia petrolifera del mondo ai vertici della nostra diplomazia internazionale è scioccante e ci porta esattamente nella direzione sbagliata».

Tutte le associazioni ambientaliste premono sui senatori perché respingano la nomina dell’ex Ceo Exxon a Segretario di Stato e Jamie Henn, direttore strategia e comunicazione di 350.org, conclude: «Tillerson merita un’inchiesta federale, non un posto nel governo. Questa audizione deve mettere sotto processo la storia di negazionista climatico di ExxonMobil. Se senatori daranno una forte spinta, questo potrebbe diventare un momento  come quello del Big Tobacco».

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